Archivi per la categoria ‘Youtube Varie’

HTML5 e il futuro dell’espressione video

Martedì, 31 Agosto 2010

http://www.thewildernessdowntown.com/

(Va visualizzato, ahinoi, con Chrome 5, essendo in pratica uno spot pubblicitario per Google)

Certo: la bassa risoluzione in molte aree del mondo di Google Maps rende il pezzo a volo d’uccello un po’ bruttino, ma non riconoscere quanto di meraviglioso possa fare l’HTML5 anche per l’arte è peggio che oscurantista.

Saluti,

Michele

Forklift Driver Klaus (un post che sembra un uovo di Pasqua)

Mercoledì, 11 Agosto 2010

Attenzione: il corto che state vedere per quanto innegabilmente e oltraggiosamente divertente contiene delle scene horror mica da ridere, quindi non dite che non siete stati avvertiti :)

Forklift Driver Klaus: The First Day on the Job è una gustosissima parodia dei filmati di istruzioni di sicurezza che si possono trovare relativi più o meno a qualsiasi cosa. E’, per essere precisi, una parodia horror-splatter fatta con pochi mezzi, ma con estrema cognizione di causa e conoscenza del genere. In pratica è una rilettura sul tema: qualcosa di assolutamente normale “goes horribly wrong”. Su questo stile per intenderci:

Tra l’altro la descrizione del corto sostiene che la voce narrante sia quella del più popolare narratore tedesco proprio di filmati di istruzioni. Se non si chiama attenzione ai dettagli questa…

Lo sveglio popolo di Five Obstructions si starà chiedendo qualcosa (sveglio dev’esserlo per forza, visto che ultimamente gli aggiornamenti del sito vengono pubblicati ben dopo la mezzanotte: viva il fuso orario USA!). Perchè parlare di un corto, sì divertente, ma del 2000? Perchè in realtà il post è dedicato a ben altro. In particolare alla segnalazione di un ottimo sito che consiglio a tutti gli amanti dei cortometraggi di visitare: si tratta di Shorts Bay.

Non che mi voglia prendere io il merito di questa segnalazione, sia ben chiaro, dato che anche io ho seguito una segnalazione su un forum. Ma, visto che c’ero, valeva la pena di propagarlo attraverso queste pagine. Il sito è veramente ben fatto e raccoglie gli embed da Youtube, Vimeo e altri siti di video hosting di un sacco di bellissimi cortometraggi. Giusto per fare un esempio, oltre a quello che avete appena visto potete anche recuperare Logorama, il corto vincitore alla scorsa edizione degli Oscar.

Shorts bay lo conosco da due giorni e già lo adoro. Anche e soprattutto perchè è estremamente usabile: dispone infatti di tutte le possibili modalità di navigazione che si possano chiedere a una videoteca: per decade, per genere, per nazionalità, per feature e per popolarità. Manca “per regista”, ma generalmente gli autori di corti più fuori dal mucchio sono abbastanza sconosciuti (con notevoli eccezioni, ma qua piace fare di tutta l’erba un fascio).

Buona navigazione, amanti dei cortometraggi.

Saluti,

Michele

The Lost Skeleton of Cadavra!

Lunedì, 17 Maggio 2010

Va bene, è un film del 2001. A quei tempi andavo ancora al liceo, Facebook non esisteva, c’era ancora Napster (!!!) e pensavo che l’ultima cosa al mondo che avrei fatto fosse il blogger (santi numi, il Michele del 2001 questa cosa non me la perdonerebbe proprio). Quindi direi che non sono esattamente sulla cresta dell’onda. Ma siccome ho visto questo trailer per la prima volta l’altro giorno in una sala americana la speranza è che esista almeno qualcuno di voi che ancora non lo conoscesse. Speranza vana lo so (non tanto perchè sia il 2010, quanto perchè nell’epoca di Facebook fare post sui blog segnalando “video” o “novità” è assolutamente insensato. Ecco: questo sarebbe stato uno spunto ben più interessante per un post su FiveObstructions, ma così va la vita). Ecco a voi quindi l’inquietante trailer di THE LOST SKELETON OF CADAVRA!

