Archivio di Gennaio 2010

Ritratti #1: Wilson Yip

Sabato, 30 Gennaio 2010

Questo è il primo post di una nuova “rubrica” del blog, che si affianca alle altre classiche sezioni. I Ritratti di Five Obstructions assomigliano a monografie su un determinato regista. Non lo sono per il semplice motivo che sono pochi i registi di cui potrei scrivere una monografia, avendo visto solo parte dei loro film. Inoltre contengono ben poche informazioni e considerazioni sulle loro opere. Sono più volte a raccogliere sensazioni e impressioni su nomi che gravitano dietro la macchina da presa. Non sono dedicate nè a grandi maestri (poco utile incensarli), nè a esordienti veri e propri. Nascono piuttosto come occasione per soffermarsi su un particolare regista, magari meno conosciuto, che pur avendo girato molti film famosi e apprezzati non ha visto il suo nome affermarsi tra il grande pubblico come Autore.

Il primo ritratto di Five Obstructions è dedicato a Wilson Yip.

Wilson Yip è un giovane regista di Hong Kong. Il suo debutto sul grande schermo è avvenuto nella seconda metà degli anni 90, quindi ha alle spalle una carriera di poco meno che quindici anni. Il suo primo film di rilievo è Mongkok story (Mongkok è un distretto di Hong Kong e, a quanto ne so, è una tra le zone più densamente popolate della Terra, vedere per credere

).

Il primo film di lui che ho visto fu Biozombie, del 1998.

Si può facilmente notare una fortissima passione per la parodia anarchica dello zombie movie e dell’horror in generale. La guasconeria e la risata leggera sono state nel primo decennio di carriera largamente il suo marchio di fabbrica.

A questa regola sfuggirono, ad esempio, il seguente Bullets over summer (del 1999)…

… e anche Juliet in Love, forse il suo miglior film. In queste prove Yip dimostra di essere maturo, molto più di quanto le sue guasconerie lascino intendere. In entrambi i film c’è una presa di coscienza dell’estetica del brutto e dell’antispettacolare, e la messa in scena di situazioni surreali e poetiche.

Spiace però vedere che questa linea non è stata più seguita. Con 2002 Yip torna all’intrattenimento più spettacolare e parodistico.

Anche in questo caso si ride di gran gusto e con un’estrema onestà nei confronti del proprio pubblico, con una parodia del genere poliziesco/ghostbuster.

Con il 2004 arriva Leaving me, Loving you, una struggentissima e lacrimevole storia d’amore in cui non c’è posto per la sua ironia.

Un film innegabilmente ben girato, ma con poco da dire (come un post di Five Obstructions, quindi).

Il 2004 è un anno importante. E’ infatti in quell’anno che Yip entra in contatto seriamente con il mondo delle arti marziali su pellicola, dopo la pagliacciata di 2002. Si tratta di The white dragon.

Anche in questo caso l’intento dissacrante è evidente. Yip declina il classico wuxiapian con temi da commedia liceale: i danzerecci e letali protagonisti non sono altro che sciocchi e immaturi ragazzini. Un po’ come in Twilight, solo che in quel caso si prendono tutti sul serio. Almeno in questo, un punto a Yip.

Questo si rivela comunque un passaggio importante, perchè Yip non abbandonerà più il genere. Attestandosi su livelli più bassi e commerciali del suo inizio di carriera, ma rimanendo una voce comunque importante e personale nell’Hong Kong di fine decennio. Il primo della lista è Sha po lang

…che rappresenta un classicissimo poliziesco con delle coreografie ben studiate, ma di poco impatto se si è appena smaliziati e non fanatici di arti marziali.

Segue Dragon Tiger Gate.

L’intento da cinecomic è più evidente e, se vogliamo, meno banale e più personale di Sha po Lang.

L’ultimo film di Yip che ho visto è Flash point.

Brutto, sporco e cattivo. Molto simile a Sha po lang, ma a quanto mi ricordo dotato di tutt’altra malizia e di un finale decisamente migliore.

Attualmente il buon Yip sembra essersi imbrigliato in una saga. Il suo ultimo film è infatti Ip Man, che non narra la storia di un benzinaio dell’Italiana Petroli (Dio, perdonami), ma di un maestro di arti marziali del passato cinese.

Sembra un ritorno al classicissimo wuxiapian che mal fa sperare. Soprattutto perchè il suo prossimo progetto per il 2010 è proprio Ip Man 2.

Incrocio le dita per un regista orientale che non ha mai spiccato per contenuti o qualità, ma che ha sempre fatto divertire con onestà e leggerezza.

