Archivio di Novembre 2009

Nel paese delle creature selvagge

Sabato, 28 Novembre 2009

Where the wild things are è un bel film diretto da Spike Jonze che mette in scena un libero adattamento di un libro per bambini uscito tempo addietro. Tale libro, dallo stesso titolo, aveva poche, pochissime parole e tante immagini, disegnate in modo da far correre anachica e libera la fantasia dei più piccoli.

Il vostro prode Michele ha deciso quindi di farne una bella recensione, che troverete come di consueto sulle pagine di Giornalettismo. Buona lettura.

Saluti,

Michele

A tavola un piatto di celluloide

Mercoledì, 25 Novembre 2009

E’ l’argomento della prossima variazione, è vero. E questo è un post riempitivo, è vero. Ma per me il cibo, protagonista dei cuochi che vedrete tra poco su Five Obstructions è più che una necessità. E’ una vera e propria religione.

Non potrei vivere senza pasta al pesto, ravioli al ragù, lasagne, brasati, roast beef, pizze, kebab, gnocchi, bucatini all’amatriciana, penne ai quattro formaggi, pasta alla carbonara, torte, tiramisù, tordelli in brodo, mortadella, risotto alla milanese, gattò, insomma credo di essermi spiegato.

Per questa ragione cibo e cinema fondano per me una doppietta strabiliante, alla quale mi sento di dedicare un po’ di spazio in più del solito. E vi propongo una brevissima mini-variazione qua sul blog dedicata ad altri film culinari e legati al cibo di cui mi ricordo, oltre a quelli che rispettano gli ostacoli molto più stretti che potete visionare nella home page.

Tutti a tavola! Serve zio Lars.

Antipasto:

301, 302. Film sudcoreano di qualche anno fa.  La storia è di due donne che vivono in appartamenti adiacenti l’uno all’altro. Il tema è quello dell’accettazione. Accettazione che può essere proiettata sull’Altro oppure sul Sé. Si muove su questi due piani la pellicola, identificando questi due approcci al problema con le sue due protagoniste. Da una parte la chef cerca l’approvazione dell’Altro proponendo piatti prelibati, dall’altro la scrittrice ha problemi con l’accettazione di se stessa, che la fa piombare nel problema dell’anoressia. Abbastanza scarico, invero, per riuscire a colpire, spicca solo per alcune tinte horror che non erano molto usuali in Corea nel periodo in cui il film è stato girato (il 1995).

Primo piatto:

Super size Me. Ultimamente qui nella mia casa a Pisa vanno molto le serate hamburgher. Si comprano una ventina di pressatine, pane col semolino, ketchup, maionese, insalata, pomodori e cipolle. E si banchetta fino all’alba. Mai sentiti male. Invece la presenza pervasiva di McDonalds nel mondo qualche sospetto lo porta. Ma non lasciatevi ingannare. Super size me ha solo un’idea intrigante come storia ed è diventato popolare come il film di “quello che per un mese mangia solo da McDonalds”. In realtà c’è tanto, tantissimo di più. Quella è solo l’esca, ma la portata principale (il sistema educativo e il sistema famiglia statunitense, in fase di esportazione) è ben più gustosa e ha molto più spazio nell’economia della pellicola.

Secondo piatto:

Cruel Restaurant. Lo splatter a low budget giapponese. Non servirebbe aggiungere veramente altro. E’ tutto lì, tutto prevedibile, tutto senza un minimo di partecipazione. E’ la new wave di questo genere di horror, che spesso viene prodotto direttamente da case occidentali proprio per portare all’estremo la giapponesità della situazione. Inutile dire come questi soldi esteri facciano suonare tutto stantìo, tutto poco spontaneo e, in ultima istanza, assai poco efficace sullo schermo.

Frutta:

Il fascino discreto della borghesia. Ua comunità di borghesi si riunisce con una certa regolarità per parlare di fronte a pranzi luculliani. Ma il surrealissimo direttore delle danze ha in serbo per loro un bel po’ di scherzi. Buñuel infatti non gli permette in nessuna scena di toccare cibo. Succede sempre qualcosa, da un’invasione di terroristi a Dio solo sa cos’altro. Un altro trattato fuori dagli schemi e affascinante da un regista che è stato il vero e proprio maestro del surrealismo in movimento.

