Archivio di Marzo 2009

Siamo tutti delle pecore…

Lunedì, 30 Marzo 2009

… l’importante è esserlo con stile.

Saluti,

Michele

Il mio spazio

Mercoledì, 25 Marzo 2009

Un piccolo post atipico per FiveObstructions. Dopo la creazione del FiveObstructions Game su Facebook ora è la volta dell’apertura del Myspace. Lo potete trovare all’indirizzo http://profile.myspace.com/fiveobstructions.

Ora lo so cosa state pensando. Perchè mai aprire un Myspace quando perfino il gioco di FiveObstructions su Facebook è attualmente fermo? (Messaggio per chi pensa sia defunto: non disperate!). Perchè fondamentalmente di ciccia nel cantiere dello zio Lars ce n’è. E ce n’è pure tanta. Abbiamo al momento di sicuro un progetto pronto a partire (il FiveObstruction Quiz) e altre piccole idee gustose che smaniano per essere messe in pratica.

FiveObstructions insomma vuole crescere, vuole farsi conoscere e superare i pochi lettori giornalieri che ha. Manca il tempo, non di certo la volontà o le idee. Se verranno tempi migliori e magari riusciamo a rubare qualche altro braccio all’agricoltura forse, e dico forse, il piccolo cantiere vontrieriano potrà crescere come merita, nella nostra ottica di beta perpetua o, per dirla come piace a noi, del betawave (= “sviluppo a ondate” :) ).

Nel frattempo ci accontentiamo di questi spiccioli di guerrilla marketing, sperando che servano a trovare quella linfa vitale di cui abbiamo disperatamente bisogno.

Saluti,

Michele

Iceland dreaming…

Domenica, 22 Marzo 2009

Per il secondo giorno di primavera Five Obstructions ha deciso di rendervi questa stagione ancora più calda e gustosa del solito. E’ vero che si risvegliano gli ormoni, si buttano le maglie pesanti e si corre sui prati, ma notoriamente il modo migliore per gustarsi una cosa che si ha è quello di ricordarsi quanto è brutto quando non la si ha. E perciò noi che pensiamo al vostro bene vi proponiamo una variazione sulla stagione appena trascorsa, il grigio e buio inverno che tanto male fa alla nostra voglia di vacanze. E per renderlo ancora più brutto e cattivo recensiamo film horror e sanguinosi.

Ok, la arrampicata sugli specchi è finita. Godetevi questa nuova variazione in netto ritardo sui tempi. Che ci possiamo fare se le buone idee ci vengono dopo che è passato il tempo massimo?

Saluti,

Michele

Trailer Fight #4: La mente non mente

Venerdì, 20 Marzo 2009

Rieccoci qua, belli e raggianti per il quarto round della trailer fight. La domanda di oggi è: cos’è la mente? O, ancora meglio: di che diavolo sto parlando? Ebbene sì, visto con un pizzico di politically uncorrect l’argomento della trailer fight è fondamentamente l’alzheimer. Oppure, per dirla con il linguaggio tipico di FiveObstructions:

  • Trailer
  • Film di fantascienza
  • Film in cui le menti dei protagonisti vengono manipolate

Alzheimer come dicevo. O non l’ho ancora detto? Mentre ci rifletto è meglio che comincino a palrare i trailer, come di consueto. I film scelti sono Pandorum, diretto dal tedesco Alvart e legato a doppio filo alla casa di produzione di Resident Evil, e Sleep Dealer di Alex Rivera, la cui produzione gravita invece attorno a certo cinema indie americano vicino alle orbite di Michel Gondry e Charlie Kaufman.