Abracadavra, oserei dire. Il film si va ad inserire nella miriade di prodotti più o meno underground, più o meno amatoriali, che celebrano il grandissimo amore del cinema vintage, del trash, dei ricordi d’infanzia. Su tutti c’è il leggendario Italian Spiderman, un fenomeno che vanta moltissimi tentativi di imitazione (un po’ come la Settimana Enigmistica). Se cercate qualcosa di più colossalmente idiota, sia anche solo per la maggiore disponibilità di mezzi e di volontà del ridicolo, potete rivolgervi ad Alien trespass.

Tuttavia non sottovalutate i misteri di Cadavra. Questa perla dello “Z movie volontario” sa anche concedersi delle battute sagaci e affatto scontate in un prodotto del genere come quella che chiude la clip che potete vedere qua sotto. Sapete quanto io adori questa satira sugli scienziati pazzi, no?

Qua arriva comunque il colpo di coda in grado di farvi rimangiare tutti gli sbadigli che avete fatto fin dalla lettura della data 2001. Il vostro buon Michele ha sempre un asso nella manica. Guardate e basite: il perduto scheletro di Cadavra ha avuto l’onore di un sequel e in tempi recentissimi. E’ del 2009 infatti l’inaspettato The Lost Skeleton Returns Again, detentore di una funambolica media di 9.9 su 10 su IMDb (controllate pure il link, stolti).

E se questo non vi basta c’è anche, dagli stessi autori, Trail of the Screaming Forehead.

(Carino come il “Craniascope” ricordi molto da vicino una certa satira su una certa novità del 3D su un certo film con dei puffi alti tre metri…). Oppure quest’ultima clip che vi propongo dall’originale skeleton of Cadavra del 2001.

Che ci volete fare? Ho un debole per queste puttanate.

Saluti,

Michele

Alici?

Mercoledì, 3 Marzo 2010

La variazione è come il pesce: dopo tre giorni si butta?

Ovviamente no, sciocchini. Se parlo di “Alici” è perchè ho tanti paesi delle meraviglie da riempire, nella variazione di questa settimana. Ne ho contati ben quattro, ma ce ne sono almeno un paio di più. Vendesi paese delle meraviglie, quasi nuovo con solo 18000 km, vista sulla villetta del bianconiglio.

Ad ogni modo la variazione di questa settimana non è affatto casuale. Parlo di paesi delle meraviglie in onore dell’uscita nei cinema italiani di una nuova incarnazione dell’immortale e fantastica storia ideata da Lewis Carroll.

Ironico non è vero? (Come è ironico il fatto che la variazione sia stata pubblicata ora è casuale: per puro caso avevo questa variazione disponibile proprio questa settimana. Sono parte di un ingranaggio più grande di me. Oppure la mia mente riesce a dominare inconsciamente il caos in cui vivo. Fico). Ma questo non vi interessa: godetevi il ritorno nel paese delle meraviglie.

E siccome di meraviglie vogliamo parlare, permettetemi un ultimo meravigliante paragrafo che c’entra poco con la variazione. Ricordate il genialissimo viral videoclip degli Ok Go che danzano sui tappeti mobili? No? Qui c’è il link, bufulci. Insomma: gli Ok Go sono tornati, con un nuovo video più sbrilluccicante che mai. Della musica poco importa (ieri l’ho perfino visto muto!), ma il video è assolutamente e pazzescamente un paese delle meraviglie. Meno geniale di quello appena linkato, perchè non c’è un’idea originale dietro realizzata con niente (in fondo il Pitagora Suicci esiste da decenni), però la realizzazione è qualcosa da bocca apertissima. Giudicate voi:

Bello vero? Con questo per oggi si chiude.