Caffè:

Il cuoco, il ladro, sua moglie, l’amante. Se c’è qualcuno che possa rivaleggiare con Buñuel in fatto di forza visiva e surrealismo questo è proprio Greenaway. Con questa pellicola ci porta su una tavola che è un vero e proprio set teatrale in cui le luci recitano tanto quanto gli attori in scena. Il ristorante luculliano è il palcoscenico del tradimento della moglie del cuoco tra una portata e l’altra. In mezzo a una trama quasi inesistente fatta tutta di personaggi trovano posto anche sesso, omicidi e cannibalismo. Un vero toccasana!

Ammazzacaffè:

Cannibal holocaust. Ho per caso detto “cannibalismo” prima? Non ho saputo resistere alla tentazione di mettere questo terribile horror splatter italiano nella sezione ammazzacaffè. Sono veramente un comico di finissima fattura. Sta di fatto che alla fine vi propongo un film in cui la portata principale è l’uomo e la civiltà. Una pellicola terribile, che si è anche macchiata di crimini reali pur di portare sullo schermo una feroce satira alla presunta superiorità della civiltà, che in realtà si insinua come orrore tra altri orrori, e perde i suoi freni inibitori portandoci a soccombere per mano del nostro lato oscuro.

Un bel modo per finire il pasto, non trovate? Spero che queste anticipazioni vi abbiano comunque lasciato l’acquolina in bocca per una variazione che troverete fatta e compiuta tra pochi giorni sul sito. A rileggerci, allora!

Saluti,

Michele

Trailer Fight #9: Sexploitation 2009

Domenica, 22 Novembre 2009

Prendiamola alla larga. L’exploitation film è un genere cinematografico che punta all’estrema spettacolarizzazione di un tema in maniera poco ortodossa e sicuramente non politically correct. Tale tema viene creato esplicitamente per un preciso settore di pubblico, che viene appagato nelle sue fantasie più sciocche e triviali. Appagato con il semplice vedere sullo schermo tutto ciò che desidera, lo spettatore non chiede altro. Proprio per questo generalmente l’exploitation film è a bassissimo budget e di bassissima qualità. Generalmente il tema è uno e unico e per questa ragione di exploitation film esistono infiniti sottogeneri. C’è il Blaxploitation, cinema nero in cui i neri sono buonissimi, i bianchi cattivissimi e fatto tutti delle fini atroci. Oppure c’è il Sexploitation: cinema da ragazzini in calore che vogliono vedere sullo schermo tette enormi che si azzuffano e si strusciano contro tutto quello che possa ricordare il loro fallo. Generalmente anche secchiate di sangue aiutano.

Tette, basso budget, regia di serie B, horror e/o violenza. Qualcosa dovrebbe suonarvi familiare. Sono infatti i temi preferiti dal cinema di Tarantino, un costante omaggio a quell’home video e a quel Grindhouse che lo ha accompagnato nella sua formazione filmica e che lo porta a creare meravigliosi affreschi postmoderni. Non è un caso la sua passione per Pam Grier, non è un caso che in cantiere abbia (a quanto si dice) un remake di Faster Pussycats kill! Kill!

In realtà questa trailer fight non ha a che fare direttamente con il sexploitation. Solo uno dei due film si può inserire in questa cornice. Il tema più centrale di questa trailer fight è la gender war, la guerra dei sessi. Sarebbe una versione più esplicità e sanguinosa delle banalità condite e servite da filmacci quali La verità è che non gli piaci abbastanza. Tra l’altro Gender Wars era anche un bellissimo gioco dei bei tempi andati. Se siete fan dell’abandonware francamente io non farei cadere questa segnalazione nel vuoto. Ma bando alle ciance, spazio agli ostacoli:

  • Trailer
  • Film sanguinosi e dalla violenza esplicita
  • Guerre di sessi
  • Film con impliciti/espliciti riferimenti al sesso
  • Film del 2009

I due film che si contendono le mie grazie oggi sono entrambi di fattura anglosassone. La parte statunitense porta il sexploitationissimo titolo Bitch slap, ad opera di un quasi sconosciuto Rick Jacobson. All’angolo britannico invece abbiamo Doghouse, sul quale imbroglierò un po’, dell’ancor più sconosciuto Jake West che, tuttavia, ha al suo attivo in passato altre graziosissime B-movie B-perle (nella B-zona). Trailer!

