Archivio di Giugno 2009

Cattivi S.r.l.

Lunedì, 29 Giugno 2009

Ultimo post di questo neoestivo mese. Il lungo periodo (quasi una settimana) senza aggiornamenti non deve trarvi in inganno: Five Obstructions non si ferma affatto per le vacanze estive. Abbiamo in serbo alcune novità, che alcuni di voi potrebbero già notare, sia dentro che fuori dal sito.

E per dimostrare la bontà delle nsotre parole ce ne usciamo con una delle variazioni che, senza alcuna falsa modestia, riteniamo una delle migliori se non LA migliore del sito (meglio di zero è facile fare, no? :) ), scritta quasi a quattro mani col buon Damiano. Questa settimana prendiamo di mira tutti quei film in cui il Male è evidentemente superiore al Bene e lo potrebbe schiacciare senza impegno alcuno. Ma per qualche arcano motivo non ce la fa. Qual è questo arcano motivo? Ma naturalmente una sconclusionata e criminale gestione delle risorse umane. Come può d’altronde il Male eccellere in questo?

Il titolo di questo post è lievemente autoreferenziale. E’ infatti il nome di un’ipotetica società che io e Damiano ideammo nei lontani tempi universitari, quando ancora sognavamo di cambiare il mondo del cinema con una new wave della commedia all’italiana. La società dei Cattivi S.r.l. nasce dall’ovvio dubbio che attanaglia ogni spettatore: ma tutti questi geni del male, questi Godzilla, questi alieni, questi robottoni che distruggono Tokio…da dove vengono? Perchè fanno quel che fanno? Perchè sono impiegati e addestrati dalla Società per la Diffusione del Male nell’Universo, mi sembra ovvio. Non molti capiranno, ancor meno apprezzeranno, ma questo è un piccolo pezzo di preistoria di Five Obstructions e a noi sta tanto caro. Come “Potremmo fare una festa” di Paolo, i messicani e tutto il resto. Ma questa, signori, è un’altra storia. Forse un giorno ve la racconteremo.

Nel frattempo buona lettura.

Saluti,

Michele

The Horribly Slow Murderer with the Extremely Inefficient Weapon

Domenica, 21 Giugno 2009

Quello che vi presento oggi non è affatto un cortometraggio “nuovo” o “inedito”. Gira sulle selvagge spiagge del Web già da molto, con alterne fortune (leggasi: quando gli autori trovano un nuovo sito che lo hosta gli impongono di toglierlo). E’ però una chicca troppo gustosa per essere lasciata passare inosservata, in particolare ora che sembra che gli autori si siano rassegnati a lasciarlo vagare sull’interwebz libero & felice. Nulla di male in quello che fanno: un cortometraggio è un prodotto molto particolare che ha un ciclo di vita molto più lungo di un film. Non si può infatti appoggiare a un’uscita in sala, dunque l’unico modo per farsi notare è ai festival, per una durata di mesi fino ad anni interi. Una prematura distribuzione integrale online gli taglia le gambe. Poi però arriva FiveObstructions e tutto il castello di carte salta all’aria.

Ecco qua il corto qui. Che risponde alla domanda: “Se qualcuno vi minacciasse di sguisciarvi con un cucchiaio come reagireste?”.

…and again and again and again and again… Riuscite a cogliere tutte le citazioni?

Il corto horror (ma il corto in generale) devo dire essere una forma espressiva molto affascinante. L’anno scorso usciva infatti l’intrigante I love Sarah Jane, che in sei minuti diceva molto più sugli zombi di intere filmografie. Ben più datato, ma per quanto ne so meno conosciuto (non credo abbia avuto l’onore [?] di passare su MTV) è lo Still Life di Jon Knautz che vi propongo qua sotto. Un trip allucinogeno di manichini e caffeina.

Chiudo con una perla di cattiveria inaudita. La domanda è la seguente: come vi sentireste se sapeste che esiste un periodo dell’anno in cui una specie animale decide improvvisamente di tagliarvi le gambe all’altezza delle caviglie e di appendervi morenti nelle proprie dimore, addobbandovi con accessori di dubbio gusto e sbeffeggiandovi con canzoncine melense? Sareste incazzati neri, ovvio. Ed ecco come si sentono ogni anno i poveri alberi di Natale. Il corto Treevenge vi mostra cosa succederebbe se questi alberi decidessero di cercare la loro personale vendetta.