Saluti,

Michele

The Kinematograph(s) [Online]

Domenica, 24 Gennaio 2010

Vi ricordate di Tomek Baginski? Ne parlai un anno fa “recensendo” uno dei suoi corti più apprezzati in giro per la rete: Fallen Art. Il talentuoso animatore polacco torna alla ribalta sulle pagine di Five Obstructions a causa della mia scoperta del trailer del suo terzo cortometraggio animato. Scoperta che, a giudicare dal logo del festival di Venezia sul sito ufficiale, si rivela essere come sempre tragicamente in ritardo.

Prima di qualsiasi altra considerazione, guardiamoci il trailer:

La prima impressione che se ne ha è una certa mancanza dell’estro un po’ anarchico che invece caratterizzava Fallen art. Di opere riguardanti inventori del cinema o presunti tali è piena la storia della settima arte. Da docufiction più o meno riuscite (I fratelli Skladanowsky) a horroracci senza grosse pretese (Imago mortis). Dal trailer di questo Kinematograph non sembra venire nulla di granchè nuovo, a parte il trattare il tema in maniera delicata e, forse, matura (cosa che ultimamente pare essere stranamente rara e innovativa). Resta però una resa visiva al solito incredibilmente ben curata e personale, a livello della Pixar. Al comparire in scena dell’incendio, per una frazione di secondo, ho avuto un riflesso pavloviano d’altri tempi.

Per farmi perdonare il vergognoso ritardo e la vergognosissima pigrizia, vi aggiungo un po’ di chicche per gli amanti dell’animazione in computer grafica. Andiamo ad esplorare un po’ il mondo dell’animazione polacca. Suona eccitante, non è vero? :)

Il primo regazzino su cui ho posato gli occhi è Grzegorz Jonkajtys. Ragazzino mica tanto, visto che questo accademico di belle arti di Varsavia è del 1972. Jonkajtys ha partecipato, in qualità di animatore dipendente di un’azienducola sconosciuta come la Industrial Light&Magic, a un buon numero di produzioni cinematografiche. Che vanno, in qualità, dagli abissi infernali de La leggenda degli uomini straordinari a monumenti del trash come Snakes on a plane, dalle visioni magnifiche di Guillermo Del Toro (Il labirinto del fauno) ad eccellenti lavori rovinati da scelte produttive scellerate (The mist). Se Jonkajtys mi interessa è però soprattutto per il fatto che si diletta anche a prendere in mano in prima persona le redini di un intero lavoro. E quindi vi presento il trailer dell’ormai imminente 36 Stairs:

Sembra intrigante. Un po’ Brazil, un po’ eXistenZ, vedremo cosa ne uscirà fuori alla fine. Di Jonkajtyssi si può recuperare in giro per la rete, per farsi un’idea, anche Legacy and Ark, che non sto qui ad includere per non appesantire troppo il post. Visto Legacy si può capire come il ragazzo polacco sia un maestro visivo, ma anche come a livello di scrittura, forse, dovrebbe cercare di sforzarsi un po’ di più. Legacy ha le sue idee, anche intriganti, ma sviluppo e scioglimento non sono quello che si dice essere un buon lavoro di sceneggiatura. Vedremo quindi quanto le due fonti di ispirazione di 36 Stairs sapranno essere amalgamate e sviluppate o se rimarranno citazioni sterili.

Da ultimo parlo di Rafał Wojtunik, già coinvolto da Baginski per il design di Fallen Art. Wojtunik è stato responsabile tra le altre cose degli effetti visivi dell’Antichrist del nostro amatissimo Von Trier. Più precisamente si è occupato del design delle ambientazioni, in particolare la foresta, e del concept visivo delle creature. Qualche illustrazione per capirne la pasta:

That’s all. Sono perfettamente cosciente del fatto che un post di immagini e video nell’era della condivisione social di Facebook sia una cosa un po’ inutile. Forse in origine avrei voluto cogliere l’occasione per parlare dell’evoluzione qualitativa del video streaming online. Youtube ha di recente potenziato l’opzione “HD” presente da qualche tempo nel suo player, per portarla alla risoluzione di 720p. Ed è una gioia per gli occhi vedere per credere: selezionate 720p e godete. Inoltre mi sarebbe piaciuto molto sperimentare il player nuovo, ma dovrò aspettare che quei culattoni a Mozilla si decidino a dare un supporto vero all’HTML5. E: no, Chrome non è un’alternativa.

