Archivio di Dicembre 2009

Grand Galà 2009

Giovedì, 31 Dicembre 2009

Caro il mio 2010, vedi di volare basso…

Si festeggia la fine dell’anno cinematografico anche nelle lande di Five Obstructions. Diversamente dal post celebrativo del 2009 musicale, in questa sede ho avuto un’idea più originale e sensata delle banali trite e ritrite classifiche che nulla significano e nulla hanno da dire. Per cui scordatevi un classificone, o una nomination dei film migliori dell’anno per pregi in svariati campi. Queste banalità lasciamole all’Academy e a chi ha troppa poca fantasia.

L’idea di quest’anno è piuttosto onerosa in fatto di spazio, quindi sarò breve con gli inutili preamboli introduttivi. Ho deciso di mettere al vostro servizio il notevole monte di ore che ho sprecato quest’anno nel guardare i film del 2009. Ho deciso di fare un post-clustering delle uscite del 2009 su cui sono riuscito a mettere i miei avidi occhi.

Per i data miner non avvezzi alla parola clustering, le regole sono queste: catalogherò ognuno dei film che ho visto in una ben precisa categoria, segnando anche se è un film che merita o meno interesse. In questo modo quando vi guarderete alle spalle chiedendovi “Ma quali sono stati i grandi film del 2009?” potrete spulciare questo post e avrete tutte le risposte che agognate. Sono sicuro che milioni di persone ogni ora si fanno una domanda del genere. E soprattutto vengono qui a cercare risposte, senza dubbio.

Film uscito nel 2009 significa uscito nelle sale italiane dal 1° Gennaio al 31 Dicembre 2009, anche se il film può essere stato prodotto da uno a tre anni prima. I film contrassegnati da un asterisco, invece, sono film prodotti esattamente nel 2009 ma che non sono ancora usciti in  Italia, a quanto ne so.

Si comincia!

Categoria Comico Cinematografico Provetto

Non una categoria in cui catalogare i film comici, ma gli adattamenti cinematografici di fumetti. Il gioco di parole è gentilmente fornito da quelle illuminate capocce dei traduttori della versione italiana di Internet Movie Database che riescono a tradurre “Comic” in “Comico”. Controllate pure, senza parole. (Ah, avete notato che l’acronimo di questa categoria è CCCP? Five Obstructions: creiamo acronimi dai dubbi coinvolgimenti marxisti, con affetto, dal 2008).

Presents for the goods

Watchmen. Non solo il miglior cinecomics di quest’anno, ma un pretendente al podio come miglior film in assoluto. Zack Snyder ha reinterpretato un nuovo stile estetico del cinema altamente spettacolare e dal grande potenziale. Unito alla grandissima storia ideata da Moore, il cocktail ha raggiunto vette esplosive.

Crows zero 2 *. Miike sa dirigere non solo i classici low budget di cassetta, ma anche opere ben più commerciali. E la sua altalena qualitativa questa volta lo porta in alto. Gran botte da orbi e nulla più. Divertente.

Coal for the bads

Yattaman *. Miike però sa fare anche delle puttanate epocali.

X-Men le origini: Wolverine. Uno spin-off veramente senza senso, dato che già gli altri film dedicati agli X-Men erano totalmente incentrati su Wolverine. Qui non c’è neanche la bravura di Singer a salvare la baracca.

Street fighter: The legend of Chun-Li *. Anche se non da un fumetto, questo adattamento di Street fighter può considerarsi molto fumettoso. Ah, e anche molto brutto.

E ora chi pulisce?

Inutile che cercate significati bolscevichi in questa sigla, poichè non ve ne sono. Al limite potrei essere diventato un fan de Environmental Operators Certification Program, anche se non ho la minima idea di che cosa esso sia. Questa categoria invece è dedicata ai migliori horror del 2009 che incorporano vari elementi splatter nella loro meccanica dello spavento.

Presents for the goods

Antichrist. Nettamente il film che sa dare le sensazioni migliori di questo 2009. Ma d’altronde questo sito non può che innalzare e osannare le opere di Von Trier, no? ;)

Martyrs. Si può dire che in questo 2009 l’horror abbia ancora una volta ospitato grandissimi capolavori, forse i migliori film dell’anno. Martyrs ne è un altro esempio, il culmine assolutamente magnifico della bella parabola che l’horror transalpino ha cominciato a disegnare negli ultimi anni.

Coal for the bads

13B *. Dio mio, un horror indiano. Pietà.

Grotesque *. Aveva possibili idee per dire qualcosa sulla falsariga di un Salò. Tutto gettato al vento.

Visions. Non basta una bella fotografia a fare un film, specie con attori cani e registi da soap regionale.

Skjult *. Il film sarebbe anche girato molto bene, ma ricorre troppo spesso all’effetto BU per inculcare una tensione che non sa costruire in altro modo.

Borderland. Imbarazzante e inqualificabile horroraccio messicano.

Imago mortis. Questo film è testimonianza vivente di come non basti trattare un argomento metacinematografico per ottenere fascino e consensi. Molto più brutto del pur mediocre L’ombra del vampiro.

Whispering corridors 5 *. Sono probabilmente l’unico uomo sulla terra ad avere visto tutti gli episodi di questa serie. Comprendendo nell’umanità anche quelli che li hanno realizzati, pur se non se lo meritano. Ah, bel mio Hiruko the goblin…

Grace *. Horror sulla maternità ad elevato rischio pagliacciata.

Facciamo l’amore mentre facciamo la guerra

In questa categoria troviamo gli immancabili film di guerra, che sono vecchi quasi quanto il cinema. Una categoria un po’ generica e variegata, in cui trovare film che a partire da uno sfondo comune possono essere estremamente diversi l’uno dall’altro.

Presents for the goods

Bastardi senza gloria. Un Tarantino in grandissima forma che sa rinnovarsi in maniera non così commerciale come parrebbe, senza rinunciare a una briciola di quello che ha reso grandissimo il suo cinema.

Lebanon. Il vincitore del Leone d’oro non è certo un capolavoro immortale, ma fa parte di quel cinema delle idee che è capace di vincere su tutto. E questo mi basta.

L’uomo che fissa le capre. Non propriamente un film “di guerra”, ma in cui la guerra gioca un ruolo di sfondo assolutamente ineliminabile. Riesce a far ridere assai di gusto, pur comunicando importanti riflessioni sull’organizzazione moderna delle tattiche militari. Fantastique!