PARENTAL ADVISORY: quello che state per vedere è di una cattiveria inaudita. Fidatevi e non fate caricare il video se non vi sentite sicuri del vostro stomaco.

Vi avevo avvisati, balenghi.

Saluti,

Michele

Jesus Christ Vampire Hunter

Mercoledì, 17 Giugno 2009

Mosquitos Killed: 30

Best Combo: 3 objectives in one shot

Longest streak: 4 successful shots in a row (berserk mode enabled)

Hunting Time: All night long (Actual time 100 minutes)

Average Kills Per Hour: 18,07

Mosquitos Survival Rate: 14,28%

Damage Taken: 11 mosquitos bites

Final Score: 30-11 winning

Variazione sui cacciatori di vampiri:

Saluti,

Michele

Ca$h

Domenica, 14 Giugno 2009

Rimaniamo sul tema dell’azzardo della variazione attualmente sul sito parlando di questo film francese. Ca$h infatti è una pellicola che rientra in tutti i canoni dei film “con truffa”, alla Stangata per intenderci. Il protagonista è un truffatore di serie B, bravo ma non abbastanza per sfondare, che riesce a farsi coinvolgere, grazie anche all’aiuto di un’investigatrice (Valeria Golino) senza troppi scrupoli, in un grosso colpo di Maxime (Jean Reno) ricercato internazionale. Ma, come tutti ormai si aspettano da film del genere, nulla è come sembra.

La parola principale per descrivere questo film è “francese”. Questo film è molto, troppo francese. Il problema è che non è francese come il bacio con la lingua o Platinì, è francese come il bagno senza bidet e il formaggio che puzza. Prendiamo il protagonista: è uno sconosciuto bellimbusto, un mascellone (francese) mai visto prima ma che si atteggia a grande divo. Vorrebbe essere probabilmente Steve McQueen, ma non smette di essere Jean Dujardin nemmeno per un attimo.

Il difetto peggiore del film è quello di sembrare un borioso gioco e intrattenimento per ricchi. C’è un lusso fine a se stesso in tutto. Finchè fa parte della truffa va tutto bene, ma anche i protagonisti, che dovrebbero essere simpatici, alla portata e dalla parte dello spettatore, sono un concentrato di clichè del ricco francese. Dà l’impressione di essere un gioco fatto più per noia che per arte, divertimento genuino o semplice dimostrazione tecnica.

In genere una delle tante cose che ci si aspetta da film del genere è anche una elevata dose di umorismo. Non solo questo è centellinato in maniera stupida o particolarmente avara, ma è anche un umorismo “da soffiata”, non da risata, qualcosa che non ti coinvolge, è troppo francese. Lo può solo salvare lo sguardo sornione di Jean Reno, un avatar sempre uguale a se stesso da vent’anni che non mostra alcun segno di cedimento.

Fallisce questo Ca$h anche nell’impressionare con l’ennesimo clichè del genere: il contorto finale a sorpresa che deve sorprendere per forza. E’ innegabilmente ben scritto e colpisce nel segno nel lasciare una favorevole impressione del film una volta usciti dalla sala, ma non si può dire che sia particolarmente memorabile. L’unica cosa che realmente impressiona è la sua estrema improbabilità, un complesso gioco al limite dell’assolutamente impossibile (ma questo va bene così).

In conclusione è bene anche far notare che spesso durante la proiezione vi troverete a guardare impazienti l’orologio, almeno prima che cominci il meccanismo ad orologeria che anima il film. Meccanismo al quale è anche concessa una scena a metà film che anticipa compeltamente la fine per quello che dovrebbe essere (e che, ovviamente, non sarà). Tutta questa noia e questa scelta bizzarra tradiscono forse il vero problema del film. Esso è stato pensato a partire dal finale.

C’è stata un’idea, intrigante anche se non originalissima. Si è deciso di farci un film e ci si è resi conto che quest’idea durava venti minuti. Invece di dedicarci un corto (che forse sarebbe stata la scelta migliore) si è deciso di annacquare uno champagne non particolarmente frizzante. Il risultato è questo Ca$h, un film che consiglierei solo a un ricco annoiato.