Saluti,

Michele

A single man

Mercoledì, 27 Gennaio 2010

Dopo lo sfogo di mezza età del raduno di Five Obstructions di un paio di giorni fa, passiamo a un film che di crisi esistenziali ha fatto poesia e base narrativa. Su Giornalettismo è comparsa un paio di giorni fa la recensione del primofilm di Tom Ford: A single man. Augurandovi la consueta buona lettura, cerco un modo per smaltire la deliziosa grappa di ieri sera con cui s’è tirato fino alle 2.

Saluti,

Michele

Five Obstructions Live@Milan 25/01/2010

Lunedì, 25 Gennaio 2010

Incredibbile! Stupefante! Eccezziunale!

Tutto il team di Five Obstructions è riunito per una due giorni milanese di incredibile intensità. Un viaggio che ha necessitato di 10 tir di strumentazione, 12 tour bus, 52 attrezzisti e 325 groupie. Un evento paragonabile al tour degli Zero Assoluto in Sardegna o alla Festa dell’Unità di Mantova. Insomma, i vostri due cinefili preferiti sono riuniti in un’uggiosa serata di Gennaio all’ombra dell’imperturbabile Madunina.

E cosa potevano proporvi quei due vulcanici esseri viventi rispondenti ai nomi di Damiano e Michele durante un’esperienza cotanto mistica? Una super variazione carpiata con playlist a raggio? No no no no. Un flusso incrociato (che è male) di recensioni musicali e commenti tagliagambe sulle ultime novità che animano la scena indie europea? No no no no. Un megadossier sugli anaconda in amore? No no no no.

Il team di Five Obstructions non vi offre niente di niente. Si, avete capito bene: niente di niente.

E perchè vi chiederete voi? Perchè siamo malvagi? No, perchè vogliamo farvi capire quanto è dura la vita. Perchè anche se possiamo sembrarvi dei divi del web senza pensieri e senza problemi, pieni di donne, soldi, fama e successo, siamo anche noi delle creature sensibili, esposte alle ingiustizie dell’esistenza. Non è facile la vita della webstar e anche tu, impubero adolescente che ci leggi sognante, devi sapere che nulla ti viene regalato con tanta facilità, neanche le cazzo di 30 visite giornaliere massime che ci vengono elargite da un fato sogghignante ogni giorno misero che quell’entità burlona che lassù alberga ci regala.

Five Obstructions: un sito per ridere, per pensare, per crescere. Piano, piano, sottovoce come piace la notte agli amici della notte di notte nella notte…

Semper Vester

Damiano

The Kinematograph(s) [Online]

Domenica, 24 Gennaio 2010

Vi ricordate di Tomek Baginski? Ne parlai un anno fa “recensendo” uno dei suoi corti più apprezzati in giro per la rete: Fallen Art. Il talentuoso animatore polacco torna alla ribalta sulle pagine di Five Obstructions a causa della mia scoperta del trailer del suo terzo cortometraggio animato. Scoperta che, a giudicare dal logo del festival di Venezia sul sito ufficiale, si rivela essere come sempre tragicamente in ritardo.

Prima di qualsiasi altra considerazione, guardiamoci il trailer:

La prima impressione che se ne ha è una certa mancanza dell’estro un po’ anarchico che invece caratterizzava Fallen art. Di opere riguardanti inventori del cinema o presunti tali è piena la storia della settima arte. Da docufiction più o meno riuscite (I fratelli Skladanowsky) a horroracci senza grosse pretese (Imago mortis). Dal trailer di questo Kinematograph non sembra venire nulla di granchè nuovo, a parte il trattare il tema in maniera delicata e, forse, matura (cosa che ultimamente pare essere stranamente rara e innovativa). Resta però una resa visiva al solito incredibilmente ben curata e personale, a livello della Pixar. Al comparire in scena dell’incendio, per una frazione di secondo, ho avuto un riflesso pavloviano d’altri tempi.

Per farmi perdonare il vergognoso ritardo e la vergognosissima pigrizia, vi aggiungo un po’ di chicche per gli amanti dell’animazione in computer grafica. Andiamo ad esplorare un po’ il mondo dell’animazione polacca. Suona eccitante, non è vero? :)

Il primo regazzino su cui ho posato gli occhi è Grzegorz Jonkajtys. Ragazzino mica tanto, visto che questo accademico di belle arti di Varsavia è del 1972. Jonkajtys ha partecipato, in qualità di animatore dipendente di un’azienducola sconosciuta come la Industrial Light&Magic, a un buon numero di produzioni cinematografiche. Che vanno, in qualità, dagli abissi infernali de La leggenda degli uomini straordinari a monumenti del trash come Snakes on a plane, dalle visioni magnifiche di Guillermo Del Toro (Il labirinto del fauno) ad eccellenti lavori rovinati da scelte produttive scellerate (The mist). Se Jonkajtys mi interessa è però soprattutto per il fatto che si diletta anche a prendere in mano in prima persona le redini di un intero lavoro. E quindi vi presento il trailer dell’ormai imminente 36 Stairs:

Sembra intrigante. Un po’ Brazil, un po’ eXistenZ, vedremo cosa ne uscirà fuori alla fine. Di Jonkajtyssi si può recuperare in giro per la rete, per farsi un’idea, anche Legacy and Ark, che non sto qui ad includere per non appesantire troppo il post. Visto Legacy si può capire come il ragazzo polacco sia un maestro visivo, ma anche come a livello di scrittura, forse, dovrebbe cercare di sforzarsi un po’ di più. Legacy ha le sue idee, anche intriganti, ma sviluppo e scioglimento non sono quello che si dice essere un buon lavoro di sceneggiatura. Vedremo quindi quanto le due fonti di ispirazione di 36 Stairs sapranno essere amalgamate e sviluppate o se rimarranno citazioni sterili.

Da ultimo parlo di Rafał Wojtunik, già coinvolto da Baginski per il design di Fallen Art. Wojtunik è stato responsabile tra le altre cose degli effetti visivi dell’Antichrist del nostro amatissimo Von Trier. Più precisamente si è occupato del design delle ambientazioni, in particolare la foresta, e del concept visivo delle creature. Qualche illustrazione per capirne la pasta:

That’s all. Sono perfettamente cosciente del fatto che un post di immagini e video nell’era della condivisione social di Facebook sia una cosa un po’ inutile. Forse in origine avrei voluto cogliere l’occasione per parlare dell’evoluzione qualitativa del video streaming online. Youtube ha di recente potenziato l’opzione “HD” presente da qualche tempo nel suo player, per portarla alla risoluzione di 720p. Ed è una gioia per gli occhi vedere per credere: selezionate 720p e godete. Inoltre mi sarebbe piaciuto molto sperimentare il player nuovo, ma dovrò aspettare che quei culattoni a Mozilla si decidino a dare un supporto vero all’HTML5. E: no, Chrome non è un’alternativa.

Avrei voluto, dicevo. Ma non l’ho fatto. C’est la vie.

Saluti,

Michele

PS: Il filo conduttere che lega gli autori qui presentati, oltre al fatto che sono tutti polacchi, è la Platige Image.

Sacrebleu!

Giovedì, 21 Gennaio 2010

Un assonnato Michele vi dà il benvenuto alla prima variazione del 2010, praticamente a un mese di distanza dall’ultima del 2009. Abbiamo qualche piccolo problema nel dare continuità agli aggiornamenti principali del sito, ma il turbine di polemiche che ha seguito la recensione di Avatar ci lascia comunque soddisfatti di questo Gennaio.

Proprio queste reazioni da monocolo caduto mi danno la spinta giusta a parlarvi della nuova variazione. Ovvero una collezione di parodie, di quel meraviglioso transgenere letterario che porta a far pernacchie di tutto e di tutti, anche del Capolavoro Immortalmente Artistico che ora questa ora quella categoria di persone ritiene assolutamente Intoccabile. Anche per il solo gusto di sghignazzarsela di fronte alle reazioni sconsiderate. Pardon monsieur, vous avez perdu la baguette.

Saluti,

Michele

Avatar

Lunedì, 18 Gennaio 2010

Five Obstructions cede alle manie mainstream e dedica con il maggior tempismo possibile lo spazio al fenomeno cinematografico del momento. Su Giornalettismo, infatti, potete trovare la recensione di Avatar, un film evento che ha riempito le sale un po’ in tutto il mondo. Una giornata d’eccezione, in cui lo stato maggiore di Five Obstructions si è presentato biglietti alla mano in sala. Godetevi la recensione e urinate prima che anche quella dura tre ore come il film.

Saluti,

Michele

Trailer Fight #10: Monty Python e…

Venerdì, 15 Gennaio 2010

… e ci avete creduto! No, no parlerò di trailer legati alla comicità anarchica e demenziale del gruppo britannico di pazzi. Bensì quest’oggi voglio parlarvi del senso della vita. Da qui il poco ispirato tranello del titolo.