Valzer con Bashir. Un film che aveva le potenzialità per diventare una pietra miliare del genere. Occasione persa, ma il rimanente è comunque godibilissimo.

Red cliff. Anche se antica, è pur sempre guerra. La seconda parte è più sottotono della prima, ma è comunque un bel film che rappresenta un discreto ritorno di Woo su standard qualitativi quantomeno decenti.

Coal for the bads

Katyn. Film polacco che racconta un massacro di proporzioni epiche, ma poco conosciuto, ad opera dell’armata rossa. Wajda però non regge i tempi e le rughe, ahinoi, si vedono.

Che - L’argentino & Guerrilla. Soderbergh comincia bene, con una prima parte gajarda e senza peli sulla lingua. Prosegue malissimo con le avventure di quattro botanici nella giungla.

Il sangue dei vinti. La delusione che da Soavi non ti aspetti. Un insipido Ponzio Pilato della storia.

Gente che si spara

Cioè non da sola eh, ma l’un l’altro. In questa categoria registriamo un altro antichissimo genere: il poliziesco. Genere che sa declinarsi in ogni forma: da vile reazionarismo da quattro soldi a simbolo di intere epoche e generazioni.

Presents for the goods

Nemico Pubblico. Mann prova a dire ancora qualcosa sul versante delle grandi rivalità in popolarità tra grandi fuorilegge (Dillinger) e grandi poliziotti. Yin e yang che non possono esistere singolarmente. Ci prova anni dopo The heat e qualcosa da dire ha ancora (Depp e Bale al pari di De Niro e Pacino), ma non raggiunge le vette dei migliori del 2009.

Il cattivo tenente. Herzog scende su un terreno che normalmente non gli è affatto congeniale e se la cava alla grande. Ironicissima rilettura dell’originale di Ferrara.

Overheard *. Semplicemente il miglior film da Hong Kong dell’anno e, con tutta probabilità, anche il miglior poliziesco del 2009.

Accident *. Altro film dalla lontana Hong Kong, altro poliziesco dalle tinte cupe. Un fantastico manifesto che ci insegna a vedere la realtà per quella schietta e imprevedibile briccona in grado di andare oltre qualsiasi spiegazione antropocentrica.

Vengeance *. Johnnie To quest’anno dirige un solo film e lo mescola con citazioni a Melville squisite. Oltre a quello ci sono anche pizzichi di Memento e di Sergio Leone. Sono in assoluta attesa per il suo remake de I senza nome.

Sherlock Holmes. Il film di Ritchie risulta carente in idee sulle risposte ai quesiti, ma per la maggior parte del tempo riesce a menare per il naso lo spettatore. Cosa non affatto banale nel 2009. E poi è dannatamente divertente.

The sniper *. L’ultimo promosso della serie dei polizieschi di Hong Kong: una bella (anche se trita) interpretazione del tema della differenza di prospettiva nel guardare il mondo.

Handphone *. Thrillerozzo a base telefonica dalla Corea del Sud. L’esplosione di violenza nel secondo tempo riesce a ripagare un primo tempo deludente in cui assistiamo inermi a due disadattati mentre si fanno scherzi da bambini.

Coal for the bads

Shinjuku incident *. Sono stupefatto, ma devo bocciare un film di Derek Yee. D’altronde è tutto incentrato su un Jackie Chan che non è mai stato una cima a recitare e qui prova a riciclarsi senza calci rotanti. Promettente per il suo futuro, ma scellerato per il presente di Yee.

Polvere. Spesso la forma postmoderna serve solo per nascondere povertà di mezzi e idee. Polvere è uno di questi casi.

The Case of Itaewon Homicide *. Un film che Hitchcock avrebbe bocciato sotto l’etichetta di un banale whodunit: non si può creare tensione con una semplice indagine e un semplice dubbio.

Uomini che odiano le donne. Vedi sopra.

My girlfriend is an agent *. Azione / poliziesco / commedia / film di merda.

Sbirri. Altro film dedicato alla cocaina, ma che fa molto peggio di Polvere. Un finto documentario su veri poliziotti che fanno i finti buoni, un’operazione di immagine a tavolino che si spaccia per verità. Al limite del conato di vomito. Poi quando si vede Bova fare il pagliaccio tarantolato davanti a una telecamera su un treppiede accade l’inevitabile…

Solipsismi

Categoria dal titolo sibillino, dedicata all’insieme di film che hanno un evidente protagonista assoluto. Tecnicamente tutti questi film sono delle vere e proprie biografie, anche se in questo caso non distinguiamo tra le biografie di persone vere o inventate per l’occasione.

Presents for the goods

The Wrestler. In questo film Rourke mette in scena la pateticità (positiva) di un uomo che non riesce più a stare al passo nè coi tempi nè con il se stesso del suo passato. In pratica recita se stesso. Bellissimo quarto film di Aronofsky che, sullo stesso tema, fa le scarpe al pur bello Rocky 6.

Milk. Da grandissimo quale è, Van Sant ci offre una bellissima storia che sprona gli oppressi ad uscire dalla propria autoghettizzazione e far valere il potere di una minoranza che ha diritto di esistere e sentirsi realizzata, anche se mal voluta dalla maggioranza.

Vincere. Probabilmente il miglior film italiano del 2009, ma solo perchè completamente privo di rivali. Bellocchio ci dà non un’immagine del Duce, ma un bellissimo ritratto di chi quel duce l’ha amato e ne è stato abbandonato. Tinte di umanità fortissime.

A serious man. La summa del cinema dei fratelli Coen.

Coal for the bads

Il curioso caso di Benjamin Button. L’idea di fondo potrebbe anche essere carina e Fincher di certo sa come ammaliare la vista dello spettatore. Lo sviluppo però è quasi inesistente e spesso vi troverete a guardare l’orologio chiedendo quando finisce.

Nemico pubblico n°1 - L’istinto di morte & L’ora della fuga. Il coraggio di molta azione e molta violenza non salva un film con poche idee.

Coco avant Chanel. Un film un po’ inutile.

Valerie - Diario di una ninfomane. Il parallelismo matrimonio-prostituzione come alienazione del sè sarebbe anche carino se non fosse urlato allo spettatore. A parte la gnocca c’è poco altro da vedere.