2 / 5

Saluti,

Michele

Il vero FFFFilm con la “ffff” maiuscola sul Poker

Giovedì, 11 Giugno 2009

Ciao a tutte care amiche di Five Obstructions, si, si, proprio voi mandria di biondone assatanate, chi vi parla è il buon Damiano, mente e corpo della sezione Exit Music che, a fronte dell’ennesima cialtronata del suo snobbissimo socio Michele, ha deciso di scendere personalmente in campo sul blog, proprio come un novello cavalier Silvio della blogosfera (possiedo tra l’altro il 75% delle preferenze secondo gli ultimi exit poll fatti personalmente dai miei familiari)! Non potevo più sopportare che ciascuna variazione fosse infestata da film sconosciuti coreani, da trilogie post-pre-mezzo realiste, da deliri muti cecoslovacchi e da tutta quella pletora di film assurdi inseriti da Michele nei suoi deliri da cinefilo a-la-Ghezzi.

Così sono qua nell’Incredibile Angolo del Film Genuino (che finesse!) per parlarvi (ovviamente quando ne avrò voglia, pretenderete mica della regolarità, vero?) di tutti quei capolavori che Michele esclude dalla sue variazione solo perchè “non fa abbastanza figo parlarne e poi dopo tutti i miei amici cinefili mi ridono dietro”.

Cominciamo questo tuffo nella cinefilia d’autore col film che qualsiasi giocatore di poker deve avere visto almeno una volta in vita sua: ASSO, filmone dell’81 dei magici Castellano e Pipolo con protagonista l’allora fenomenale…molleggiato! Celentano è infatti un campione di poker, sposato con una Edwige Fenech (da urlo) sempre indebitato, che scorrazza allegramente di bisca in bisca. Vince una storica partita col Marsigliese e poi muore. Ma il film continua con lui morto che parla alla moglie. Ovvero un ghost ante-litteram molto più divertente.

Tutto il film è assolutamente fantastico, potete trovarne una descrizione più dettagliata sulla relativa pagina di Wikipedia. Ma quello che in realtà voglio mostrarvi è la scena clou del film, quella che vale il prezzo del biglietto, quella che vale la pena vivere per vederla:

Ahahahahah! Asso che mescola le carte, la frase “Tutto quello che ho davanti…e un telefono!” e il dialogo col bancario sono assolutamente da standing ovation.

Nelle recensioni dei film che scelgo esiste un solo voto:

VOTO: 6/5

All in!

Martedì, 9 Giugno 2009

Questa settimana abbiamo deciso di darci all’azzardo. Dopo la settimana dedicata alla malattia mentale ci focalizziamo su qualcosa che per qualcuno è davvero una malattia: il demone del gioco. E’ una variazione sofferta quella di questa settimana, piena di clamorose esclusioni: il poker è un tema popolarissimo nel cinema e trattato da molte angolazioni diverse. Gli ostacoli scelti hanno escluso ad esempio una bella serie italiana come quella del Regalo di Natale di Pupi Avati.

Ma non è questa la scelta sofferta che sta rischiando di spaccare FiveObstructions. Damiano infatti si è inviperito alla mia scelta del mio poker di film per questa settimana. E a breve farà sentire la sua voce polemica in questa sede, anche se francamente non capisco cosa abbia da ridire :@

Vi lascio quindi alla lettura di questa variazione, sicura della sua assoluta perfezione, checchè ne dicano petulanti pseudo-compositori di playlist. Tra l’altro Deezer ultimamente sta cominciando a fare molto più schifo del solito, per cui nella radio sono state incluse solo due canzoni che sono state rese disponibili. Spero che questo periodo tormentato finisca presto, in quanto già sto valutando promettenti alternative come Jiwa. Buona lettura, quindi!

Saluti,

Michele

FiveObstructions nella pancia della Mole

Venerdì, 5 Giugno 2009

Il mio accenno, nel post precedente, alla visita al museo del cinema ha sicuramente messo in allerta il quinto senso e mezzo dei lettori di questo blog. Era quindi inevitabile che io dedicassi qualche inutile e tedioso paragrafo al paradiso di ogni cinefilo che ha trovato la sua casa nel ventre della Mole Antonelliana. Prima di cominciare lasciatemi la libertà di consigliarvi il sottofondo musicale perfetto per una visita a Torino, una playlist creata da Maghetta (cui vanno anche i ringraziamenti per le foto).