Pandorum:

Sleep Dealer:

La cosa principale che mi salta all’occhio dal trailer di Pandorum è l’incredibile stridore provocato dalla differenza tra l’accattivamente e ben pensato incipit iniziale e il proseguo del promo, banale e già visto in tutte le sue parti. E’ una cosa che francamente faticavo a spiegarmi prima di giungere a una conclusione ben precisa: in realtà Pandorum è effettivamente un film a corto di idee, non promette alcun guizzo interessante. Di fatto l’inizio non è altro che il frutto di un furbo lavoro di riadattamento di idee prese da altri. Il meccanismo è questo: prendiamo un grandissimo film storico, di grande innovazione e successo, ne prendiamo una parte marginale e la sviluppiamo, magari cambiandogli anche genere. E’ questo Pandorum: è 2001: Odissea nello spazio se ci si chiede “Cosa succederebbe se i due tizi ibernati non fossero stati uccisi davvero da HAL ma si potessero risvegliare anni dopo sull’astronave?”. Una volta scoperto questo gioco tutto torna. E si riesce a capire che Pandorum non è altro che un Resident evil dello spazio: un buon pop corn movie forse (ma data l’assenza di un solido intrattenitore come Paul W.S. Anderson dietro la macchina da presa ne dubito), ma niente di più.

Sleep dealer mi sembra viaggiare su binari decisamente differenti e molto più lunghi e sicuri. E’ vero: il trailer indugia con una mano un po’ troppo calcata su alcuni elementi tipici del fiasco (una su tutti: la voce profonda che introduce un film di fantascienza con la frase “Sooner than you think…”). Tuttavia ci sono alcune formidabili intuizioni che lo rendono affascinante: la connessione globale delle menti, la rete di lavoratori (operai o soldati che siano), un muro per isolarsi dal resto del mondo… Tutti indizi plausibili o quantomeno ben studiati riguardanti una piega che il presente sta già prendendo. Acuto al punto giusto da portarli all’estremo senza esasperarli, snaturarli o renderli ridicoli, il trailer Sleep dealer continua a viaggiare su una pericolosa lama di rasoio rappresentata da Matrix. Sia per le scelte squisitamente estetiche degli spinotti, sia per l’idea della rete globale di collegamento delle menti: è un contenuto estremamente delicato in quanto di estrema attualità (Social Network?) e bisogna quindi evitare di scadere nelle bambinesche semplificazioni di cui si macchia il film dei fratelli Wachoski.

In definitiva mi sembra chiaro che l’asse della bilancia si sposti con decisione verso il film di Rivera.

Saluti,

Michele

Verso l’Eden

Martedì, 17 Marzo 2009

Il nuovo film di Costa-Gavras racconta l’avventura di un ragazzo turco, immigrato clandestinamente in Grecia, che cerca la sua fortuna in Europa. Riesce a rifugiarsi in prima battuta in un villaggio vacanze, l’Eden, dove trova la destinazione del suo viaggio: Parigi, dove un mago gli fa intravedere la luce di speranza per la sua vita.

Molto classico questo film del regista greco emigrato, forse uno dei suoi lavori meno fuori dagli schemi. Costa-Gavras mette in scena una storia on the road senza nessuno dei suoi classici punti di forza. L’unico elemento fuori dagli schemi è che a compierla è un immigrato clandestino, ma per il resto il film sceglie sempre degli stilemi espressivi tipici del genere a cui appartiene, compresa la classicissima scena con sottofondo musicale in cui si vede il protagonista cambiare mezzi e paesaggi più e più volte. C’è poca linfa vitale, poca di quella pazzia a cui eravamo abituati.

E il film parte bene sui binari consueti, con Scamarcio intrappolato in questo villaggio vacanze come un alieno. Si respira un’aria assai simile alla zona di Rodrigo Plà, soprattutto nella scena della caccia all’intruso dei turisti organizzata dal direttore del villaggio, in cui il guizzo di un regista che ha diretto il geniale cacciatore di teste si sa riconoscere.

Ma è solo un lampo, una strizzata d’occhio prima di tornare alla classicità. Che, lo dico solo ora, in realtà non è un difetto così evidente. Perchè alla fine Costa-Gavras, pur rinunciando sia alla sua grande personalità sia a tecnicismi fuori luogo, riesce a imbastire una storia ben raccontata, che sa far stare dalla parte giusta lo spettatore. Non eccede nel voyerismo sulle vessazioni che il povero protagonista deve subire, non spinge la mano sul terzomondismo ipocrita.