Bitch Slap

Doghouse

Bitch slap sembra avere proprio tutto dalla sua parte per passare come un perfetto esempio di sexploitation. A quanto si intravede (nelle scollature) dal trailer gli elementi di un rodrigueziano Planet Terror sembrano esserci tutte: hot chick, violenza, sesso, sangue insensato e volto completamente alla soddisfazione visiva dello spettatore. Intrattenimento piatto e fine a se stesso che, se portato avanti con onestà e intenti satirici, ci può stare tutto. In realtà si avverte che c’è qualcosa che non va. Innanzi tutto già rifarsi a Planet terror è sintomo di volersi rifare alla parte più volgare, meno mediata e meditata della rilettura del cinema alla grindhouse. Tarantino all’epoca andò oltre, molto ma molto oltre. Il suo A prova di morte sta anni luce avanti al pur onesto e divertente Planet Terror. Il problema di Bitch slap è che non sembra avere nemmeno le caratteristiche positive di Planet Terror e rischia di assomigliare troppo all’ancor peggiore e decisamente brutto Zombie strippers. Inoltre la presentazione dei personaggi femminili ha qualcosa che non va. I personaggi non sono così piatti (niente battute sulle scollature, mio buon pubblico di Five Obstructions, please! :D ) come dovrebbero essere. Il che fa presupporre una certa attenzione per i loro passati, per la loro storie e per un intreccio troppo complicato e intricato per un sexploitation film (troppi elementi nel trailer lo fanno presagire, sembra esserci una struttura più complicata dentro). Il che è male, malissimo. Svela inesorabilmente gli altarini: questo anche se vorrebbe esserlo NON E’ un sexploitation film. Si vuole fregiare del titolo solo per attirare spettatori, ma per il resto è la spazzatura della mediocrità 2009 che non ha nulla a che fare con la vecchia e buona pura spazzatura dei tempi del grindhouse.

Di contro Doghouse non vuole esserlo nemmeno un film di sexploitation. L’”imbroglio” a cui accennavo poco sopra consiste nel fatto che questo film in realtà l’ho già visto, quindi non parto dalla sola visione del trailer come di consueto in una trailer fight. Ma d’altronde il capo sono io e decido io. Tornando a noi, Doghouse parte da un principio ben preciso: la guerra dei sessi. E lo fa nel modo più politically uncorrect che si possa immaginare. Vogliamo essere maschilisti fino all’osso? Bene. La storia è questa: un gruppo di amici lascia a casa mogli e fidanzate per un weekend tutto birra e rutti al fine di risollevare l’animo di un membro del gruppo appena divorziato. Scelgono una cittadina completamente sperduta dove, però, tutte le donne sono misteriosamente tramutate in zombie cannibali di uomini. E da qui parte la festa del sangue e, soprattutto, delle risate. Doghouse non risparmia nulla dei clichè e lo fa con una struttura narrativa giustamente piatta e priva di contenuti. Ma divertente all’osso, specialmente nei suoi personaggi, caratterizzati come vere e proprie maschere (il misogino, lo sportivo, il nerd, eccetera). Una vera e propria orgia di sangue e risate che vi conquisterà molto più di pagliacciate fintamente cattive e reazionariamente buoniste come le finte gender wars del già citato La verità è che non gli piaci abbastanza. A patto di essere uomini, of course (d’altronde questo rigurgito di maschilismo è dovuto anche al Movember, vedere i giocatori della nazionale australiana di rugby per credere!).

Tra il disonesto finto superficiale e il genuino ignorante io preferisco il secondo. Di gran lunga.

