Amici ma soprattutto amiche di questo blog,
so che siete annoiate dal petulante padrone Michele che vi smantra, svampa e scortica gli zebedei coi film polacchi con protagonisti i petali di rosa e con le lagne scandinave sui suonatori di mandolino albini. E proprio per questo vi vengo incontro, nel mio angolo del Film Genuino, con un post che ne vale due.
Partiamo col cinema. Parlare di omosessualità senza citare il film che sto per proporvi è come andare a Amsterdam a fumare le Camel. Un Renato Pozzetto in versione bolscevica insieme ad un Massimo Ranieri in versione eunuco per una perla della cinematografia italiana: LA PATATA BOLLENTE!. Insomma la storia è breve…Renato Pozzetto è comunista fino all’osso: duro e puro. Ma una sera prende le difese di Massimo Ranieri, superfrocione all’ennesima potenza. Di lì in poi: spettacolo! Tra scene di tango ed equivoci a non finire esce un gran film. Mamma mia.
Indimenticabile la scena che vi propongo. Pozzetto si fa prestare un bel libro da leggere prima di addormentarsi:
ELAMADONNAAAAAAAAAAA!
Ma veniamo alla seconda parte del post, a me più familiare. Ma no a cosa state pensando!? Parlo del lato musicale. Tra le canzoni gay che ho citato ne ho, molto colpevolmente, dimenticata una. E’ di un cantautore che incontra spesso la mia simpatia e la mia antipatia, Daniele Silvestri, a cui però ho sempre riconosciuto l’enorme merito di non prendersi mai troppo sul serio. Anche facendo canzonette si possono scrivere belle canzoni e senza dover per forza scrivere poemi strappalacrime si può fare musica di qualità
Di seguito un gran pezzo, da ogni punto di vista, e un gran video, che farà la gioia del mio adorato socio Michele. Adorato? Parafrasando potrei dire “Sono gay? Non sono gay, sono gay.” E insomma “Maria per me sei l’unica possibile…ma di Gino io mi fido un po’ di più! Lui mi conquista lei mi rilassa, Gino ha i miei stessi punti di vista”
Capolavoro! Qui live, perchè il video è della Sony e non si può incorporare:
Salute popolo di FiveObstructions. E’ appena stata sfornata una fresca e nuova variazione. Come il titolo può far intuire (o temere) oggi tira aria di gheismo su queste pagine. Si parla infatti di ragazzoni come questi qua infatti:
Ma d’altronde… “cosa ci puoi fare?” (cit).
Colgo l’occasione (senza chinarmi però, non si sa mai) anche per fare un annuncio. Da oggi gli aggiornamenti sul sito si faranno molto più radi e discontinui. A quelli che ridacchiano pensando che ce ne stiamo andando in vacanza rispondo inviando a casa loro uno dei ragazzotti presenti nella foto. Il problema è il lavoro, che ha avuto una notevole impennata negli ultimi giorni e nel prossimo futuro.
Godetevi quindi il vostro mare e il vostro sole, ogni tanto qualche post riuscirò (forse) a scriverlo. Nel frattempo, ci rivedremo con la nostra consueta regolarità (intestinale) a Settembre.
Mentre torno da Atene godetevi l’ultima recensione scritta di mio proprio pugno su Giornalettismo. Si torna indietro negli anni ‘60 per respirare l’aria del Rock’n'Roll nel freddo Mare del Nord. Enjoy!
Oggi vi parlo direttamente da Atene della seconda novità riguardante questa estate di FiveObstructions, dopo la collaborazione con Giornalettismo. Una novità che forse i più affezionati alla sezione Exit music avranno notato: l’abbandono di Deezer. La convivenza con questo servizio era diventata del tutto impossibile, tra canzoni famose introvabili e altre che era impossibile includere nelle playlist. Non so se in queste settimane le cose siano migliorate, ma ormai non mi interessa: il divorzio è assolutamente irrevocabile. D’altronde me lo sarei dovuto aspettare da un servizio francese: come ho già detto qualche settimana fa Deezer è francese non come i film di Luc Besson o qualche vino buono, ma come i piatti a base di rane e la baguette sotto l’ascella.
Per trovare un’alternativa ho dovuto quindi immergermi per qualche ora nel mondo del music share che vive sul Web. Un’esperienza a tratti interessante che mi ha fornito del materiale valido per il secondo post nella sezione musicale del blog. Spinto anche da un secondo motivo: la trasformazione a pagamento della radio di Lastfm. Un’operazione piuttosto discutibile mediante la quale i gestori di Lastfm in pratica stanno vendendo i contenuti forniti liberamente, e gratuitamente, dagli utenti. Peraltro non a tutti: USA, UK e Germania, probabilmente le utenze più numerose (o forse le uniche a cui tengono), continueranno a fruire la radio gratuitamente. Vediamo quindi che cosa ho trovato in giro.