Senso della vita, racchiuso in trailer. Questa è la ricetta della prima Trailer fight del 2010:

  • Trailer
  • Film col TRAUMA
  • Film con protagonisti uomini oltre i 50
  • Film esistenziali

E questo è quanto. La Trailer fight di oggi è dedicata alla gente che invecchia e invecchiando si trova a dover rispondere, con sempre maggiore pressione addosso, a delle domande. Spesso scaturite dall’isolamento, dal non sapere perchè non si riesce a legarsi agli altri, dalla perdita di una persona cara.

A scontrarsi sono due film di due esordienti (strano come tematiche così mature e difficili abbiano contemporaneamente affascinato due registi relativamente giovani). Il primo è A single man, film di Tom Ford, di prossima uscita in Italia. All’angolo rosso invece abbiamo Crazy Heart, di Scott Cooper, dalla (per me) sconosciuta data di uscita italiana. Trailer!

A single man

Crazy heart

Cominciamo dalla parte debole e meno interessante della Trailer fight, ovvero l’ultima visione, quella di Crazy heart. Perchè parto prevenuto in maniera così feroce? Perchè fondamentalmente per questa pellicola si potrebbe già dare il giudizio definitivo di qualità del film. Alla fine del trailer, infatti, si ha la fastidiosa impressione di aver finito di veder eil film. Perchè siamo di fronte a qualcosa che uno spettatore anche solo mediamente navigato ha visto svariate volte, su grande e piccolo schermo. E’ la solita storia, in salsa country, del vecchiardo bisbetico ma buono, che si allontana e si isola dal mondo. Almeno, sullo stesso tema Van Sant con Scoprendo Forrester ci aveva messo del suo. Ma in questo caso non siamo così fortunati. C’è anche qui il classico incontro inaspettato della straclassica anima pia che pare non avere altro da fare che salvare vecchi burberi da loro stessi, questa volta incarnata dalla paffuta Maggie Gyllenhaal. Nota: quando sarò un vecchio scorbutico (e lo sarò) la prima anima pia che vedo sgambettare sul vialetto dovrà prima salutare il mio spingardino caricato a sale. Promesso. Sta di fatto che questo film sembra fatto a uso & consumo della “performance da Oscar®” del suo protagonista. Non ne ho la minima idea, ma non mi sorprenderebbe affatto se il film fosse prodotto da Jeff Bridges.

Di tutt’altra pasta il suo sfidante, A single man. Ford è al suo primo lungometraggio, ma fin dal trailer si riesce a capire che il ragazzo (’nzomma, è del ‘61) ha del talento da vedere (o forse è solo bravo a fare trailer, verificheremo in sala). Un montaggio che in due minuti dice tutto, ma lasciando l’acquolina in bocca. Si intuisce il trauma, si capisce immediatamente la situazione psicologica del suo protagonista (Colin Firth). L’incessante ticchettare lento e profondo dell’orologio scandisce la profonda crisi che il protagonista attraversa. Questa crisi è accompagnata da uno stile visivo intrigante: Ford riesce con l’occhio della telecamera a fornire una potente espressività (l’inquadratura della bambina e/o delle labra in primissimo piano che accentuano il loro rosso). Alla comparsa finale del titolo abbiamo quindi la testa piena di domande e poche, pochissime risposte. Quale sarà alla fine il ruolo di quella pistola? Le poche risposte che si possono avere riguardano la qualità, assolutamente fuori di dubbio. Anche dovessero finire lì i meriti di A single man, sono sicuro che sarà comunque un bel vedere.

Assolutamente inutile chiedersi chi trionfa in questa Trailer fight. Benvenuto Ford, Cooper rimandato a Settembre.

Saluti,

Michele

Rec 2

Martedì, 12 Gennaio 2010

E con il seguito del famoso horror firmato Balaguerò-Plaza possiamo ufficialmente sancire l’inizio del mio 2010 cinematografico. Ricordatevi di quanto vi dico: questo film finirà nella lista dei cattivi, tra trecento giorni abbondanti. A meno di incredibili delusioni nel prossimo anno. Comunque sia leggetevi la recensione su Giornalettismo che, almeno fino a poco fa, era la prima recensione risultante su Google.it dopo gli orari di proiezione. (E sappiamo che il signor Google ha sempre ragione e ha sempre la sua da dire sui temi più  scottanti, come ci insegna il buon Damiano in questo bel post di inizio anno). Fico!

Saluti,

Michele

Street Fighter: The Legend of Chun-Li

Sabato, 9 Gennaio 2010

Cari lettori di Five Obstructions, lucidate la vostra mezzaluna bassa calcio pugno perchè è in arrivo su Giornalettismo la recensione di Street Fighter: the Legend of Chun-Li. Per dirla con Threadless:

Sublime.