Quello che c’è da apprezzare nel film è proprio il non rinunciare all’ironia della vita, al saper ridere in qualsiasi situazione ci si trovi, nel riconoscersi sempre umani qualsiasi cosa succeda. Forse qualche situazione può essere stereotipata e sulla strada Scamarcio trova molte macchiette, ma è inevitabile quando ogni comprimario non resta sullo schermo che pochi minuti. In fondo anche noi per strada incontriamo in quei due minuti solo macchiette, senza riuscire a indagare la personalità del nostro vicino di posto sull’autobus.

In definitiva è sul finale che Costa-Gavras si gioca una delle sue carte migliori. E’ un finale che trovo positivamente legato all’oscareggiato Slumdog millionaire di Danny Boyle. Qui si ha la perfetta consapevolezza, al contrario del film inglese, che nella vita non esistono i maghi che possono risolverci la vita con un semplice tocco di bacchetta magica. La bacchetta sta solo ed esclusivamente nelle nostre mani ed è compito solo nostro farla funzionare. Solo duro lavoro, niente *tin*. E’ bello sognare che la televisione ci tolga dal fango, ma una volta aperti gli occhi c’è solo da rimboccarsi le maniche, giorno dopo giorno.

3 / 5

Saluti,

Michele

La dura legge dello zio Oscar

Venerdì, 13 Marzo 2009

Come promesso qualche post più in giù ecco arrivare, con il consueto e pesantissimo ritardo, la variazione sui film candidati quest’anno agli Oscar. La moda di fare post quasi più brevi dei loro titoli sta cominciando a piacermi (in realtà no, ma al momento non è che posso decidere, quindi fate i bravi). Have fun with uncle Lars!

Saluti,

Michele

Watchmen

Lunedì, 9 Marzo 2009

In un’America degli anni ‘80 ancora governata da Nixon e al limite della guerra nucleare con l’URSS qualcuno prende di mira gli eroi mascherati messi al bando ormai da anni con lo scopo di screditarli. Che cosa nasconde questa minaccia?

Come per 300, anche Watchmen va valutato con molta attenzione. Bisogna evitare di mescolare il contenuto del fumetto con quello del film. Se Snyder di certo non aveva responsabilità allora sulla morale pseudofascistoide del fumetto di Miller, ora non si accaparra il merito della colossale qualità della storia ideata da Moore. Perciò è di sicuro lodevole avere rappresentato la disincantata malinconia del passato e le pessimistiche considerazioni sulla natura umana, che per essere salvata richiede di essere ingannata perchè la sola cosa che sa fare per collaborare è odiare un nemico comune.

E allora è necessario il proprio sacrificio personale perchè si crei un fasullo pericolo pubblico che a prezzo solo della propria integrità trasformi il mondo. Lettura che fa alzare le antenne in quanto condivisa dal comportamento di un certo cavaliere oscuro, che rende evidente come anche Nolan abbia attinto, direttamente o indirettamente, all’unico fumetto in grado di entrare nella classifica dei migliori cento romanzi in lingua inglese del ‘900.

Si deve quindi giudicare Snyder secondo il proprio lavoro e i propri meriti. Fin dal remake dell’alba dei morti viventi il buon Zack ha reso evidente la sua incapacità nel produrre nuovi contenuti, ma il suo straordinario talento nella rielaborazione, nel dare nuova forma e vita a vecchie storie. Un procedimento che è da sempre l’anima dell’arte: è stato il talento di Cezanne, di Picasso, di Kandiskij.

Con 300 Snyder ha deciso di mettere il suo talento visivo al servizio del cinecomics moderno. Se Blade ne era il capostipite e Raimi col suo Spiderman lo ha sdoganato come supergenere d’autore, il regista americano di Watchmen ne rappresenta la prima vera dicotomia dopo il punto di non ritorno rappresentato, ancora, dal cavaliere oscuro. Apprezzare Watchmen non vuol dire necessariamente disprezzare la visione di Nolan, che rimane a sua volta capolavoro (nel vero senso della parola: lavoro principale) del nuovo noir d’azione cinematografico tratto da un fumetto. Zack Snyder va però nella direzione opposta del cavaliere oscuro che elabora un fumetto per creare un film: egli usa un film per creare un fumetto.