Andando in rigoroso ordine geografico-cronologico rispetto al menu del museo, ovvero partendo dalle primissime stanze visitate, posso subito esternare alcune considerazioni scaturite dall’antipasto del cinema. All’inizio del giro vengono infatti presentati molti esperimenti visuali ideati nell’800 e volti a cercare di catturare più o meno ingenuamente l’illusione ottica del movimento. Si parte da disegni posti in un cilindro e fatti ruotare, si passa da dipinti che paiono cambiare se colpiti con un’illuminazione differente, da centinaia di fotografie che scorrono rapidamente una dopo l’altra fino a giungere (finalmente) ai primi filmati ripresi dai Lumiere.

Due le cose che si possono notare. La prima è l’enorme fascino che questi esperimenti suscitano nello spettatore. Io sono malato per queste cose, lo ammetto, ma non ero certo il solo a soffermarmi per minuti interi su queste sgranate e rozze proiezioni a sedici fotogrammi al secondo. E questo fascino ci porta più vicini nell’apprezzare immortali capolavori del passato che vengono superficialmente bocciati da chi non riesce a concepire che il cinema esisteva e si è espresso nel pieno delle sue potenzialità prima degli anni ‘60. Del cinema muto poi neanche a parlarne. Tutti novelli Fantozzi che snobbano La corazzata Potemkin o Metropolis o anche solo Il club dei 39 e non si rendono nemmeno conto del loro errore quando vengono rapiti da queste stanze piene di fascino.

La seconda considerazione è che è proprio la pornografia a muovere il mondo. Se il progresso scientifico generalmente è trainato da applicazioni e fondi militari, così il progresso artistico è trainato dalla pornografia. Dominano senza dubbio grezze animazioni di donne discinte che si svestono o foto stroboscopiche di nudi. D’altronde questo è vero anche oggi: la rivoluzione ad esempio del video 2.0 (Youtube) scaturisce dalla pornografia online, che proponeva video on demand almeno da quattro anni prima. Chiaro e cristallino.

Passando al piano superiore troviamo un semicerchio di stanze tematiche che trattano un particolare argomento, genere o topos di scena nel mondo del cinema. E anche qua scatta subito l’allarme sul dove voglio andare a parare. Per ogni stanza tematica infatti viene creato un ambiente conforme alle “regole” scelte e proiettati brevi spezzoni dei film che ne rappresentano la massima espressione. Insomma: chi ama il concetto di FiveObstructions adorerà queste stanze e viceversa. Le scelte sono meno ricercate di quelle qua presentate, ma in fondo è normale: un museo nasce per celebrare ciò che è ormai stabilito essere “memorabile”, questo sito invece punta soprattutto alla scoperta e alla riscoperta.

Le vertigini mi impediscono di andare ancora più in alto, ma di cose da vedere ce ne sono a bizzeffe. Non è possibile pensare di uscire da questo museo in meno di quattro ore. La galleria delle locandine, gli scomparti tematici che sviscerano tutte le fasi di produzione e post produzione, gli schermi verdi su cui fare gli scemi all’interno di un film… C’è tutto quello che si può chiedere. Ma qui vi lascio alla voglia di scoprire con i vostri occhi, se mai vi capiterà.

Filmografia minima (consideratela una variazione): Intervista di Federico Fellini (1987), I fratelli Skladanowsky di Wim Wenders (1995), Lost in La Mancha di Keith Fulton e Louis Pepe (2002) e Dopo mezzanotte di Davide Ferrario (2004).

Saluti,

Michele

Legati da pazzare

Martedì, 2 Giugno 2009

Buona festa della repubblica a tutti i lettori di FiveObstructions. Ci vuole un weekend lungo alla nostra pigra redazione (sono tuttora in pigiama) per riuscire a pubblicare una variazione a un orario decente. E non dico in anticipo eh, perchè è un triste martedì. Comunque sia questa volta ho una scusa bellissima: ero a spendermi il ponte nella subsonichiana Torino, della cui visita di cinque ore al museo del cinema scriverò a breve su queste pagine.

Comunque sia, questa settimana si parla di pazzi. Si parla di pazzi, non come pazzi, altrimenti non si spiegherebbe perchè mi limito a questa settimana: sono ormai otto mesi che lo facciamo (a proposito: auguri FiveObstructions! Tra un mese si sgrava?). Capite fin da subito che qui giochiamo in casa. Ed è in effetti una delle accoppiate variazione+playlist meglio riuscite, a mio modo di vedere. Buona lettura quindi!

Saluti,

Michele