Saluti,

Michele

2009: Those who are left behind…

Mercoledì, 6 Gennaio 2010

Five Obstructions vi dà il suo benvenuto ufficiale nel 2010 con il primo post dell’anno, che sancisce la fine ufficiale del nostro (brevissimo) periodo di blackout vacanziero. Bando ai ricordi in spiaggia del primo Gennaio siculo (ahhhhhh): si torna nelle lande ghiacciate della Danimarca vontrieriana.

Per quanto mi possa vantare del fatto che nel post di fine anno ho inserito le mie 127 visioni di film del 2009, 127 film sono piuttosto pochi per qualcuno che di mestiere fa il critico (fortunatamente io non lo faccio, e a dirla tutta non ho ancora capito che mestiere faccio esattamente). Anche perchè sono finiti i miei tempi da nullafacente studente universitario in cui vedevo dai due ai tre film al giorno: lo scorso anno ne ho a malapena visto uno al giorno ed è stata una battaglia.

Comunque sia, resta il fatto che nel menu di 127 film ne sono stati esclusi molti elementi validi. Molti film che avrei visto più che volentieri. Questo post sul blog ha intenzione di rendere onore a queste pellicole che sono rimaste in un angolo, trascurate.

Sul primo elemento di questa breve e poco rappresentativa lista non dirò molto. Si tratta di Moon, bel film di fantascienza alla Sunshine, diretto da un regista d’eccezione: il figlio di David Bowie, niente di meno! Il film ha avuto una distribuzione scellerata in Italia (mi dicono solo cinque copie). Non mi dilungo molto perchè sono riuscito a vederlo in questi primi giorni del 2010. E posso testimoniare che non solo le copie erano poche: erano anche di pessima qualità, almeno quella su cui si sono posati i miei critici occhi. Vi lascio al trailer e alla promessa di una recensione a breve, magari su Giornalettismo.

Un altro buco del mio 2009 cinefilo è rappresentato da Ricky. Ricky è il nuovo film di François Ozon, un regista francese assai bravo e plurinominato in molti tra i più importanti festival del vecchio continente (soprattutto Berlino, tra cui anche questo Ricky, ma anche Cannes e Venezia, senza molta fortuna però). Con Ricky il regista parigino ci racconta una favola surreale e con elementi che vanno a mescolare un realismo proprio dei fratelli Dardenne a quasi un fantasy. La sua domanda ci pone di fronte a un prodigio unico della natura, e a tutte le sue possibili conseguenze. Vedere il trailer per credere…

Altro giro altra corsa, questa volta per un film su cui non ho colpa per la mia mancanza. Si tratta dell’ultimo film di Tsai Ming-Liang: Visage. Le mie colpe si attenuano perchè, com’è ovvio attendersi, tale maestro del cinema orientale non è stato distribuito in Italia. Un paio di parole sul “maestro” Ming-Liang: praticamente tutti i suoi film mi hanno fatto due palle che la metà bastavano. E’ uno dei registi meno digeribili dell’intero panorama cinematografico contemporaneo. Perchè attendere dunque un suo film? Perchè quando ci si mette Ming-Liang è veramente superbo. In particolare due film sono riusciti a rompere, in maniera dirompente, il muro che sta tra la rottura di palle insopportabile e il film autoriale ostico ma in grado di mandarti in sollucchero l’anima: trattasi di Goodbye Dragon Inn e The hole (il secondo un vero e proprio pezzo di storia cinematografica immortale). In questo caso, il regista malese si trasferisce in Francia per confrontarsi con il mito di Salomè.

Curioso come Ming-Liang sembra intenzionato a un trasferimento in terra francese come già fatto da Wong Kar Wai e come sembra in procinto di fare anche Johnnie To.

Concludiamo con una carrellata rapida:

The informant, di Soderbergh, ovvero finalmente un film in cui Soderbergh fa Soderbergh: un cazzone divertente invece di un presuntuoso intellettuale radical chic:

Paranormal activity: giusto per curiosità, un horror che si avvale dei medesimi meccanismi di ripresa di Rec (a breve esce il 2!) e Diary of the dead, nonchè di una campagna pubblicitaria basata sul viral marketing più spinto:

Agora, nuovo film di Amenabar, chiamato a riscattarsi dopo il, per me, mediocre Mare Dentro (e non so come mai, ma il trailer non mi ispira molta fiducia):

Triage, film del bravo Tanovic, autore di No man’s land:

E infine, personale debolezza legata al rugby, Invictus, l’ultima fatica di Eastwood:

cinema dei buoni sentimenti della malora, ma tutto son disposto a personare se mi porti sul grande schermo François Pienaar.

Saluti,

Michele