La dinamicità di Watchmen riesce a far pre-digerire in qualche modo i contenuti per gli spettatori: non il massimo, certo, ma rendere fruibile per tutti in uno stile spettacolare del genere tale opera è di sicuro un grandissimo merito. Queste scene d’azione sono forse eccessive rispetto allo spirito originale della graphic novel, ma rappresentano un modo per tradurre la staticità dello stampato nella dinamicità del movimento. Gli stop and go utilizzati in 300 ed elargiti ad ampie mani anche in questo film sono utilizzati per cristallizzare l’azione in una manciata di fotogrammi che rappresentano le vignette di una tavola. La meravigliosa sequenza iniziale è la perfetta e sottile traduzione in movimento di una pagina stampata.

Snyder ha fatto un mezzo miracolo nel tradurre, con successo, in film qualcosa che ha tutte le potenzialità per distruggere la reputazione di chiunque osi rimaneggiarlo. Ma con il suo fumetto in movimento ha fatto molto di più: ha preso la lezione di Sin City di Rodriguez, l’ha masticata e l’ha digerita. Col risultato di re-inventare il cinema.

5 / 5

Saluti,

Michele

Primer

Giovedì, 5 Marzo 2009

Trama: alcuni scienziati trentenni (ingegneri, fisici, matematici) si riuniscono tutti i giorni dopo il lavoro in un garage per portare avanti i loro esperimenti, i loro sogni di fare la scoperta del secolo. Il loro obiettivo: un dispositivo antigravità da vendere a peso d’oro alle compagnie di trasporto. Il loro risultato: una scatola per viaggiare nel tempo.

Primer è una bellissima ventata di freschezza nel mondo del cinema. E fare una considerazione del genere dopo la descrizione della trama in apertura pare un controsenso, visto che quanto esposto sembra avviarsi sui binari del trito e ritrito. I viaggi nel tempo sono stati ormai considerati (più volte) da quasi tutti i punti di vista possibili: dalla fantascienza pura alla parodia, dalla commedia alla storia d’amore.

Appunto: ho detto “quasi”. La fantascienza infatti ha un dono raro tra tutti i generi, che ne fa di me un estimatore: il poter essere un meta-genere, qualcosa che va al di là del genere stesso. Fare fantascienza significa darsi delle piccole regole, ma gli approcci possono essere totalmente diversi. Si può vedere Star Trek, in cui la fantascienza si riduce ad esplorazioni di frontiera e battaglie tra sottomarini, o Star Wars, un vero e proprio western medievale. Primer incarna una visione assolutamente innovativa del genere, un approccio ingegneristico e realistico su cui pone delle solidissime basi. La sua esistenza infatti è un inno a due cose: la solida preparazione in fase di scrittura e una visione filosofica e non superficiale del mondo.

La prima si incarna nella gestione più attenta e soddisfacente del paradosso temporale. Mai ho trovato una pellicola che riesca ad evadere dai soliti due o tre stereotipi e dalle facili trappole in cui cadono quasi tutti i film recensiti nella variazione di questa settimana (e tutti i loro colleghi). E soprattutto il modo con cui viene trattato l’”isolarsi dall’ambiente”, metodologia con cui evitare il paradosso, fa scaturire interessanti riflessioni sulla nostra visione parziale e soggettiva del mondo. Fintanto che noi osserviamo i fenomeni della nostra vita dalla nostra prospettiva non siamo in grado di comprenderli a fondo e di manipolarli. Come insegna il gatto di Schrodinger anche il nostro semplice osservare gli eventi li cambia e non c’è nulla che possiamo fare. L’unica cosa che ci è concessa (in realtà non lo è, ma in Primer sì) è non osservarli e quindi poter avere su di essi un potere infinito. Uscire dall’ottica individualista e soggettiva è il mezzo con cui ottenere un potere sovraumano… Peccato sia impossibile!