Houdini. Un altro esempio di film biografico che di biografico non ha nulla: si tratta di una storia inventata di sana pianta i cui protagonisti hanno nomi famosi. In questo caso è pure una storia brutta.

Voglio Fucchiare il tuo Fangue

I film di vampiri, al pari di quelli sugli zombi, sono talmente tanti che meritano una categoria a parte nell’horror. Eccoci qua quindi, pronti per i nostri emogas quotidiani. Amen.

Presents for the goods

Thirst *. Miglior vampirismo del 2009. D’altronde dal sudcoreano Park Chan Wook non era lecito aspettarsi nulla di meno. Scordatevi le puttanate alla Twilight: questi sono i veri vampiri.

Lasciami entrare. Un film che già l’anno scorso dal trailer avevo adocchiato come molto promettente. Un horror vampiresco atipico dalla fredda scandinavia, un complesso rapporto tra un neoadolescente e il mondo esterno, fatto di mostri veri e finti.

Coal for the bads

Lesbian vampire killers *. Film che potrebbe stare tranquillamente nella sezione delle parodie horror che vedremo tra poco. Anche qua due o tre idee comiche carine (gay werewolf!) vengono sommerse da un mare di trash e banalità.

Essai

Come l’immagine scelta vi fa temere, questa è la celeberrima categoria del tanto vituperato CINEMA D’AUTORE. Quel cinema che per la forte caratterizzazione data dal proprio autore sfugge a una classificazione di genere. O forse sono troppo pigro per pensare una categoria adatta. Beh, la risposta la sapete già.

Presents for the goods

Il nastro bianco. Haneke dirige rasentando la perfezione la campagna tedesca alle soglie della prima guerra mondiale, con particolare occhio per quella gioventù che diverrà artefice e sostenitrice del nazismo. Un’opera dura e preziosissima.

Revolutionary Road. Boulevard of broken dreams by Sam Mendes.

Verso l’Eden. Un’interessante e personale rilettura del film on the road, questa volta visto dagli occhi di un immigrato clandestino. Costa-Gavras, nato per stupire, ogni tanto qui fa sbadigliare.

Basta che funzioni. Allen si salva solo con il riciclo di idee e sceneggiature vecchie di vent’anni. Solo per questo andrebbe bocciato, ma il film resta molto godibile, a patto di dimenticarsi del finale.

Segreti di famiglia. Francis Ford Coppola ormai si ritaglia uno spazio in cui lo salva solo la sua grande esperienza. Ma talvolta scivola in errori imbarazzanti.

Riunione di famiglia. Ci si aspetterebbe di più da un grandissimo come Vinterberg. Il film risulta comunque assai piacevole.

Il mio amico Eric. Ken Loach, si sa, è incapace di fare un film davvero e inequivocabilmente bello. Ma la sua imperfezione è sempre piacevole. Qui poi c’è perfino Cantonà che filosofeggia!

Coal for the bads

Complici del silenzio. Uhhhhhh! Il film di Denuncia! Che paura.

Sette anime. Ecco il vero vincitore del Fantozzi d’oro per questa categoria. Cagata pazzesca.

Australia. Mazza che palle aho.

Settimo cielo. Questo è anche più noioso di quello prima.

Home. Con tutta probabilità il film più brutto del 2009. Un ecologismo e cinema nazionalisticamente miope al punto da far venir rabbia.

Voglio tornare bambino

Una categoria dedicata a tutti quei film che sembrano essere pensati ad uso e consumo dei più piccoli. Ma, come sappiamo, quando si crea un’opera d’arte ci sono tantissime sfaccettature da tenere in considerazione. Quindi non aspettatevi che la “roba per bambini” sia essa stessa infantile e piatta.

Presents for the goods

Ponyo sulla scogliera. E’ un film di Miyazaki. Non serve dire altro.

Nel paese delle creature selvagge. Bellissimo inno alla spontaneità del mondo infantile. Già recensito e prossimamente in una variazione: questo dovrebbe suggerirvi quanto mi sia piaciuto!

Up. Fare un film dopo un pezzo pregiato come Wall-E, per una casa di produzione, è una tragedia. La constatazione della parabola discendente è inevitabile. La Pixar riesce a tenere botta e ci regala una pellicola molto godibile.

Coal for the bads

Coraline e la porta magica. Dall’unione di Gaiman e Selick mi aspettavo l’apertura di un portale su un’altra dimensione. Ma uno vero eh! Invece questa volta tocca accontentarsi. Mannaggia…

We are rockstar

I film più rock, che hanno una profonda anima musicale nella matrice stessa delle loro inquadrature.

Presents for the goods

Motel Woodstock. La presenza del film di Ang Lee qui è puramente ironica. Difatti in questa ricostruzione dei preparativi di Woodstock non c’è nemmeno una scena del concerto, vera o ricostruita. Ma è la vera essenza della psichedelia cinematografica del 2009.

Rock’n'Rolla. Altro film di Ritchie di quest’anno, altro esempio di come il divorzio da Madonna gli abbia fatto un sacco bene.

Coal for the bads

I love Radio Rock. Niente da fare, non mi convince. Troppo facilone, troppo dedicato al passato invece di essere proiettato a farne tesoro per interpretare il futuro.

Nick and Norah’s Infinite Playlist. Quando Juno incontra American Pie (non può che succedere un macello…).

Qui una volta eran tutti campi

In questa categoria registriamo i famosi film “della provincia”, ovvero tutti quei film che provano a raccontare realtà quotidiane che stanno ben lontane da quelle che si conoscono usualmente. Qualcosa di assolutamente normale e naturale che un occhio esterno percepisce però come un mondo quasi alieno.

Presents for the goods

Madeo *. Si ritorna a respirare l’aria della provincia sudcoreana di Memories of murder con questo Madeo. Che non è inferiore al suo predecessore in niente, dalla qualità tecnica al fantastico finale.

Tony Manero. La storia di un uomo ossessionato da un sogno e disposto a tutto per realizzarlo. Un uomo figlio del proprio tempo: il regno del terrore di Pinochet.

El artista. Bel film argentino sul tema dell’identità artistica.

Tutta colpa di Giuda. Difficile trovare una sistemazione di genere a questo musical, ma forse la provincia è quella più adatta. La prigione può rassomigliare alla provincia: una realtà allo stesso tempo vicina e lontana da noi.