Avrei voluto, dicevo. Ma non l’ho fatto. C’est la vie.

Saluti,

Michele

PS: Il filo conduttere che lega gli autori qui presentati, oltre al fatto che sono tutti polacchi, è la Platige Image.

2009: Those who are left behind…

Mercoledì, 6 Gennaio 2010

Five Obstructions vi dà il suo benvenuto ufficiale nel 2010 con il primo post dell’anno, che sancisce la fine ufficiale del nostro (brevissimo) periodo di blackout vacanziero. Bando ai ricordi in spiaggia del primo Gennaio siculo (ahhhhhh): si torna nelle lande ghiacciate della Danimarca vontrieriana.

Per quanto mi possa vantare del fatto che nel post di fine anno ho inserito le mie 127 visioni di film del 2009, 127 film sono piuttosto pochi per qualcuno che di mestiere fa il critico (fortunatamente io non lo faccio, e a dirla tutta non ho ancora capito che mestiere faccio esattamente). Anche perchè sono finiti i miei tempi da nullafacente studente universitario in cui vedevo dai due ai tre film al giorno: lo scorso anno ne ho a malapena visto uno al giorno ed è stata una battaglia.

Comunque sia, resta il fatto che nel menu di 127 film ne sono stati esclusi molti elementi validi. Molti film che avrei visto più che volentieri. Questo post sul blog ha intenzione di rendere onore a queste pellicole che sono rimaste in un angolo, trascurate.

Sul primo elemento di questa breve e poco rappresentativa lista non dirò molto. Si tratta di Moon, bel film di fantascienza alla Sunshine, diretto da un regista d’eccezione: il figlio di David Bowie, niente di meno! Il film ha avuto una distribuzione scellerata in Italia (mi dicono solo cinque copie). Non mi dilungo molto perchè sono riuscito a vederlo in questi primi giorni del 2010. E posso testimoniare che non solo le copie erano poche: erano anche di pessima qualità, almeno quella su cui si sono posati i miei critici occhi. Vi lascio al trailer e alla promessa di una recensione a breve, magari su Giornalettismo.

Un altro buco del mio 2009 cinefilo è rappresentato da Ricky. Ricky è il nuovo film di François Ozon, un regista francese assai bravo e plurinominato in molti tra i più importanti festival del vecchio continente (soprattutto Berlino, tra cui anche questo Ricky, ma anche Cannes e Venezia, senza molta fortuna però). Con Ricky il regista parigino ci racconta una favola surreale e con elementi che vanno a mescolare un realismo proprio dei fratelli Dardenne a quasi un fantasy. La sua domanda ci pone di fronte a un prodigio unico della natura, e a tutte le sue possibili conseguenze. Vedere il trailer per credere…

Altro giro altra corsa, questa volta per un film su cui non ho colpa per la mia mancanza. Si tratta dell’ultimo film di Tsai Ming-Liang: Visage. Le mie colpe si attenuano perchè, com’è ovvio attendersi, tale maestro del cinema orientale non è stato distribuito in Italia. Un paio di parole sul “maestro” Ming-Liang: praticamente tutti i suoi film mi hanno fatto due palle che la metà bastavano. E’ uno dei registi meno digeribili dell’intero panorama cinematografico contemporaneo. Perchè attendere dunque un suo film? Perchè quando ci si mette Ming-Liang è veramente superbo. In particolare due film sono riusciti a rompere, in maniera dirompente, il muro che sta tra la rottura di palle insopportabile e il film autoriale ostico ma in grado di mandarti in sollucchero l’anima: trattasi di Goodbye Dragon Inn e The hole (il secondo un vero e proprio pezzo di storia cinematografica immortale). In questo caso, il regista malese si trasferisce in Francia per confrontarsi con il mito di Salomè.