Il secondo aspetto è la profondità di vedute che Primer riesce a dare al suo mondo. Il suo approccio smodatamente scientifico può risultare ostico a molti spettatori che non hanno familiarità o affinità con tale visione. Spesso vi è un rifiuto, un po’ dettato dal non riuscire a seguire con facilità dialoghi che presuppongono conoscenze di matematica e fisica, ma soprattutto perchè si ritiene essere una modalità antispettacolare o anticinematografica (antiartistica, direbbe qualcuno). Nulla di più sbagliato.

E’ infatti convinzione non solo mia che l’arte e la filosofia, in eterno evolversi, siano sempre state intimamente connesse con la scienza e la tecnica. Sebbene sia uno stereotipo vedere arte e umanesimo in generale come opposti alla scienza e all’informatica, questo non è mai stato così falso. Tutti gli artisti e i filosofi sono stati in prima battuta scienziati e tecnici. Socrate aveva conoscenze all’avanguardia sulle tecniche comunicative di allora (la scrittura), così come le avevano grandissimi artisti come Leonardo o i più influenti filosofi che la storia ha ormai sancito come fondamentali per la visione del mondo che si è affermata nel XXI secolo: Galileo e Leibniz. Così come la filosofia fondamentale del secolo scorso non è affatto Nietzsche, ma bensì è figlia di “informatici” quali Wittgenstein e Turing.

E allora ben venga la scatola del mistero e del miracolo quantistico di Primer, con tutti i suoi stilemi espressivi. Perchè se ci rifugiamo nelle classiche storie di viaggi nel tempo superificali di una filmografia classica (che non è in toto da buttare eh! Solo che non si può pensare che sia possibile reiterarla in eterno) allora siamo come quei parrucconi che dicono di essere filosofi solo perchè si sono studiati un mattone di milletrecento pagine sull’illuminismo. E dato che questi parrucconi non sanno neanche cos’è un mouse, non si accorgono di come le frontiere filosofiche sulla conoscenza e la mente umana avvengano ormai tra i collegamenti elettronici di un chip.

4 / 5

Saluti,

Michele

Frequently Asked Questions About Time Travel

Lunedì, 2 Marzo 2009

Eh, che cosa vi devo dire? Il tempo passa e l’uom non se ne avvede. Difatti è lunedì e siamo in fottuto ritardo per la presentazione della variazione di questa settimana sui viaggi nel tempo. Ma cosa ci volete fare? Ognuno ha i suoi problemi. Damiano per esempio è in depressione post parto dopo la sua festa di laurea magistrale. E dato che a tale festa c’era nientepopodimenoche Johnson Righeira ai piatti da DJ capirete quanto la cosa possa averlo seganto, al punto da mettere “L’estate sta finendo” in cima alla sua playlist il 2 Marzo. L’estate sta finendo il 2 Marzo. Quel ragazzo non sta bene. Da par mio son rimasto chiuso fuori di casa perchè le chiavi non aprono più il portone, quindi notte sotto i ponti per me. La redazione di FiveObstructions è allo sbando.

Noi ci disperiamo della nostra vecchiaia che incombe, voi godetevi il frutto delle nostre meningi spremute. Tra l’altro l’argomento dei viaggi nel tempo è nel cinema moderno molto gettonato. Da una parte abbiamo il già uscito film spagnolo Timecrimes,

dall’altra il molto meno serioso e molto più statunitense film che dà il titolo al post di oggi, di cui purtroppo non sono riuscito a trovare il trailer:

Godetevi il vostro tempo.

Saluti,

Michele

PS: Questo è un SOS scritto direttamente dal cervello di Michele. Il mio corpo ha intenzione stasera di andare al cinema a vedere Iago, la nuova italopagliacciata con Vaporidis. Aiutatemi, fate qualcosa… Fermatelo!!!