Gran Torino. Eastwood da repubblicano illuminato sa dipingere con macchiettistico talento la vita che cambia nella provincia americana. Perchè cambiano, ormai, anche le tradizionali componenti razziali dell’America.

Teza. Film etiope (sì, fanno i film anche in Africa) sul tema del ritorno a casa di un uomo ormai intriso di occidentalità.

Louise-Michel. Gustosissima macabra commedia sulla realtà della miseria campagnola francese. A volte banale, ma in altre il dissacrante vince a mani basse.

Aspettando il sole. Un’altra delle poche chicche che il cinema italiano ha saputo regalare in questo 2009.

La casa sulle nuvole. Il complicato rapporto tra due figli abbandonati che viaggiano fino in Marocco alla ricerca di un padre fuggito e creduto morto. Bravo Giannini jr, bravi tutti, belle le sonorità.

Amore e altri crimini. Non di solo Kusturica vivono i balcani…

Coal for the bads

Vuoti a rendere. Eh no eh… I professori della Repubblica Ceca in pensione no, per carità.

Generazione mille euro. Moralismo da quattro soldi. Ogni tanto fa ridere però.

Francesca. La voglia di rifarsi una vita all’estero di una giovane rumena, costantemente sabotata dall’ambiente che la circonda. Uhm, sì, vabeh.

Il canto di Paloma. Non basta una patata nella vagina per sollevare interesse in un film.

Halfway *. Il film è innegabilmente ben scritto e strizza un occhio a Juno, d’altronde Iwai Shunji è nato per scrivere storie del genere. Resta una mesta realizzazione tecnica e qualche scivolone qua e là.

Gli amici del bar Margherita. Pupi Avati: SEI VECCHIO!

Tulpan. Aaaaaaah, la campagna kazaka, aaaaaaaaah.

Earth. La realtà quotidiana qui raccontata è quella sconosciuta degli angoli più remoti del nostro pianeta. Cerca di spacciarsi come un documentario à la Herzog, finisce con la solita tiritera. “Ogni giorno in Africa una gazzella si sveglia già morta…”.

Sul lago Tahoe. Non mi ha lasciato dentro niente…

Alieni, astronavi, robot: qualsiasi cosa purchè si spacchi tutto…

…ovvero: l’angolino della fantascienza d’azione catastrofista!

Presents for the goods

District 9. Altro esempio di come sia possibile, con due o tre idee buone, fare grande cinema anche solo d’intrattenimento. Peccato che le idee buone fossero solo due, altrimenti ci scappava un capolavoro vero.

Star trek. Pianeti che esplodono, astronavi che viaggiano nel tempo. Non un film bello in assoluto, ma un reboot necessario che funziona.

Coal for the bads

Terminator salvation. Indubbiamente meglio di Terminator 3, su questo non ci piove. Giova la presenza di Bale, avrebbe giovato la scrittura di Nolan. Rimane un pugno di mosche.

Transformers 2. La grande maestria tecnica di Bay si deve inchinare di fronte allo strapotere del cattivo gusto suo e di Orci e Kurtzman. Aridatece Armageddon e The rock!

Fantastichiamo

La categoria del fantasy e della fantasia in tutte le sue forme. Un po’ poverotta quest’anno.

Presents for the goods

Parnassus. Il fatto che Gilliam non si esprima ai suoi soliti livelli non vuol dire che il film non sia bello e da promuovere. Affatto!

Coal for the bads

Underworld - La ribellione dei Lycans. Niente da fare: la Mitra non vale la Beckinsale in latex :(

I figli di Shaun of the dead

Ovvero: film parodici di stampo tipicamente anglosassone (quando non britannico) che cercano di fare horror prendendone contemporaneamente in giro i clichè.

Presents for the goods

Drag me to hell. Sam Raimi, dopo le scorpacciate con l’Uomo Ragno, si concede un gustoso ritorno sullo stile de La casa 2. La biondina non ha il carisma del re Bruce Campbell, ma tutto risulta ampiamente godibile.

Frequently Asked Questions About Time Travel *. Film difficile da giudicare. Di sicuro anni luce inferiore a Shaun of the dead, ma non per questo da buttare. Un paio di scene rasentano l’epico (…the total eclipse of the heart…).

Doghouse *. La guerra dei sessi in salsa zombie. Yum!

Coal for the bads

Dod sno *. Difficilissimo piazzare questo film tra i promossi o i bocciati. Perchè non si può dire che sia un bel film, affatto. Eppure ogni tanto ha la cattiveria e le idee giuste per divertire. Se siete grandi appassionati, forse, lo potete considerare promosso.

Il potere alla sbarra

Sarebbe bello se ogni tanto ci andasse davvero! Ma anche nel 2009 ci dovremo accontentare di vederlo accadere soltanto nei film. Forse dovrei accorpare questa categoria con quella della fantascienza…

Presents for the goods

Frost / Nixon. Il miglior film di Ron Howard. Peccato che di fronte al Divo di Sorrentino sparisca con la coda fra le gambe.

W. Non c’è un vero processo a Giorgino Bush rappresentato in questo film, ma Oliver Stone lo sa mettere alla sbarra della propria vita e del giudizio insindacabile dello spettatore. Anche qui, però, c’è da notare che i tempi di JFK sono lontani.

Fortapasc. Sulla scia della new wave inaugurata da Gomorra. Qua il potere alla sbarra è quello della camorra.

Coal for the bads

State of play. Tutto già visto.

Flash of genius. Ridicolo come si voglia far credere che l’uomo qualunque possa avere la meglio nella lotta contro il sistema.

The international. Ahahahahahaha. Delle banche che perdono. Ahahahahahaha.

Questa vita moderna…

Qui riuniamo tutti i film che ci parlano dei tempi in cui viviamo. Vuoi per farci la morale sui tempi che cambiano e le persone che invecchiando non si riconoscono più nei loro valori, vuoi per mostrarci invece nevrosi e incomprensioni della vita moderna.

Presents for the goods

Young people fucking. Intendiamoci: niente di che eh. Però a confronto di altre puttanate epocali che vedrete nella sezione dei bocciati riesce a rappresentare ben precisi clichè e a farci ridere di loro. E di noi.

Una notte da leoni. Un altro classico della modernità: l’addio al celibato a Las Vegas! Insospettabilmente si ride senza pensieri.

Il mondo di Horten. Un uomo va in pensione dopo anni e si trova a dover ripensare la sua vita. E’ salvato (il film!) dall’incredibile bravura e pulizia tecnica tipica degli scandinavi.