Curioso come Ming-Liang sembra intenzionato a un trasferimento in terra francese come già fatto da Wong Kar Wai e come sembra in procinto di fare anche Johnnie To.

Concludiamo con una carrellata rapida:

The informant, di Soderbergh, ovvero finalmente un film in cui Soderbergh fa Soderbergh: un cazzone divertente invece di un presuntuoso intellettuale radical chic:

Paranormal activity: giusto per curiosità, un horror che si avvale dei medesimi meccanismi di ripresa di Rec (a breve esce il 2!) e Diary of the dead, nonchè di una campagna pubblicitaria basata sul viral marketing più spinto:

Agora, nuovo film di Amenabar, chiamato a riscattarsi dopo il, per me, mediocre Mare Dentro (e non so come mai, ma il trailer non mi ispira molta fiducia):

Triage, film del bravo Tanovic, autore di No man’s land:

E infine, personale debolezza legata al rugby, Invictus, l’ultima fatica di Eastwood:

cinema dei buoni sentimenti della malora, ma tutto son disposto a personare se mi porti sul grande schermo François Pienaar.

Saluti,

Michele

Luzzati! Ho scritto Luzzati non Luttazzi, ignoranti!

Mercoledì, 16 Dicembre 2009

Dopo un sagacissimo titolo che mi varrà probabilmente sei mesi di reclusione per delitto al buon gusto, passo subito a parlarvi di un’amena serata che ho passato ieri all’Arsenale di Pisa. L’Arsenale è un cineclub seminascosto vicino al Lungarno in cui alla modica cifra di tre Euro ci si può sollazzare con la visione di un paio di film di fila. Ieri sera, in particolare, c’era in programma la proiezione di nove cortometraggi di cartoni animati di Luzzati.

La prima cosa da dire riguarda proprio l’etichettatura di “cartoni animati”. In taluni contesti, e in bocca a talune persone, queste etichettatura è stranamente dispregiativa. Nel senso che si minimizza il valore o la serietà di quello che si guarda definendolo roba per bambini. Non può essere arte, solo becero intrattenimento infantile. In questo caso la definizione è però neutra e descrittiva: quelli di Luzzati erano veri e propri cartoncini dipinti che si muovevano su sfondi disegnati e decorati dallo stesso autore. Se di arte lo stesso Luzzati aveva poca voglia di parlare, di sicuro questa tecnica realizzativa gli ha comunque riservato un posto d’oro all’interno dell’animazione moderna.

Certo, digerire questa tecnica espressiva, soprattutto oggi (ma anche negli anni ‘60 e ‘70, non vi credete), è difficile. In particolare spesso sembra di assistere al rimpiazzo russo “Lavoratore e Parassita” dei mancanti Grattachecca e Fichetto al Krusty show. E in effetti tale tecnica espressiva, se privata dei propri contenuti sia meramente pittorico-artistici che di contenuti musicali e di sceneggiatura, non è altro che la parodia presente nei Simpson. Patetica, nè più nè meno. Fortunatamente Luzzati, nel suo sodalizio con Gianini, è riuscito spesso ad andare oltre (basti vedere la fortissima carica satirica, presente ad esempio nel Duetto dei gatti). Tuttavia questo è avvenuto spesso, ma non sempre.

Di sicuro il massimo della coppia Luzzati-Gianini è stato raggiunto con l’omaggio a Puccini (che rima!). Il comparto realizzativo tecnico è nel suo apice espressivo, con dei disegni magistrali che riescono a portare in colori e immagini al limite della perfezione le note della Gazza ladra (in assoluto il miglior corto di sempre di Luzzati) e altre arie rossiniane. Anche il personaggio di Pulcinella, ricorrente in Luzzati, convince. Il punto più debole di una trilogia di assoluto valore è forse L’italiana in Algeri.

