Recensione brand new su Giornalettismo. Tra l’altro con una serie di commenti che è iniziata in maniera promettente. Ma, ahimè, anche per stavolta il flame cercato e voluto si è evaporato fin troppo presto. Sono lontani i bei tempi di Avatar. Cosa deve fare uno per avere un po’ di soddisfazione*. A parte tutto: gustatevi una controversa e schizofrenica recensione che deve destreggiarsi tra sublimi visioni e pateticità sceneggiative.
Saluti,
Michele
* Forse godersi un godurioso 16-12 sulla Scozia nel VI Nazioni di rugby? Anche. Visto che l’Italia vince una volta ogni due anni almeno fatemi un po’ sollazzare quando accade.
Per chi non ha voglia di leggere (non ne avrei voglia nemmeno io…) un brevissimo riassunto. L’articolista paventa l’avvento di una macchina che, collegata direttamente all’encefalo dello spettatore (ammesso di trovarne uno), registra i picchi di attività elettrica. In tal modo si possono individuare i momenti in cui attenzione e partecipazione emotiva rispetto a ciò che si sta guardando raggiungono i propri massimi. Le applicazioni suggerite sono ovvie: in tal modo una casa di produzione potrebbe sapere esattamente quali elementi di una pellicola sono i migliori in quanto ad appagamento della “mens populi” (nemmeno si aspetta più la vox).
Senza correre il rischio di prendersi troppo sul serio (il taglio di questo post mi sembra ovvio, per di più il taglio stesso dell’intero blog mi sembra ancor più ovvio…) un paio di considerazioni comunque me le sono fatte.
La prima riflessione che mi viene in mente è che, viaggiando con molta fantasia e stando staccati dalla realtà, con questo sistema la massa di spettatori sarà posta in una situazione profeticamente e profondamente anticipata da Tarkovskij. Da come viene immaginato infatti questo sembra nè più nè meno del cuore della Zona. Anche usando questo articolo come un semplice spunto, è possibile ipotizzare che con una tecnologia del genere lo spettatore medio si sentirà come il Porcospino? Schiacciato da quanto miseri si scoprono essere i suoi desideri più reconditi? Oppure il “more of the same” che brama gli farà spegnere definitivamente la lampadina?
La seconda riflessione invece sta più legata con i piedi per terra. Hollywood è alla disperata ricerca di una cosa del genere, che sia davvero prossima ad arrivare o meno. Il 3D (Avatar?) e lo stile da trailer videoclip (Tony Scott?), come suggerito anche dall’articolista, viaggiano in questa direzione. L’intimo sogno del produttore è avere una scatola che rende la famigerata automavision di Von Trier una profetica realtà.
Il post scanzonato e incompleto termina bruscamente qua, come una tarantiniana missing reel piazzata proprio in fondo. Più che dare risposte, ci interessa creare domande*.
Saluti,
Michele
* Veramente troppo facile capire da questa frase quanto poco tempo e quanta poca voglia avessi di aggiornare il blog?
…siamo arrivati lunghsisimi. E la polizia ci bracca nella variazione appena pubblicata sul sito. Mi sa che è meglio se alziamo i tacchi subito: qualcuno ci sta ascoltando.
Alla prossima variazione, nel frattempo: noi non ci siamo visti, ok?
Post notturno per film da inquietanti presenze. Su Giornalettismo la recensione dell’ennesimo fenomeno di marketing Paranormal Activity. Buona lettura.