Saluti,

Michele

Il numero della donna tagliata in due

Giovedì, 19 Novembre 2009

Venghino siori venghino. Al baraccone di Five Obstructions vi proponiamo un numero di magia che affascina grandi e piccini. E’ tutto un promo per la variazione di questa settimana. Oggi si tratta di una specie di seguito della variazione dei registi che si sdoppiano in quattro. Questa volta trattiamo di registi che si smezzano: rinnegano la loro grande capacità e personalità per qualcosa di medio e poco particolare.

Ma vi abbiamo promesso un grande numero di magia e questo avrete. Che non si dica che Five Obstructions non ha a cuore il suo pubblico. E soprattutto quando facciamo una promessa la manteniamo*:

Inquietante. Si ringrazia come sempre la Maghetta, che è l’unica persona a metterci un po’ di competenza tecnica in questo scalcinato team di Five Obstructions.

Insomma, buona lettura con questa nuova variazione e al prossimo aggiornamento!

Saluti,

Michele

* Per questo non facciamo mai promesse.

Universe Sandbox

Lunedì, 16 Novembre 2009

La luna. Il nostro satellite, catalizzatore di sguardi romantici e sospiri lascivi per amori lontani. Il Sole, fonte di vita e di abbronzatura per stare alla moda. E tutto un turbinio di pianeti e stelle più o meno lontane, più o meno grandi e luminose. Corpi celesti affascinanti come i Quasar, le stelle di neutroni, i gamma ray burst, i buchi neri.

Sì lo ammetto, ho un deciso debole per l’atrofisica. Pur non capendone assolutamente nulla s’intende. Ma d’altronde per amare una cosa non è affatto necessario nè comprenderla nè esserne competenti. Sento che mi fischiano le orecchie riguardo un certo argomento cinematografico. Devo trovare un modo per cambiare rapidamente discorso.

Se c’è un altro debole che mi affligge, l’ultimo e poi basta nell’essere perfettissimo quale sono, è il delirio di onnipotenza. Già da piccolo questo mi valse molti rimproveri da parte di mia madre quando tentavo di separare le acque della minestra. Ma questa, come si suol dire è un’altra storia.

Dicevamo deliri di onnipotenza. Vi siete mai chiesti che cosa succederebbe al sistema solare se al posto del nostro piccolo sole ci fosse un buco nero dello stesso diametro ma di massa enormemente più grande? O se Giove avesse avuto massa a sufficienza per accendersi e creare con il Sole una stella doppia, tutt’altro che rara nell’universo? O ancora che cosa succederà alla nostra piccola Via Lattea quando si scontrerà tra qualche miliardaio di anni contro Andromeda (no, non il fratello finocchio di Phoenix). Infine: mai desiderato farvi una partita a bowling intergalattico?

Se la risposta ad almeno una di queste domande, o ad altri quesiti simili, è sì allora ho trovato quello che fa per noi. Si chiama Universe Sandbox.

Come il nome cerca di suggerire, Universe Sandbox non è altro che un software che simula il comportamento dei corpi celesti. In pratica si limita a mettere in atto calcoli basati su semplici formule gravitazionali che permettono di avere un comportamento più o meno realistico delle infuenze tra i vari corpi. Fornisce una serie di sistemi già pronti per essere visualizzati, come il sistema solare, il gruppo locale e via discorrendo.

La parte divertente del tutto non è ovviamente vedere delle palle che girano. Altrimenti basterebbe scendere in strada durante un ingorgo. Cosa che, per inciso, è divertente. Comunque sia Universe Sandbox prevede anche un notevole grado di interattività con i sistemi presenti nel simulatore. In qualsiasi momento è quindi possibile fermare il tempo e inserire un corpo celeste estraneo al sistema. Si può scegliere da una lunga lista di tipi predefiniti: un asteroide, una luna, un pianeta, una stella, eccetera. E se ne possono modificare le caratteristiche.