Coal for the bads

Iago. Ci prova davvero ad essere un film carino o divertente. E quasi ci riesce. Se non fosse per delle incomprensibili scelte quali lo stravolgere personaggio e motivazioni di Iago. Che rabbia, stavo quasi per promuovere un film con Vaporidis.

Star system. Bella copia del Diavolo veste Prada, ma la notevole presenza scenica di Simon Pegg non riesce a promuovere un film all’insegna del “così così”.

Castaway on the moon *. La fuga della realtà può avvenire anche dentro di essa (hikimori) o comicamente in un’isoletta nel mezzo di una metropoli. Film però troppo scialbo, come la maggior parte delle commedie coreane.

Franklyn. Il mondo moderno visto come un futuro distopico da un disadattato. Fallisce nel proporsi come cult alla Donnie Darko, riesce però a inquietare laddove non si sospetta, in alcuni personaggi secondari.

Garage. Questo film è l’equivalente del mondo di Horten, ma senza il talento tecnico di uno scandinavo.

Yes man. La paura di mettersi in discussione nel mondo moderno. Un manuale per come non rappresentarla.

L’onda. Un film che vorrebbe dimostrarsi sagace e profondo, ma risulta cadere in banali falle di sceneggiatura che ne esaltano la povertà di fondo.

Cash. Non che c’entri davvero con la vita moderna di tutti i giorni, ma questo film sulle truffe sa talmente tanto di filmino delle vacanze che in questa categoria ci sta proprio bene.

Il caso dell’infedele Klara. Forse più adatto alla categoria dei polizieschi, non saprei. Sta di fatto che la tematica del tradimento e della visione mediata dall’investigatore privato non riesce a reggere l’attenzione dello spettatore.

Fuori menu. La solita, banale, trita sex-comedy trasgressiva spagnola. Solo che qui non è nemmeno sex nè trasgressiva. Almodovar, Almodovar, perchè mi hai abbandonato?

La verità è che non gli piaci abbastanza. No, la verità è che fai abbastanza schifo. Le gender wars riescono solo se inquadrano un problema vecchio come il mondo da un punto di vista originale o almeno sanno dare il pepe che non ti aspetti. Qui è tutto già scritto e, per di più, a volte perfino falso.

Videocracy. Poteva mancare il film che parla dello strapotere dei media nella vita di tutti i giorni? Sì, poteva, purtroppo Gandini non è stato del mio stesso avviso.

L’angolo della scimmietta ammaestrata

Un insolito indisponente Michele vi invita a scoprire, in questa categoria, i film del 2009 di arti marziali. Ovvero quei film in cui al dio della coreografia si immolano fisica, fisiologia umana e, in molti casi, buongusto.

Presents for the goods

Raging phoenix *. Proprio perchè almeno un promosso ci dev’essere. La rilettura thailandese del cinema coreografico cinese è sempre stata populistica, sporca e rozza, ma per questo un po’ meno assurda. Unico appunto: BASTA con il Drunken fist style, vi prego.

Coal for the bads

Ken il guerriero - La leggenda di Raoul. Un esempio di animazione vecchio stampo. Il mezzo in sè avrebbe ancora qualcosa da dire, Ken il guerriero, sinceramente, no.

Tracing shadow *. Wuxiapian fuori tempo massimo.

Goemon *. L’autore di Kyashan prova a farne un sequel stilistico. Fallisce miseramente.

Il potere della spada. Al pari di Sword in the moon, la conferma che il wuxiapian in Corea riesce proprio male…

Metallic Attraction: Kungfu Cyborg *. Belle coreografie, brutte idee.

Sì, li avete contati bene. Sono 127. Centoventisette. Il Mereghetti mi fa una pippa.

Saluti,

Michele

Parnassus

Martedì, 29 Dicembre 2009

Venghino siori, venghino. In questa fine di anno ormai qui si lavora a cottimo. Un’altra recensione pubblicata su Giornalettismo, un’altra piccola retrospettiva, dopo il film di Soavi, su quanto sia uscito in questo 2009. Un’altra volta il vostro prode Michele si trova a dover fare i conti con una pellicola che avrebbe avuto la strada spianata, ma per qualche motivo non ha sfruttato tutto il suo potenziale. A voi la scelta di giudicare se il pazzo sono io oppure Gilliam.

Saluti,

Michele

Il sangue dei vinti

Sabato, 26 Dicembre 2009

Qua altro che ferie! Si lavora e si portano aggiornamenti al sito perfino nel mangereccio Santo Stefano. Su Giornalettismo trovate infatti la recensione del controverso Il sangue dei Vinti, di Michele Soavi. Un film che cerca una via centrale tra la questione fascisci-comunisti in Italia nell’ultima grande guerra.

Saluti,

Michele

Music Galà 2009

Martedì, 22 Dicembre 2009

Ed eccoci giunti al poco ispirato momento dell’anno in cui, data la carenza di idee migliori, si cominciano a tirare le somme di questi ultimi 365 giorni passati. Non è ancora arrivato il momento dei film dell’anno, ho ancora qualche visione da parte. Perciò ho deciso di raddoppiare il momento del galà di Five Obstructions con il classificone musicale della sezione Exit music (for a blog). Signori, incrociate i papillon

Per quale motivo io dovrei parlare di musica? Per questa sezione vale ancora il disclaimer del primo post con cui l’ho inaugurata tempo fa: io non capisco nulla di musica, vado esclusivamente per un mio naif e ignorante gusto personale. Però nell’inseguire i miei gusti sono metodologico e riesco spesso a tirare fuori dal cilindro qualche piccola sorpresa. Perciò se qualcuno ha i miei stessi gusti può scovare nei miei ascolti qualcosa che vale la pena scoprire. Considerato poi che quest’anno ho ascoltato un numero di dischi decisamente superiore agli anni passati (non credo sia niente di paragonabile alla media degli appassionati di musica, comunque sono poco più di una settantina) direi che un post celebrativo sulle mie scoperte dell’anno ci sta tutto.