La mia attenzione si è soffermata prima di tutto su questo Jiwa. Come avevo in effetti annunciato qualche tempo fa era infatti il servizio più simile a Deezer che avevo trovato. Il problema è appunto che è un servizio troppo simile a Deezer. Ne condivide infatti la pochezza del database di canzoni che sono effettivamente utilizzabili in playlist pubbliche e, soprattutto, ne condivide il fatto di essere un servizio francese (me le vado proprio a cercare…). Inoltre qui da Atene mi nega perfino l’accesso alla home page: a quanto pare non è possibile accedervi da alcuni paesi. Il mio interesse per Jiwa è durato circa cinque minuti. Stendiamo un velo pietoso.
Jamendo non è mai stato neppure per un attimo quello che cercavo. Ma una menzione qui mi è sembrato qualcosa di giusto per un progetto del genere. In Jamendo non è possibile condividere playlist come lo intendiamo qui nella sezione Exit music. E’ possibile solo caricare canzoni nuove o inedite di vari gruppi musicali per avere una piattaforma in cui farsi una sorta di pubblicità. Un’iniziativa lodevole che prova anche a retribuire direttamente gli autori mediante gli introiti pubblicitari. A differenza di quanto fanno Myspace o Lastfm che hanno sicuramente un pubblico molto più vasto, ma proprio per questo dei piccoli autori si preoccupano poco.
Anche la superstar delle alternative soffre del problema di Jiwa: non è disponibile al di fuori degli Stati Uniti. Ed è francamente un peccato enorme. Pandora infatti non pone molto l’accento sulle playlist, ma sulla radio automatica personalizzata, simile a quella di Lastfm. Lastfm però lavora sui tag inseriti dalle persone, che possono essere imprecisi o troppo personali. Pandora utilizza due accorgimenti: il primo è di chiedere all’utente di esprimere se la canzone trasmessa è di suo gradimento o no. Una volta ottenuta la risposta è in grado di proporre solo canzoni che ne hanno caratteristiche simili. E lo fa analizzandone proprio la struttura musicale nuda e cruda: battute per minuto, strumenti, spettro sonoro, eccetera. Un vero peccato non vedere questo gioiellino di data mining in funzione. E’ tecnicamente possibile utilizzarlo, deviando il traffico internet da e per Pandora attraverso un proxy americano lasciando le altre comunicazioni inalterate, ma è uno sbattimento troppo grande per chi ha una competenza informatica anche solo poco avanzata.
E finalmente arriviamo al vincitore che già potete vedere all’opera nel sito. Grooveshark mescola l’orientamento alla radio automatica (usando il sistema a preferenza di Pandora, però senza data mining a quanto pare, e quindi più impreciso) a quello della playlist. E’ possibile infatti salvare direttamente una sessione di ascolto in una playlist. Inoltre il widget per includerla in qualsiasi blog o sito è altamente personalizzabile nella dimensione e nei colori, al contrario di Deezer. L’archivio musicale è probabilmente dieci volte più grande di quello di Deezer e facilmente espandibile con l’upload immediato di ciò che più gradiamo. E’ tutto quello che ho da chiedere per FiveObstructions. Promosso a pieni voti.
Buon 15 Luglio, lettori di Five Obstructions. Qualcuno di voi leggerà queste righe da un caldo ufficio deserto, qualcun altro invece già dal posto dove ha scelto di passare l’inizio delle vacanze. E’ a questi maledetti che rivolgo e dedico con tutto il cuore questa variazione pesantissima e noiosissima: siate maledetti! Qua si lavora e si fatica per il pane e, ma che ve lo dico a fare.
Il protagonista della variazione di oggi è un simpatico baffone. Fate ciao:
Era assolutamente scontato che il nostro pseudointellettualismo ci avrebbe prima o poi portato dal papà di tutto lo pseudointellettualismo del XX secolo. Il caro vecchio e buon Friedrich. Vi lascio quindi nell’abbraccio dei suoi amorevoli baffoni, e alla playlist corrispondente di un sempre più polemico Damiano. Quel ragazzo mi preoccupa, forse ha bisogno di una vacanza…
Seconda recensione su Giornalettismo: oggi si parla di paura del buio, un film francese d’animazione che vuole scavare fino al nocciolo dei più reconditi terrori umani. Buona lettura!
Gli zombi stanno vivendo una seconda giovinezza. A parte lo scarso e scontato doppio senso dietro la frase precedente, è facile notare come i nostri simpatici esseri che dopo morti sgambettano ancora allegramente per le vie del centro siano ultimemente nell’occhio di un ciclone di produzioni assai variegate. Si può citare per esempio molta letteratura di intrattenimento, il cui portabandiera ufficiale è Max Brooks, figlio del forse più noto (almeno in Italia) Mel, papà di Frankenstein Jr. Il rampollo di casa Brooks ha infatti pubblicato anni fa l’ormai indispensabile Manuale per sopravvivere agli zombi e, più di recente, World War Z.
