67a Mostra Internazionale di Arte Cinematografica

2 Settembre 2010

E Five Obstructions c’è!

Con lo spirito.

C’eravate quasi cascati, dite la verità. Per un attimo avete pensato che la redazione di questo serissimo sito di recensioni cinematografiche avesse dedicato i suoi sforzi alla più importante rassegna cinematografica della penisola. Ovviamente tanta banalità ci indigna e ci indispone verso un mondo che vuole solo la solita minestra riscaldata.

Tuttavia quest’anno ci troviamo a fare qualche piccola concessione, a questo tanto vituperato mondo. Visto che siamo in periodo di Mostra del Cinema, pubblichiamo questa settimana una variazione a Venezia dedicata. Non perdetevi nemmeno la playlist del prode Damiano, che interpreta al meglio il sottile sottotesto malinconico della variazione in una playlist fatta di mete rimandate all’infinito perché, in fondo, cercare di raggiungerle è il vero scopo della vita. Una playlist che suona molto come la morale di fondo di Oldboy, se mi si concede l’ardito paragone.

A Damiano: bravo.

A Tarantino: ci vediamo il prossimo anno sul Canal Grande.

A tutti gli altri: buona lettura.

Saluti,

Michele

HTML5 e il futuro dell’espressione video

31 Agosto 2010

http://www.thewildernessdowntown.com/

(Va visualizzato, ahinoi, con Chrome 5, essendo in pratica uno spot pubblicitario per Google)

Certo: la bassa risoluzione in molte aree del mondo di Google Maps rende il pezzo a volo d’uccello un po’ bruttino, ma non riconoscere quanto di meraviglioso possa fare l’HTML5 anche per l’arte è peggio che oscurantista.

Saluti,

Michele

I gatti persiani

29 Agosto 2010

A causa della modesta offerta cinematografica di Agosto, su Giornalettismo questa volta pubblico un piccolo salto indietro nel cinema del 2010. Si tratta di uno dei film underground più interessanti della stagione, proprio perché il suo essere underground è dovuto alla repressione e non tanto alla mancanza di produzioni milionarie. Parlo dell’iraniano I gatti persiani. Buona lettura.

Saluti,

Michele

Little big soldier

26 Agosto 2010

Ops. Mi ero dimenticato di aver inviato e fatto pubblicare a Giornalettismo la recensione del nuovo film cinese con (e di) Jackie Chan all’inizio di Agosto: Little big soldier. Chiedo venia.

Saluti,

Michele

Anche se uscissimo vivi dagli anni ‘80…

23 Agosto 2010

… ci sarebbero comunque gli anni ‘90 ad attenderci al varco.

Ebbene sì, la tanto sbandierata variazione che vi attendeva alla fine delle vacanze estive ha finalmente visto la luce. Potete trovare sul sito la prima parte dei film paradigmatici degli anni ‘90, ovvero quelli che hanno avuto un grande successo al botteghino. A presto anche la seconda conclusiva parte di questa variazione, dedicata ai grandi successi di critica.

Il messaggio sul blog è breve perché vi voglio rubare poco tempo, ma una menzione d’onore va di certo alla bellissima e speciale playlist che Damiano ha forgiato per voi. Con il piglio adrenalinico, esuberante ed euforico del reduce da un anno di lavoro, Damiano mette in piedi una playlist doppia di ben 16 canzoni, tutte dedicate ai vostri e ai nostri anni ‘90.

E di sicuro merita ben spazio uno dei video più cafoni e ignoranti degli anni ‘90. Il supercafone del Piotta. Perché dedicare spazio a un così gretto e ignorante elemento che i più relegherebbero tra i dimenticabili non solo degli anni ‘90, ma probabilmente dell’intero ‘900? Ma per la presenza di un Valerio Mastandrea di razza e nel pieno del suo splendore, ovviamente.

Non solo un grandissimo attore del miglior cinema/teatro italiano degli ultimi anni, ma anche un grandissimo autoironico, una vera e propria personalità. Se a livello di talento un Elio Germano può stare ai suoi livelli, difficilmente una personalità del genere può essere eguagliata nel breve periodo.

D’altronde se dei ‘90 si deve parlare… Beh… il Piotta, tra rime e video, è ‘90 puro.

“Io non t’ho visto. T’ho vissuto.”