Le interazioni non finiscono ovviamente qui. Tutto quello che è già presente è modificabile. Può essere cancellato, oppure fatto più spettacolarmente esplodere, può diventare un buco nero o acquisire una nuvola di anelli come Saturno. Oppure si può colorare tutti i corpi celesti in funzione non del realismo ma della loro velocià di spostamento, creando effetti psichedelici da post Woodstock. Con molta buona volontà si può costruire un sistema solare alternativo, anche se devo ammettere che la parte più divertente è da sempre quella di distruggere, più che di creare. Non ci possiamo fare niente, noi poveri umani, ammiriamo se qualcuno sa costruire un grosso castello di sabbia in mare, ma segretamente desideriamo sempre di saltarci dentro e fare l’imitazione di Godzilla come nelle migliori strisce di Calvin & Hobbes.

E’ fin troppo ovvio che Universe Sandbox in realtà non è un vero e proprio “gioco”, anche se a conti fatti è il suo aspetto di intrattenimento ad essere prevalente, non essendo nemmeno un accurato e potente simulatore. Risulta quindi problematico riuscire a trovare un motivo per continuare a giocarci dopo un paio d’ore di utilizzo. E’ dotato di una longevità ridicola e rimarrà ben presto inutilizzato in qualche piega nascosta del vostro disco fisso.

Ah, quanto detto vale ovviamente solo per voi. Io non me ne riesco proprio a staccare, investito del mio ruolo di piccolo dio. E ora scusatemi, ma devo lanciare Marte nell’orbita della Terra.

Saluti,

Michele

Lebanon

Venerdì, 13 Novembre 2009

Salve a tutti. Un febbricitante Michele colto da influenza suina vi grufola un buon giorno. Eh si: negli ultimi giorni sono stato a letto con la maiala. Ho sempre sognato di dirlo. Ma ora serietà. E’ stata pubblicata su Giornalettismo, invero qualche giorno fa, una nuova recensione: trattasi del Leone d’oro 2009 Lebanon, di Maoz. Se non l’avete visto o non sapete cosa pensarne leggete e attingete a piene mani: quello è oro colato :D

Saluti,

Michele

Daw

Martedì, 10 Novembre 2009

Questo, lo ammetto, è un post un po’ inutile. Generalmente dovrebbe servire a far conoscere qualcosa di nuovo o ad esprimere delle opinioni interessanti e inusuali. Ma questa volta parlerò di banalità e di cose ben note, almeno a una fetta di popolazione che adora i fumetti e i blog (praticamente Sodoma e Gomorra). Ma l’argomento della settimana, il farlocco impegno sociale, mi ha lanciato un assist troppo invitante.

C’era una volta un fumettista, nato sulla discutibile piattaforma per blog chiamata LiveJournal. Quel fumettista si chiamava (immagino che ora si stia toccando le balle) Daw. La sua carriera da fumettista nasce per conto di un altro bloggher (mio dio questo post si sta riempiendo di quelle sfortunate creature, la blogosfera si sta lentamente impadronendo del [rimasuglio del] mio cervello). Tale bloggher (ho dovuto spezzare la frase perchè con tutte quelle parentesi avevo perso il filo perfino io… ehi lo sto rifacendo!) è Brullonulla.

Che cosa c’entrano Daw e Brullonulla con l’impegno sociale? Niente, ed è esattamente questo il punto. Ne sono anzi i più fieri antagonisti, specialmente del buonismo, del finto impegno che tanto ho cercato di mettere alla gogna con la variazione di qualche giorno fa. L’ho potuto toccare con mano al Lucca Comics di quest’anno.

Con questo non intendo dire che ho toccato Daw (anche se in realtà l’ho fatto: lì per lì ci stava, ma poi mi ha denunciato per molestie, l’ingrato). Intendo semplicemente dire che ho acquistato una preziosissima copia autografata di tutta le serie di fumetti “A come Ignoranza”. Anche se nella dedica non ho avuto il privilegio nè di uno Sbranzo, nè del preziosissimo Cactus blasfemo… sigh. Giusto per intenderci:

In questa serie di fumetti Daw si lancia con scapicollato entusiasmo in un umorismo graffiante e splatter, con la tipica irruenza e sicumera di un dodo. In particolare le storie che vedono protagonista il già citato Brullonulla sono un fulgido esempio di satira riguardo il fasullo e buonista modo di vedere il mondo e il rapporto con gli altri di chi vuole sempre giudicare e porsi su un piedistallo di etica superiore. Insomma, per farla breve nel terzo volume trova posto una storia dal titolo “Brullonulla contro gli Equosolidali”. Il titolo non lascia adito a dubbio alcuno, vero?