Non solo libri però. Se si passa al versante del videoludo la prima serie che salta alla mente è di certo quella di Resident Evil. Ma non di solo pane e survival horror vive l’uomo. Merita quindi senz’altro una menzione d’onore il divertentissimo Piante contro Zombi, della Pop Cap. Trattasi di una variazione sul tema della Tower defense: un’orda di nemici più o meno stupidi e resistenti e moltissime varianti, tra armi, terreni e sottogiochi. Fondamentalmente si tratta di difendere la propria casa dalla classica invasione di zombi usando delle piante con varie funzionalità: fuoco, ghiaccio, mine, muri e catapulte. Da lodare il gameplay che riesce a risultare sempre divertente senza scivolare nell’ostico, nella frustrazione o nella banalità, in grado di sorprendere costantemente il giocatore.
Ma il terreno su cui si muove meglio Five Obstructions è decisamente quello della celluloide. E di rivisitazioni postmoderne dello zombi è pieno il cinema. Si può dire che molto sia partito dal Danny Boyle di 28 giorni dopo, ma perfino il papà degli zombi, George A. Romero, è stato in grado con Land of the dead e Diary of the dead di dare nuove e intriganti chiavi di lettura a questa maschera degli anni ‘60 così ben riuscita. E’ quindi, con questi esempi ben piantati nella mente, che decido di dare una sbirciata dietro il sipario per vedere che cosa ci attende nel futuro prossimo zombiesco. Sempre con un occhio di riguardo per visioni non classiche del nostro amico non morto.
Ostacoli:
Trailer
Film con zombi (non necessariamente horror)
Film in discontinuità con la tradizione del genere
Le scelte di questo sesto turno della trailer fight sono state Zombieland, che mette in campo la rilettura più violenta dello zombi, propria del già citato Danny Boyle e da Zack Snyder, pur incentrando tutta la scena su un’estrema ironia. A contendergli i tre punti in palio oggi è Pontypool, che gioca tutto il suo fascino sul mistero e sul lavoro di sottrazione nella presenza degli zombi. La parola ai trailer.
Zombieland
Pontypool
Parodia portata all’estremo, quindi, per l’ironico Zombieland. Che punta sugli aspetti più ridicoli che spunterebbero nella realtà se un’epidemia di zombi accadesse davvero da un momento all’altro. E che sono sicuro Romero non ha considerato quando ha ideato questo terribile mostro. E allora abbiamo da una parte zombi in condizioni assolutamente ridicole come spose, damigelle d’onore di sei anni o il già leggendario Zombie Charlot sulla via delle stelle a Hollywood. Il secondo aspetto è che gli zombie hanno il cervello ormai in malora. Quindi sono stupidi. Quindi sono carne da macello per il sollazzo di chi ancora è in vita. Un’interessantissima variazione sul tema che, oltre ad essere gustosamente divertente, porta anche a riflettere su questa necessità di trasformare lo zombie in qualcosa di ridicolo, di cui ridere (altra variante, pur più seria almeno nelle false intenzioni, è Dod Sno, in cui si mettono insieme zombi e nazisti… yum!). Qualcosa da rendere ridicolo quindi. Come se lo si temesse davvero.
Pontypool gioca, almeno nel trailer, più sul “vedo/non vedo”. E’ intrigante l’inizio, in cui la troupe radiofonica è completamente isolata dal mondo e i suoi occhi e le sue orecchie sono rappresentate solo dagli inviati all’esterno e dalla televisione. Un’elegante metafora postmoderna dei mass media, che richiama per un certo verso i controllori di volo ben dipinti da Greengrass in United 93. Le similitudini con il film del regista inglese, purtroppo, sembrano fermarsi qui. Il trailer lascia intuire che Pontypool si svilupperà come il solito “gruppo in un edificio assediato da montagne di cattivi”, un canovaccio che non riesce a giovarsi dell’originalità dello “zombie invisibile” presente nel suo spunto. Spunto che comunque lascia un brinciolo di perplessità: lo zombie è stupido, lo sappiamo. Si muove goffamente e rumorosamente. Non può essere invisibile come un novello Solid Snake: il fascino della sua minaccia è l’essere costantemente presente, bersaglio di migliaia di colpi sparati dall’essere umano senza che questo rallenti, nemmeno per un secondo, l’inesorabile avanzata di un Male con cui non si può ragionare.
A mente fredda non riesco a decretare un vincitore per questa sfida il cui risultato più giusto sarebbe un pareggio. A naso credo però che molti si godranno assai di più la giocosa parodia, e che Pontypool è rappresentato da un trailer poco visionario, che non sa nè esaltare i suoi punti di forza, nè nascondere possibili magagne e macchie di banalità.
Ed eccoci quindi giunti alla prima delle novità che anticipavo nel post precedente. Ovvero la collaborazione che FiveObstructions ha fatto partire con il noto quotidiano online Giornalettismo. Per essere precisi ogni settimana (più o meno) verrà pubblicata una mia recensione cinematografica su Giornalettismo il cui link sarà copiato in questo blog.