Saluti,

Michele

Forklift Driver Klaus (un post che sembra un uovo di Pasqua)

11 Agosto 2010

Attenzione: il corto che state vedere per quanto innegabilmente e oltraggiosamente divertente contiene delle scene horror mica da ridere, quindi non dite che non siete stati avvertiti :)

Forklift Driver Klaus: The First Day on the Job è una gustosissima parodia dei filmati di istruzioni di sicurezza che si possono trovare relativi più o meno a qualsiasi cosa. E’, per essere precisi, una parodia horror-splatter fatta con pochi mezzi, ma con estrema cognizione di causa e conoscenza del genere. In pratica è una rilettura sul tema: qualcosa di assolutamente normale “goes horribly wrong”. Su questo stile per intenderci:

Tra l’altro la descrizione del corto sostiene che la voce narrante sia quella del più popolare narratore tedesco proprio di filmati di istruzioni. Se non si chiama attenzione ai dettagli questa…

Lo sveglio popolo di Five Obstructions si starà chiedendo qualcosa (sveglio dev’esserlo per forza, visto che ultimamente gli aggiornamenti del sito vengono pubblicati ben dopo la mezzanotte: viva il fuso orario USA!). Perchè parlare di un corto, sì divertente, ma del 2000? Perchè in realtà il post è dedicato a ben altro. In particolare alla segnalazione di un ottimo sito che consiglio a tutti gli amanti dei cortometraggi di visitare: si tratta di Shorts Bay.

Non che mi voglia prendere io il merito di questa segnalazione, sia ben chiaro, dato che anche io ho seguito una segnalazione su un forum. Ma, visto che c’ero, valeva la pena di propagarlo attraverso queste pagine. Il sito è veramente ben fatto e raccoglie gli embed da Youtube, Vimeo e altri siti di video hosting di un sacco di bellissimi cortometraggi. Giusto per fare un esempio, oltre a quello che avete appena visto potete anche recuperare Logorama, il corto vincitore alla scorsa edizione degli Oscar.

Shorts bay lo conosco da due giorni e già lo adoro. Anche e soprattutto perchè è estremamente usabile: dispone infatti di tutte le possibili modalità di navigazione che si possano chiedere a una videoteca: per decade, per genere, per nazionalità, per feature e per popolarità. Manca “per regista”, ma generalmente gli autori di corti più fuori dal mucchio sono abbastanza sconosciuti (con notevoli eccezioni, ma qua piace fare di tutta l’erba un fascio).

Buona navigazione, amanti dei cortometraggi.

Saluti,

Michele

Oh no! More posters! (Post dell’estate)

7 Agosto 2010

Titolo a citazione videoludica d’elite (hint) per il primo post della serie “Post vacanzieri 2010″. Ovvero una serie di immagini e link facili facili e senza commenti, che a scrivere troppo mi bollono le sinapsi. Non che si noti la differenza. (Ovviamente spero che vi siate dimenticati della promessa di una variazione a breve perché non ci sarà sicuramente prima del 22…).

Oggi ci dedichiamo nuovamente a locandine ridisegnate da artisti contemporanei. La rassegna proposta qua sotto viene da qua e riguarda Olly Moss. Enjoy.

Saluti,

Michele

Pandorum

4 Agosto 2010

Inauguriamo il torrido Agosto di Five Obstruction con la recensione di Pandorum pubblicata su Giornalettismo. Perdonate i giorni di inattività, ma ero impegnato nel percorrere quei settemila kilometri che mi separavano da casa e dalle ferie. Stiamo lentamente arrivando a un periodo di inattività del sito, ma prima di tale inattività vi regalerò una variazione di sicuro, e tra le mgiliori di quest’anno! (Tanto prometterlo non costa niente).

Saluti,

Michele

Giustizia privata

29 Luglio 2010

Un post veloce veloce, visto che la vostra redazione di Five Obstructions (io) è alle prese con un periodo lavorativo particolarmente frenetico per potersi guadagnare le tanto agognate due settimane di vacanza. E ovviamente mi riferisco all’ultima variazione prima dello stop del sito, che credevate? Dunque, venendo ad oggi, su Giornalettismo trovate la recensione per l’anteprima di Law abiding citizen - Giustizia privata, con Gerard Butler e Jamie Foxx.

Saluti,

Michele Coscia

Trailer Fight #14: Sono pensionato e mi sento inutile

25 Luglio 2010

La via della pensione è una via dura, si sa. Ed è un argomento talmente importante che Five Obstructions già lo trattò con una variazione ad essa dedicata. Poveri pensionati: messi in un angolo senza nulla da fare con il contentino della pensione. Risolleviamoci il morale visto che, con i tempi che corrono, presto questa piaga della pensione sarà solo un brutto ricordo e potremo renderci utili per la società fino ed oltre gli ottant’anni. No: fare il bloggher non conta, è inutile che ci proviate.

