Il Piccolo Chimico della Satira
Venerdì, 30 Ottobre 2009Negli ultimi giorni mi sono dilettato con un piccolo innocuo esperimento. I mattoncini di questo esperimento sono due: la palestra del blog di Luttazzi e Facebook.
Della palestra di Luttazzi ho già parlato qualche settimana fa, in occasione del post “celebrativo” di Baarìa. Riassumendo si tratta di un’iniziativa attraverso cui Luttazzi pone delle regole per addestrare i muscoli satirici degli italiani pubblicando poi le migliori battute che gli arrivano. Che c’entra questo esperimento e la satira in generale con Five Obstructions? C’entra in quanto sapete bene che amo parlare non solo (a sproposito) del cinema, ma (sempre a sproposito) di tutte le arti espressive in generale, che ne abbia o meno le competenze. E La palestra di Luttazzi è un ottimo posto dove stare e farsi quattro risate.

Non essendo in grado di farne parte in maniera attiva (ho provato a buttare giù due o tre battute, ma facevano schifo) ho deciso comunque di volermela ridere sotto i baffi alle spalle dei miei ignari topolini da laboratorio. Ho deciso quindi di pubblicare su Facebook le battute migliori che leggevo nella palestra, omettendo volutamente autore e provenienza. Battute accuratamente scelte in proporzioni uguali tra quelle politiche contro destra e sinistra, e neutre (politicamente parlando). Una par condicio autoimposta. Qual era lo scopo? Semplicemente buttare il sasso e vedere la reazione nello stagno. Anche perchè in questo stagno le acque le conoscevo bene, dato che essendo il mio vicinato su Facebook bene o male sapevo benissimo usi e costumi della stragrande maggioranza delle persone. Oltre all’inevitabilmente influente orientamento politico.
L’idea basilare è vedere come reagisce la gente di fronte a qualcosa di scombussolante come la satira senza avere il paraocchio del pregiudizio di conoscerne la provenienza. E’ innegabile infatti che Luttazzi o lo si ama o lo si odia. Personalmente lo amo, perchè in lui trovo una cultura e una consapevolezza filosofica del suo ruolo che ha dell’ammirevole. Per fare satira questo apparato culturale non mi pare necessario. Non so quanto ce l’abbia un Guzzanti o chi altri. Però in Luttazzi è un pizzico di pepe (spesso al culo
) che rende il tutto più saporito. Più vicino anche allo stimolo intellettuale.

(Nella foto: l’immagine dopo l’applicazione del pepe)
Non starò qui a riportare delle dettagliate ed esatte statistiche di tutte le reazioni che queste battute hanno provocato. Già lo devo fare per il lavoro vero, figuriamoci quanta voglia ne ho per il mio “lavoro” da critico. Però è curioso notare quei due o tre casi che ti colpiscono.
Come le battute “neutre” o anche solo un po’ più politicamente maliziose che fanno ridere anche quei due o tre che so essere di una destra dura e pura. Come dire che anche loro non lo sanno, ma la satira li fa ridere, insospettabilmente. Ed è solo una certa sovrastruttura maliziosa che gli impedisce di divertirsi davvero a smontare e capovolgere tutto per il solo gusto di farlo. Che gli impedisce di ridere se prima non controllano la provenienza della battuta come se fosse la data di scadenza. “Luttazzi? Butta via”.

Oppure la feroce autocritica che la sequenza di battute sul PD ha scatenato in un gruppo che so essere di una tentennante sinistra. Come dire che c’è in giro un sacco di gente che comunque riesce ad andare oltre la risata e a portare almeno un contributo di riflessione dietro l’umorismo. Altri invece non l’hanno nemmeno fatto (mi sono persino preso del berlusconiano, figuriamoci!
). E comunque i miei amici del tentennismo erano i soli a ridere in egual porzioni tra battute destre, mancine e neture. Altro segno che esiste davvero quella categoria di persone, come i frequentatori della palestra, che sanno vivere senza la sovrastruttura oppressiva. Che non viene dal partito, o da qualcuno, ma solo da una non-cultura dell’isolamento figlia della certezza di essere nella migliore delle situazioni possibile. Che sta da entrambe le parti: ascoltando spesso le persone si sentono mancini esprimere opinioni disinformate e dialetticalmente acrobatiche solo per un partito preso kontro (chissà che cosa).
Curioso come in pochissimi abbiano notato che prima di queste battute non avevo pubblicato nulla nello stato di facebook (o meglio: nulla di anche solo somigliante). E strano anche che gli unici che si sono insospettiti hanno pensato a spinoza.it. Sito divertente e ben fatto, ma le cui battute troppo spesso assomigliano proprio a quelle volutamente scartate dalla pubblicazione nella palestra. Nessuno ha pensato a Luttazzi. Segno che l’ostracismo bulgaro ha davvero funzionato alla grande, relegando questo esempio di dirompente satira all’oblìo anche per un bel mucchio di persone che, in fondo in fondo, quando vengono messe a contatto col suo stile si divertono. Spero vivamente che i tempi cambino.

Al prossimo esperimento, lettori!
Saluti,
Michele
PS: Tragicomica scoperta mentre gironzolavo nel web qua e là durante la stesura del post. Andate su wikipedia alla voce “Satira”: http://it.wikipedia.org/wiki/Satira. Si legge
“Questa voce o sezione di letteratura è ritenuta non neutrale.
A chi dovrei chiedere della satira? A un muratore?