Prima di cominciare un piccolo inciso: ma dato che abbiamo un ottimo Damiano alle playlist, perchè diavolo lo devo fare io il post musicale del 2009? Perchè la Five Obstructions way of life non prevede affatto che sia la meritocrazia e la preparazione a valere, ma solo l’estro del momento. Siamo i censori rock star. Yeah. Si dia inizio alla classifica degli album del 2009 secondo me:

20 - Grizzly Bear - Veckatimest (Un album che si regge su standard molto alti anche se manca il picco che lo potrebbe portare più in alto).
19 - Julian Plenti - Julian Plenti Is… Skyscraper (L’esordio da solista del leader degli Interpol può essere tranquillamente considerato il loro quarto album e, visto il risultato, non si può far altro che ben sperare, visto che questo ha un paio di pezzi migliori rispetto ad Our love to admire).
18 - Peter Bjorn and John - Living Thing (Il primo di una serie di album nordici che mi hanno accompagnato in questo 2009).
17 - Sunset Rubdown - Dragonslayer (Outsiders che hanno saputo imprimere al loro album un suono molto personale ed originale. Contiene per me uno dei pezzi migliori dell’anno).
16 - Omar Rodriguez-Lopez - Old Money (Il singolo del leader dei Mars Volta colpisce tantissimo, specialmente al primo ascolto, per la sua complessità e la sua caratura tecnica fuori parametro. Lopez è completamente libero da qualsiasi freno e vincolo, un toro scatenato. Poi ci si fa l’abitudine e non ci si sorprende più).
15 - Patrick Wolf - The bachelor (Questo è un ragazzino molto carino).
14 - The Veils - Sun Gangs (Un album molto bello, ma se fosse valso la metà di Nux Vomica starebbe nella top five di sicuro).
13 - The Amber Light - Play (Molto tradizionali, molto pop, ma con una vena di originalità e gradevolezza che li porta da outsiders nei primi quindici posti. Bravi!).
12 - The Mars Volta - Octahedron (La svolta acustica ha fatto un gran bene al gruppo di Lopez dopo il discutibile Bedlam in Goliath).
11 - Nouvelle Vague - 3 (Come vedremo per gli Air, anche questo gruppo di francesi viaggia ormai col pilota automatico su standard qualitativi da batticuore).
10 - Long Distance Calling - Avoid The Light (Post-progressive duro e cattivo).
9 - Air - Love 2 (Gli Air sono fisicamente incapaci di fare un album brutto che stia fuori dalla top ten. Comunque sia sorprende meno di quanto dovrebbe e per l’elettronica si fanno soffiare il primato da chi vedremo…).
8 - Royksopp - Junior (Più in alto c’è qualche altro gruppo solidissimo che si conferma. In questo caso, sono le collaborazioni con i The Knife ad essere preziosissime).
7 - Fischerspooner - Entertainment (Miglior album di elettronica del 2009, e non era affatto scontato. Un duo fortissimo).
6 - The Dead Weather - Horehound (Superband supertosta, ovvero: come sarebbero i Led Zeppelin se suonassero in uno scantinato. Dai pezzi dei Racounters, Queens of the stone age, White Stripes e The Kills).
5 - IAMX - Kingdom Of Welcome Addiction (Sebbene sia in attività da prima del 2009, IAMX lo ritengo la mia piccola chicca di questo 2009 come i Does it offend you, yeah? lo furono nel 2008. Seriamente in quest’album non si riesce a trovare una canzone brutta).
4 - Piano Magic - Ovations (Un’altra band semi post-rock ampiamente consolidata, una vera sicurezza!).
3 - Mono - Hymn To The Immortal Wind (L’avevo anticipato che quest’anno la scoperta del mio genere ricadeva sul post-rock. E questi giapponesi ne hanno fatto sbocciare il fiore più bello dell’anno).
2 - …And You Will Know Us By The Trail Of Dead - The Century Of Self (L’album è terribilmente potente, ci sono idee musicali di post/progressive con cui altri gruppi avrebbero campato di rendita per tre o quattro anni)
1 - Editors - In This Light and on This Evening (E questa passatemela da fanboy, ma per me gli Editors in ambito indie stanno veramente due passi avanti a tutti, dai Kasabian ai Franz Ferdinand, che vedono la via ma non la sanno percorrere come loro).

Notare la classifica a rovescio per dare più saspens, che classe, che classe!

Scegliere invece una lista di canzoni sempre per l’anno ormai passato è ben più difficile. La rosa è infinitamente più ampia e va tenuto presente che anche album non memorabili possono contenere quei due o tre pezzi riusciti che schizzano in altro in mezzo al resto del piattume. Ho deciso quindi di fare due set di scelte, che più che classifiche possono essere considerate le playlist del suono del 2009. La prima delle due è rappresentata dalle canzoni che ritengo possano essere considerate in buona approssimazione le migliori che ho sentito durante quest’anno. Lucidate i grammofoni ancora una volta signori:

1 - …And you will know us by the trail of dead - Bells of creation
2 - Editors - Eat raw meat = Blood drool
3 - Mono - Pure as snow
4 - Editors - Papillon
5 - Piano Magic - La cobardia de los toreros
6 - …And you will know us by the trail of dead - Isis Unveiled
7 - Editors - In this light and on this evening
8 - Royksopp - The girl and the robot
9 - Fischerspooner - Danse en France
10 - Sunset Rubdown - Nightingale / December Song
11 - Editors - The boxer
12 - Long Distance Calling - I know you, Stanley Milgram!
13 - Piano Magic - March of the atheists
14 - The Mars Volta - Copernicus
15 - …And you will know us by the trail of dead - Far pavillons
16 - Royksopp - Tricky tricky
17 - Air - Be a bee
18 - Awesome New Republic - Forcefield
19 - Editors - Bricks and mortar
20 - Piano Magic - You never loved this city
21 - The Mars Volta - Since we’ve been wrong
22 - Mono - The battle to Heaven
23 - Air - Sing sang sung
24 - …And you will know us by the trail of dead - Halcyon Days
25 - Les Fauves - Back to anal phase

Mi sono poi reso conto che tale “best of” è effettivamente un po’ troppo aderente ai miei gustacci particolari. E’ un mix letale di post-rock, indietronica, progressive rock e Dio solo sa cos’altro. Per questa ragione la seconda “Best Playlist” che vi presento per il 2009 è il risultato di scelte comunque gradevolissime all’ascolto, ma decisamente più tradizionali. Per tutti coloro quindi che non possono vivere senza la classica combo chitarra-basso-batteria e battute regolari per minuto. E dopo questa, vi giuro, è finita:

1 - IAMX - I am terrified
2 - The Dead Weather - Treat me like your mother
3 - IAMX - Think of England
4 - Kasabian - Vlad the impaler
5 - The Von Blondies - This is our perfect crime
6 - Franz Ferdinand - What she came for
7 - Arctic Monkeys - Crying lightning
8 - The Amber Light - All over soon
9 - Nouvelle Vague - Master and servant
10 - The Dead Weather - New pony
11 - Julian Plenti - Game for days
12 - The Amber Light - Never fade out
13 - Official Secrets Act - The girl from BBC
14 - The Thermals - We were sick
15 - Lacrosse - It’s always sunny around here
16 - Nouvelle Vague - The american
17 - White Lies - Farewell to the fairground
18 - Franz Ferdinand - Ulysses
19 - Japandroids - Rockers east Vancouver
20 - Maximo Park - Let’s get clinical
21 - The Amber Light - Fire walk with me
22 - Nouvelle Vague - Ca plane por moi
23 - The Cribs - We were aborted
24 - Julian Plenti - Fly as you might
25 - Ministri - Ballata del lavoro interinale

E con le playlist sono anche riuscito a includere un paio di italiani. Italiani che quest’anno non mi sono piaciuti nemmeno al cinema, dopo la scorpacciata di qualità dell’anno scorso, figuriamoci nell’ambito musicale.

Per quanto riguarda Exit music (for a blog) questo 2009 è bello, fatto e finito. A breve arriverà anche il gran galà finale per quanto riguarda l’ambito premio del Lars d’oro. Chi lo vincerà quest’anno? Lo vincerà effettivamente qualcuno? O qualcosa? O forse dobbiamo aspettarci qualche altra sorpresa da questo umile seguace del fondatore del Dogma? Staremo a vedere, non lo so nemmeno io. Per il momento: buona notte e buone botte!

Saluti,

Michele

(Anti)christ-mas?

Sabato, 19 Dicembre 2009

Ci siamo cascati anche noi. Lungi dal volerci mischiare alla becera folla (quale siamo, pur essendo in due) del Natale dei buoni sentimenti, anche FiveObstructions si piega alla moda dello “special Natalizio”. Nella variazione che troverete nel sito, però, cerchiamo di concederci alla tradizione del popolo, ma soprattutto a quella del sito. E dunque vi presentiamo una succosa variazione di film natalizi senza il Natale.

Il che ci porta a formulare un’altra, profonda e inquietante domanda. Una domanda dai risvolti epici per l’Umanità intera e con cui vi lasciamo alla lettura della variazione. E se il Grinch invece di Jim Carrey fosse stato Lars Von Trier? Ci avete mai pensato? Sapevatelo, su Five Obstructions!

Saluti,

Michele

PS: Five Obstructions non ha comunque ancora chiuso per questo 2009. Prima del 31 Dicembre ci saranno ben due post celebrativi anche della fine di questo lungo anno che abbiamo appena attraversato. I seguaci di Lars non vanno mai in vacanza, per il semplcie motivo che anche quando sono a lavoro non fanno un cazzo!

Luzzati! Ho scritto Luzzati non Luttazzi, ignoranti!

Mercoledì, 16 Dicembre 2009

Dopo un sagacissimo titolo che mi varrà probabilmente sei mesi di reclusione per delitto al buon gusto, passo subito a parlarvi di un’amena serata che ho passato ieri all’Arsenale di Pisa. L’Arsenale è un cineclub seminascosto vicino al Lungarno in cui alla modica cifra di tre Euro ci si può sollazzare con la visione di un paio di film di fila. Ieri sera, in particolare, c’era in programma la proiezione di nove cortometraggi di cartoni animati di Luzzati.

La prima cosa da dire riguarda proprio l’etichettatura di “cartoni animati”. In taluni contesti, e in bocca a talune persone, queste etichettatura è stranamente dispregiativa. Nel senso che si minimizza il valore o la serietà di quello che si guarda definendolo roba per bambini. Non può essere arte, solo becero intrattenimento infantile. In questo caso la definizione è però neutra e descrittiva: quelli di Luzzati erano veri e propri cartoncini dipinti che si muovevano su sfondi disegnati e decorati dallo stesso autore. Se di arte lo stesso Luzzati aveva poca voglia di parlare, di sicuro questa tecnica realizzativa gli ha comunque riservato un posto d’oro all’interno dell’animazione moderna.

Certo, digerire questa tecnica espressiva, soprattutto oggi (ma anche negli anni ‘60 e ‘70, non vi credete), è difficile. In particolare spesso sembra di assistere al rimpiazzo russo “Lavoratore e Parassita” dei mancanti Grattachecca e Fichetto al Krusty show. E in effetti tale tecnica espressiva, se privata dei propri contenuti sia meramente pittorico-artistici che di contenuti musicali e di sceneggiatura, non è altro che la parodia presente nei Simpson. Patetica, nè più nè meno. Fortunatamente Luzzati, nel suo sodalizio con Gianini, è riuscito spesso ad andare oltre (basti vedere la fortissima carica satirica, presente ad esempio nel Duetto dei gatti). Tuttavia questo è avvenuto spesso, ma non sempre.

Di sicuro il massimo della coppia Luzzati-Gianini è stato raggiunto con l’omaggio a Puccini (che rima!). Il comparto realizzativo tecnico è nel suo apice espressivo, con dei disegni magistrali che riescono a portare in colori e immagini al limite della perfezione le note della Gazza ladra (in assoluto il miglior corto di sempre di Luzzati) e altre arie rossiniane. Anche il personaggio di Pulcinella, ricorrente in Luzzati, convince. Il punto più debole di una trilogia di assoluto valore è forse L’italiana in Algeri.

In tali corti si può notare anche una delicatissima poetica contro il potere che animava le opere di Luzzati. D’altronde la figura di Pulcinella è inequivocabile. Tuttavia la forma espressiva riesce sempre ad essere lieve e delicata, e la critica sociale a tutti gli artifici che potere e denaro pongono a corruzione del genuino animo egalitario dell’uomo non inficiano per nulla la godibilità dell’opera. Che rimane leggera, universale ed eterna, sempre in grado di parlare a chi ha un’anima piccola e attenta a godere le semplicità e le bellezze della vita. Anche in questo caso la gazza ladra riesce a colpire meglio dove il Pulcinella rimane più rigido e meno felicemente espressivo: il nero cavalcare dei carabinieri non può nulla contro la parata di colori dei cavalieri medievali.