Cosa sarebbe la nostra vita senza Google? Com’è possibile riuscire a sopravvivere, nell’era dell’informazione, al mare magnum di dati che intasano tutto il mondo là fuori senza una guida? Non si può. Google è stata una vera e propria rivoluzione continua dal 1998 fino ad oggi. E la sua importanza, in grado di letteralmente cambiare il mondo attorno a noi, è stata ben sottolineata dallo spot che hanno ideato e trasmesso durante l’ultimo Superbowl. Una piccola poesia fatta di semplici query inviate ad un motore di ricerca:
Lo spot si è (giustamente) beccato la sua sacrosanta tonnellata di parodie, tra le quali mi è particolarmente piaciuta questa:
E siccome di parodie vogliamo vivere, anche questo post vuole andare in quella direzione. Qui raccoglierò tutte le ricerche più strampalate e incredibili che, chissà come, hanno portato come risultato il click sul link di Five Obstructions. L’idea non è affatto nuova, cose del genere si fanno praticamente da quando esiste Google, e quello della Morelli movie guide ne è l’esempio più lampante e divertente. Tuttavia da questa idea banale esce sempre qualcosa di nuovo: il popolo di Internet è sempre in grado di sorprenderti.
Per cui ecco un post copia carbone di altre migliaia: in grassetto la query che ha portato al nostro sito (DISCLAIMER: gli autori di Five Obstructions si dissociano ora, in passato e in futuro, dalle query con cui l’idiozia umana è riuscita a giungere a loro. Sarebbe un po’ come criticare un tizio perchè gli hanno sparato addosso).
la bottega delle cose inutili Sei nel posto giusto, baby
la canzone in spagnolo che c’è la finale di fast en furius 3 La finale di che?
amori impuberi nei film E’ arrivato il momento di fare un bel discorsetto con Damiano…
rasature estreme Per uomini che non devono chiedere ahi!
lunga corto Mettetevi d’accordo
manuel agnelli sadomaso Diciamo che gli Afterhours non mi piacciono così tanto (o così poco, vedete voi)
come si rifà un quiz su facebook Il pulsante “Rifai il quiz” mi sembra un forte indiziato
masturbazione medievale …
film ambientati in antartide? Eh si, ne hanno fatti
ffffilmy porno Dalla PPPPolonia con ffffurore
pozzetto comunista Non mi sembra il caso di arrivare agli insulti
“Jason Voorhees” filosofia Ti sembra che un tipo del genere sia appassionato di Hegel e Schopenhauer ?
blog gay Gay ci sarà tuo fratello
la bambina grossa del mondo you tube Conosco solo quelle del pianeta Terra
www ma vammoriammazzato Senza dubbio il miglior sito dell’interwebz
massimiliano ranieri renato pozzetto scena omosessuale Oh
mio
Dio
www.fiveobstructions.com Tu sei un genio. Ma scriverlo direttamente nella barra degli indirizzi?
Non dite niente. Quando non si ha tempo per scrivere si raschia il barile di quello che è rimasto degli avanzi dei mesi precedenti. Mala tempora currunt. Intanto gustatevi la tremibondamente ritardataria recensione su Giornalettismo.
Dopo la pausa forzata degli ultimi giorni (note to self: fare gli afterhour per scrivere gli articoli non è divertente) torniamo per la consueta variazione. Sì: una volta dicevamo variazione della settimana e piano piano stiamo per arrivare a dire variazione del mese. L’obiettivo finale è quello di farne uscire una ogni quattro anni da leggere quando l’Italia esce dai Mondiali.
Comunque sia, per darci un tonto, un pungolo, una svegliata, abbiamo deciso di dare un’impostazione milanese alle variazioni. Consci che Milano non è la verità, vi proponiamo la variazione Ghe pensi mi. Una variazione in cui includere tutti gli adattamenti cinematografici realizzati dallo stesso autore dell’opera originale. Se pensavate a una variazione di soli film milanesi siete dei biechi esseri senza fantasia, anche se quella variazione potrei anche farla (anzi, mo me la segno, bieco essere senza fantasia quale non sono altro).
Il “parte prima” nel titolo serve a farci capire che qua a Five Obstructions appena abbiamo un’idea cerchiamo di spremerla fino in fondo, perchè ce ne capita una ogni morte di papa (a proposito: come stai Razzy?).
Nuova recensione su Giornalettismo. Con qualche settimana di ritardo parliamo del film di fantascienza diretto da David Bowie jr., al secolo Duncan Jones. Un film underground che non molti hanno avuto la fortuna di vedere.