In tali corti si può notare anche una delicatissima poetica contro il potere che animava le opere di Luzzati. D’altronde la figura di Pulcinella è inequivocabile. Tuttavia la forma espressiva riesce sempre ad essere lieve e delicata, e la critica sociale a tutti gli artifici che potere e denaro pongono a corruzione del genuino animo egalitario dell’uomo non inficiano per nulla la godibilità dell’opera. Che rimane leggera, universale ed eterna, sempre in grado di parlare a chi ha un’anima piccola e attenta a godere le semplicità e le bellezze della vita. Anche in questo caso la gazza ladra riesce a colpire meglio dove il Pulcinella rimane più rigido e meno felicemente espressivo: il nero cavalcare dei carabinieri non può nulla contro la parata di colori dei cavalieri medievali.

Ho accennato a un comparto tecnico “perfetto”. E’ bene notare che tale perfezione non viene minimamente iscritta nei canoni estetici dell’animazione classica occidentale, quella alla Disney, per parlarci chiaro. Sebbene alcuni critici in sala ieri citassero Melies, con il quale vedo ben pochi punti in comuni (dacchè il francese era il prototipo proprio del cinema commerciale e dell’effetto speciale perfetto, non facciamoci ingannare dal tempo che è passato!), tale animazione è più inscritta a doppio giro con un filone ben più anarchico. Mi riferisco di certo da una parte alla stop motion artistica, lontana da Harryhausen e vicina a Selick. O, se di origini si vuol parlare, si vadano a vedere Le avventure del principe Achmed, di Reiniger.

Guardando invece che cosa Luzzati ha lanciato nel cinema, si può gettare un’occhio alle citazioni che di sicuro Terry Gilliam nei suoi Monty Python (particolarmente in E ora qualcosa di completamente diverso) ha nascosto nelle animazioni delle svariate collezioni di cortometraggi di cui si è fatto carico. Inoltre, come contemporaneo ed erede italiano di Luzzati, io non citerei il nominato della serata scorsa (Totò sapore, film che ha ben poco sia in comune che da dire), ma bensì Bruno Bozzetto, che ora come allora rappresenta un filone più anarchico della bella animazione italiana underground.

Concludo con le note negative che ho lasciato accennate qualche paragrafo fa. Ovvero altre serie di corti che sono stati prodotti negli anni da Gianini e Luzzati. In particolare quelli visionati ieri, prodotti da una televisione della Svizzera. Tali cortometraggi rendono esplicito come, a una più povera fase di scrittura e di composizione musicale, anche il versante espressivo risulta impoverito e decisamente meno magico. Delle fiabe si salvano parzialmente I tre fratelli e poco altro come Alì Babà, mentre episodi come quello de La donna serpente o de La palla d’oro abusano fin troppo della sospensione dell’incredulità fino a che l’incantesimo non si rompe.

Comunque sia, Luzzati rappresenta una visione insostituibile nel panorama della storia dell’animazione italiana. In molti possono felicemente farne a meno, ma se vi riconoscete nel profilo di una certa sensibilità per quello che di artistico possono fare la mani dell’uomo fatevi un favore e non perdetevi questa collezione di corti.

Saluti,

Michele

Facebook, Myspace, Lastfm, Flickr: chi più ne ha più ne metta

Mercoledì, 23 Settembre 2009

Questo momento doveva arrivare, prima o poi. E’ pronta e fresca sul sito una nuova variazione che tratta dell’argomento dei Social Network, da me tanto amati (in realtà anche no) e contemporaneamente tanto odiati. E il fatto che li amo così tanto si nota anche dal fatto che nella variazione non riuscirete a trovare nemmeno pagandolo a peso d’oro un voto che anche solo rasenti la sufficienza. Qualcosa dovrà pur dire, no?

Sfrutto questo spazio concessomi anche per fare un piccolo compendio all’ottima playlist di Damiano, segnalando la canzone dei Social Network per eccellenza. Drizzate le orecchie, figliuoli:

Come si fa ad escludere un pezzo del genere, dico io?

Un post ricco per una variazione ricchissima. Ecco a voi un ultimo video per chiudere questa variazione sui rapporti sociali nell’era di internet: uno straclassico cartone in flash sugli effetti collaterali dell’uso di MSN.

Buona lettura!