Imperdibili anche la storia natalizia contro gli orfani e il giapponesissimo scontro contro il robot paraplegico. Se volete un consiglio: comprateli. E lo dico anche se il bonifico che mi ha fatto Daw non è ancora arrivato, eh!

E anche questo post è fatto. Un mero riciclo di materiale già conosciuto da tutti, ma comunque assai divertente. E adesso scusatemi ma vado ad ascoltare nuovamente “Calpesta il paralitico” degli Skiantos.

Saluti,

Michele

PS DISCLAIMER: Come sempre tutto questo è rivolto contro l’ipocrisia dei buoni sentimenti, un pietismo che guarda al cosiddetto “meno fortunato” dall’alto al basso come un subumano, il terzomondismo radical chic e bla bla bla che noia. Forse però il disclaimer avrei dovuto metterlo in cima. Capita.

Bono Variation

Sabato, 7 Novembre 2009

Francamente non pensavo che questo momento sarebbe mai arrivato. Eppure la vita riserba sempre delle strane sorprese. Il momento a cui alludo è quello in cui mi trovo a dover includere un tizio come Bono Vox in questo blog, non per i presunti meriti musicali, ma per quelli del finto impegno sociale delle rockstar. E la parte incredibile è che non è nemmeno con lo scopo di prenderlo per il culo! Non c’è più religione.

Per intenderci:

Comunque sia questa introduzione serve da presentazione alla variazione pubblicata oggi sul sito: la variazione dei progetti di molteplici autori per l’impegno sociale nel cinema. Fa venire i brividi solo a dirlo. E infatti anche il buon Bono (ahahah sono un comico) una volta sentiti i miei progetti ha optato per un cambio radicale:

Beh che dire, caro Bono? Buon per te!

Voi potete invece godervi la variazione e la doppia playlist di un insoltamente lavorativo Damiano.

Saluti,

Michele

Up

Mercoledì, 4 Novembre 2009

Lettori e lettrici di Five Obstructions: dopo la pausa satirica e l’impegnativo week end (a livello fisico) del Lucca Comics tornano le mie celeberrime recensioni. Questa volta è il turno di un approfondimento su una delle uscite stagionali che ormai da anni si conferma essere un appuntamento fisso e degno di enorme attenzione. E’ il nuovo film della Pixar: Up, che potete leggere su Giornalettismo. Il film è uscito da qualche settimana perciò questo è più un approfondimento, a posteriori, sulle luci ed ombre di questo bel film. Buona lettura!

Saluti,

Michele

Postumi da Lucca Comics 2009

Domenica, 1 Novembre 2009

Tantissime, troppe cose da vedere (e comprare) al Lucca Comics & Games 2009 e poco tempo per pensare a cosa scrivere nel blog. Rimedio con un paio di vignette della mia accompagnatrice, la prode Maghetta.

Questi secondo lei i pro:

…e i contro:

E concordo del tutto. I produttori di giochi hanno capito che le persone vanno divertite e coinvolte, che bisogna sedersi tutti a un tavolo e divertirsi attivamente per essere parte di un qualcosa. Lasciamo stare che il succo della manifestazione è vendere un prodotto: questo non è necessariamente un male. Lo è trattare il Lucca Comics come un supermercato. Un posto dove sedersi e condividere con disegnatori più o meno esperti i nostri sogni di cellulosa ci vuole, se ne sente la mancanza. Anche se non sappiamo, e non ci piace, disegnare. Anche solo per vederlo un piccolo angolo di paradiso della matita così. Speriamo che nasca.

Saluti,

Michele