Ho accennato a un comparto tecnico “perfetto”. E’ bene notare che tale perfezione non viene minimamente iscritta nei canoni estetici dell’animazione classica occidentale, quella alla Disney, per parlarci chiaro. Sebbene alcuni critici in sala ieri citassero Melies, con il quale vedo ben pochi punti in comuni (dacchè il francese era il prototipo proprio del cinema commerciale e dell’effetto speciale perfetto, non facciamoci ingannare dal tempo che è passato!), tale animazione è più inscritta a doppio giro con un filone ben più anarchico. Mi riferisco di certo da una parte alla stop motion artistica, lontana da Harryhausen e vicina a Selick. O, se di origini si vuol parlare, si vadano a vedere Le avventure del principe Achmed, di Reiniger.

Guardando invece che cosa Luzzati ha lanciato nel cinema, si può gettare un’occhio alle citazioni che di sicuro Terry Gilliam nei suoi Monty Python (particolarmente in E ora qualcosa di completamente diverso) ha nascosto nelle animazioni delle svariate collezioni di cortometraggi di cui si è fatto carico. Inoltre, come contemporaneo ed erede italiano di Luzzati, io non citerei il nominato della serata scorsa (Totò sapore, film che ha ben poco sia in comune che da dire), ma bensì Bruno Bozzetto, che ora come allora rappresenta un filone più anarchico della bella animazione italiana underground.

Concludo con le note negative che ho lasciato accennate qualche paragrafo fa. Ovvero altre serie di corti che sono stati prodotti negli anni da Gianini e Luzzati. In particolare quelli visionati ieri, prodotti da una televisione della Svizzera. Tali cortometraggi rendono esplicito come, a una più povera fase di scrittura e di composizione musicale, anche il versante espressivo risulta impoverito e decisamente meno magico. Delle fiabe si salvano parzialmente I tre fratelli e poco altro come Alì Babà, mentre episodi come quello de La donna serpente o de La palla d’oro abusano fin troppo della sospensione dell’incredulità fino a che l’incantesimo non si rompe.

Comunque sia, Luzzati rappresenta una visione insostituibile nel panorama della storia dell’animazione italiana. In molti possono felicemente farne a meno, ma se vi riconoscete nel profilo di una certa sensibilità per quello che di artistico possono fare la mani dell’uomo fatevi un favore e non perdetevi questa collezione di corti.

Saluti,

Michele

A serious man

Domenica, 13 Dicembre 2009

Nuova recensione su Giornalettismo dedicata al ritorno sul grande schermo per la terza volta in tre anni dei fratelli Coen. Un piccolo gioiellino che non so quanto sarà ammirato dalle masse che esaltano Lebowski, ma che racconta in nuce tutto quello che i Coen hanno da sempre cercato di dire. Vi auguro la consueta buona lettura (che non avviene mai, giacché state leggendo qualcosa scritta da me.., sigh!).

Saluti,

Michele

Una gita a…

Giovedì, 10 Dicembre 2009

Carissimi lettori, con la variazione appena pubblicata Five Obstructions vi invita ad allacciarvi le cinture di sicurezza perchè vi portiamo in giro per il mondo, con film dedicati a città diverse come New York, Parigi, Toronto e Tokyo.

Come direbbe il Genio della lampada: le uscite di emergenza sono qui, qui, qui qui, qui e qui: dappertutto!

Buona lettura.

Saluti,

Michele

PS: Forse qualcuno di voi noterà dei cambiamenti di player per quanto riguarda le playlist. Questo perchè, ovviamente, anche Mixpod come tutti i servizi musicali sul web ha cominciato a limitare la libertà di fruizione del servizio. La colpa non è direttamente loro, ma di Youtube, che ha deciso di non permettergli più di eseguire lo streaming audio dei suoi filmati senza proiettare anche il video. Per questa ragione la visualizzazione del player potrà venire incontro a grossi difetti, oltre a tagliare le gambe all’integrazione all’interno del sito e non com’è attualmente in pop up. Limitazioni alla libertà di fruizione.

Questo a ulteriore riprova che il Web non ha cambiato granchè nel mondo dei media. Il “media degli utenti”, il 2.0, la comunicazione paritaria è ancora un’utopia. I canali di comunicazione sono ancora due o tre, cambiano solo qualche lustrino esterno e qualche nome, ma il 99% di tutto il traffico informativo del web passa attraverso Google e Facebook, due soli siti, due sole persone. E’ il monopolio dei media che si delinea come il peggiore da quando esistono i giornali cartacei. Ogni giorno quando il patron di uno di questi due colossi si sveglia male tutti noi ne paghiamo le conseguenze sulla libertà con cui possiamo fruire dei servizi.

Non ascoltate le fandonie di Grillo. Internet vuol diventare ciò per cui è fatta anche la televisione: mantenere lo status quo. Sta alle nostre scelte consapevoli di utenti riuscire a fare in modo che questi colossi non si prendano anche l’ultimo barlume della comunicazione libera. La libertà di fruizione è fatta dai piccoli sviluppatori come Mixpod e tante altre piccolissime realtà che sì, usano Internet per migliorare il mondo. Google, Facebook, Apple e tutti gli altri vogliono solo una cosa che non è di certo la libertà e la fruizione libera di ciò che può fare la creatività umana: loro. vogliono. i. vostri. soldi.

Hop Hop… Hopper!

Lunedì, 7 Dicembre 2009

New York Movie

1939

Il grande sonno

1946

I gangsters

1946

Viale del tramonto

1950

La finestra sul cortile

1954

Psycho

1960

Senza un attimo di tregua

1967

I giorni del cielo

1978

Paris, Texas

1984

Psycho

1998

Era mio padre

2002

Non bussare alla mia porta

2005

Radio America

2006

Saluti,

Michele

P.S.: Per l’idea di questo post saluto tutti gli amici del baretto. Sì, coi miei amici del baretto andiamo a vedere le mostre di Hopper. Caspita quanto siamo cul-turali.

Videocracy

Venerdì, 4 Dicembre 2009

Post lampo dalla Milano da bere. Solo per informarvi che è stata pubblicata su Giornalettismo la mia recensione di Videocracy. E quale posto migliore per parlare dei media della Mediolanum berlusconianamene mediatica? Nessuno ovvio.

Buona lettura,

Michele