Saluti,

Michele

Si torna a scrivere…

Lunedì, 31 Agosto 2009

…anche se in realtà non ho mai smesso. E’ cambiato l’argomento diciamo. Dalle mie brillanti e geniali recensioni cinematografiche ad ostacoli ero passato a buttare giù 35 pagine in doppia colonna di deliri puri su Social Network. Roba con veramente poco senso. Ma, se iddio vuole, tutto questo è più o meno finito.

Aggiornare FiveObstructions sarà un compito sempre più duro, ma per la nuova stagione abbiamo come sempre in cantiere qualche piccola idea. Idee che se fossero messe in pratica sarebbe fantastico, ma che temo che rimarranno idee per sempre. Ma in fondo va bene così.

Aggiornare FiveObstructions quindi è dura, fortuna che siamo (in teoria) in due, anche se Damiano è attualmente coinvolto in una storia tragicamente simile ad Otello nel ruolo di Iago, ma lasciamo stare. In due si scrive meglio, si fa chiarezza e si fa anche più lavoro. Non ci credete? E allora date un’occhiata a questa sezione “Oldies but goldies”:

FiveObstructions is back.

Saluti,

Michele

PS: In partenza da Pisa a Lione. Volo della mattina cancellato. Il responsabile: “Non siamo riusciti a trovare l’equipaggio”. Ancora una volta la squadra di nascondino di Alitalia batte la compaggine dell’Aeroporto di Pisa. Devono cambiare preparatore atletico.

The Horribly Slow Murderer with the Extremely Inefficient Weapon

Domenica, 21 Giugno 2009

Quello che vi presento oggi non è affatto un cortometraggio “nuovo” o “inedito”. Gira sulle selvagge spiagge del Web già da molto, con alterne fortune (leggasi: quando gli autori trovano un nuovo sito che lo hosta gli impongono di toglierlo). E’ però una chicca troppo gustosa per essere lasciata passare inosservata, in particolare ora che sembra che gli autori si siano rassegnati a lasciarlo vagare sull’interwebz libero & felice. Nulla di male in quello che fanno: un cortometraggio è un prodotto molto particolare che ha un ciclo di vita molto più lungo di un film. Non si può infatti appoggiare a un’uscita in sala, dunque l’unico modo per farsi notare è ai festival, per una durata di mesi fino ad anni interi. Una prematura distribuzione integrale online gli taglia le gambe. Poi però arriva FiveObstructions e tutto il castello di carte salta all’aria.

Ecco qua il corto qui. Che risponde alla domanda: “Se qualcuno vi minacciasse di sguisciarvi con un cucchiaio come reagireste?”.

…and again and again and again and again… Riuscite a cogliere tutte le citazioni?

Il corto horror (ma il corto in generale) devo dire essere una forma espressiva molto affascinante. L’anno scorso usciva infatti l’intrigante I love Sarah Jane, che in sei minuti diceva molto più sugli zombi di intere filmografie. Ben più datato, ma per quanto ne so meno conosciuto (non credo abbia avuto l’onore [?] di passare su MTV) è lo Still Life di Jon Knautz che vi propongo qua sotto. Un trip allucinogeno di manichini e caffeina.

Chiudo con una perla di cattiveria inaudita. La domanda è la seguente: come vi sentireste se sapeste che esiste un periodo dell’anno in cui una specie animale decide improvvisamente di tagliarvi le gambe all’altezza delle caviglie e di appendervi morenti nelle proprie dimore, addobbandovi con accessori di dubbio gusto e sbeffeggiandovi con canzoncine melense? Sareste incazzati neri, ovvio. Ed ecco come si sentono ogni anno i poveri alberi di Natale. Il corto Treevenge vi mostra cosa succederebbe se questi alberi decidessero di cercare la loro personale vendetta.

PARENTAL ADVISORY: quello che state per vedere è di una cattiveria inaudita. Fidatevi e non fate caricare il video se non vi sentite sicuri del vostro stomaco.

Vi avevo avvisati, balenghi.

Saluti,

Michele