C’è però chi anche di questi tempi combatte questa terribile malattia. Chi non si rassegna di fronte al passare del tempo e decide che il mondo ha ancora bisogno di lui, volente o nolente. E così, se nella variazione a cui mi riferivo prima, parlavamo di registi che ben oltre l’età pensionabile continuano a lavorare a denti stretti e ad evolvere il proprio linguaggio, ora parliamo di una reazione spinta dalle stesse motivazioni, ma attraverso mezzi diversi. Una delle reazioni tipiche all’invecchiamento è infatti la negazione: “Non è vero che sono diventato un rottame, ho ancora la forza dei miei vent’anni”.

(Purtroppo, per dirla con Marcellus Wallace, “Questa è una merdosissima realtà della vita, ma è una realtà della vita davanti alla quale il tuo culo deve essere realista. Vedi, questa attività è stracolma di stronzi poco realisti che da giovani pensavano che il loro culo sarebbe invecchiato come il vino. Se vuoi dire che diventa aceto, è così; se vuoi dire che migliora con l’età, non è così”). Pertanto gli ostacoli sono:

  • Trailer
  • Film con protagonisti/attori anzianotti
  • Film con protagonisti/attori che cercano di negare il proprio invecchiamento

Tra gli sfidanti di oggi abbiamo due grandi icone degli anni ‘80. Da una parte c’è un film attesissimo da molti amanti dell’action duro&ignorante di quegli anni. Si tratta di The Expendables, l’ultimo film di Stallone che punta a riunire tutta la vecchia cricca. Dall’altra parte c’è RED (Retired Extremely Dangerous), che vede come protagonista l’inossidabile Bruce Willis. Questa si preannuncia essere finalmente una lotta interessante tra pesi massimi in questa rubrica da sempre un po’ troppo fighetta. Fuoco alle polveri, dunque.

The Expendables

RED

The expendables è figlio di un sentimento di totale insoddisfazione di certo pubblico di fronte ai tempi moderni. Mancano, da svariati anni, i duri che più duri non si può, mancano gli Schwarzenegger, i Rambo, i John McLane. E’ un sentimento diffuso tra chi ha amato il commerciale d’azione degli anni ‘80, che è svanito come neve al sole, disintegrato dai colpi dell’action orientale (Hard boiled). Stallone decide di metterci una pezza, costruendo un’infrastruttura ripiena di ricordi di muscoli e testosterone e nulla più. C’è veramente pochissima carne al fuoco in questo trailer. Solo un’ostentazione esagerata del passato che non può ritornare. E non è che non possa per ragioni filosofiche, semantiche o vattelapesca culturali. No, il punto è molto più semplice. Se l’industria di Hollywood ha capito che l’action anni ‘80 non ha più senso di esistere significa semplicemente che è una necessità commerciale e nulla più. Quel tipo di cinema è un relitto perché non incassa e non perché la congiura dei critici snob ha deciso che il pubblico non si debba più divertire. E mentre perfino uno come Van Damme sa riciclarsi in JCVD, o Jackie Chan in Shinjuku incident, null’altro hanno da dire i vari Lundgren, Li e soci. Tra gli unici a guadagnarci qualcosa spicca forse il solo Statham che tra Crank e questa apparizione ha saputo certamente costruirsi il suo pubblico andando a ripescare qualche extra anche tra coloro che vivono ancora sognando le carrozze a cavalli nel mondo delle automobili. Inspiegabile questa recessione di Stallone dopo il pur bello Rocky Balboa.

I pensionati di RED sono di tutt’altra pasta. Il loro far finta di non invecchiare è molto diverso. Innanzi tutto c’è una certa dose di umorismo e autoironia che non guasta mai. E che è del tutto assente in The expendables. In questo impietoso sguardo verso loro stessi c’è la piccola sequenza di inquadraure su un Willis nullafacente che da sola ha più sugo degli interi due minuti del trailer di Stallone. Secondariamente c’è da notare come questa banda di pensionati sia comunque composta da attori veri. Da gente che è in grado davvero di assumere un’espressione diversa dalla stessa faccia, da chi ha capito che esistono anche modi diversi di girare una scena d’azione che non contraendo tutti i muscoli facciali possibili e far vedere rugose vene iperpompate. Capace di pronunciare la trita battuta di quanto sia buona la vecchia scuola senza però sembrare (troppo) dei cliché su due gambe. Il gusto colorato e giocattoloso da cinecomics alla Joker del Batman di Tim Burton (soprattutto nel personaggio di John Malkovich) fa il resto. Perché sta tutto qui il merito di RED: quello almeno di essere meglio sincronizzato con i tempi e di saper cogliere con la giusta ironia i caratteri del fumetto che hanno dominato la decade cinematografica appena passata. Probabilmente RED non sarà un film memorabile, d’altronde stiamo parlando del tedescone che sta dietro Tattoo e Fightplan. Ma per battere questo Stallone ci vuole proprio poco.

Inutile dire da che parte pende la mia bilancia, no?

Saluti,

Michele