Articoli marcati con tag ‘alieni’

The Lost Skeleton of Cadavra!

Lunedì, 17 Maggio 2010

Va bene, è un film del 2001. A quei tempi andavo ancora al liceo, Facebook non esisteva, c’era ancora Napster (!!!) e pensavo che l’ultima cosa al mondo che avrei fatto fosse il blogger (santi numi, il Michele del 2001 questa cosa non me la perdonerebbe proprio). Quindi direi che non sono esattamente sulla cresta dell’onda. Ma siccome ho visto questo trailer per la prima volta l’altro giorno in una sala americana la speranza è che esista almeno qualcuno di voi che ancora non lo conoscesse. Speranza vana lo so (non tanto perchè sia il 2010, quanto perchè nell’epoca di Facebook fare post sui blog segnalando “video” o “novità” è assolutamente insensato. Ecco: questo sarebbe stato uno spunto ben più interessante per un post su FiveObstructions, ma così va la vita). Ecco a voi quindi l’inquietante trailer di THE LOST SKELETON OF CADAVRA!

Abracadavra, oserei dire. Il film si va ad inserire nella miriade di prodotti più o meno underground, più o meno amatoriali, che celebrano il grandissimo amore del cinema vintage, del trash, dei ricordi d’infanzia. Su tutti c’è il leggendario Italian Spiderman, un fenomeno che vanta moltissimi tentativi di imitazione (un po’ come la Settimana Enigmistica). Se cercate qualcosa di più colossalmente idiota, sia anche solo per la maggiore disponibilità di mezzi e di volontà del ridicolo, potete rivolgervi ad Alien trespass.

Tuttavia non sottovalutate i misteri di Cadavra. Questa perla dello “Z movie volontario” sa anche concedersi delle battute sagaci e affatto scontate in un prodotto del genere come quella che chiude la clip che potete vedere qua sotto. Sapete quanto io adori questa satira sugli scienziati pazzi, no?

Qua arriva comunque il colpo di coda in grado di farvi rimangiare tutti gli sbadigli che avete fatto fin dalla lettura della data 2001. Il vostro buon Michele ha sempre un asso nella manica. Guardate e basite: il perduto scheletro di Cadavra ha avuto l’onore di un sequel e in tempi recentissimi. E’ del 2009 infatti l’inaspettato The Lost Skeleton Returns Again, detentore di una funambolica media di 9.9 su 10 su IMDb (controllate pure il link, stolti).

E se questo non vi basta c’è anche, dagli stessi autori, Trail of the Screaming Forehead.

(Carino come il “Craniascope” ricordi molto da vicino una certa satira su una certa novità del 3D su un certo film con dei puffi alti tre metri…). Oppure quest’ultima clip che vi propongo dall’originale skeleton of Cadavra del 2001.

Che ci volete fare? Ho un debole per queste puttanate.

Saluti,

Michele

District 9

Mercoledì, 10 Febbraio 2010

Non dite niente. Quando non si ha tempo per scrivere si raschia il barile di quello che è rimasto degli avanzi dei mesi precedenti. Mala tempora currunt. Intanto gustatevi la tremibondamente ritardataria recensione su Giornalettismo.

Saluti,

Michele

Trailer Fight #5: Sci-Fi Homeland

Sabato, 2 Maggio 2009

Ci sono sempre più esempi ormai di integrazione totale della computer grafica nell’arte visuale e in particolare in quella cinematografica. Dai primi vagiti, impressionanti per l’epoca, questo aiuto tecnico da sempre catalogato sotto la mera voce “effetto speciale” è diventato un modo per economizzare sui più costosi effetti tradizionali. Spesso con risultati terribili, che per molti hanno fatto nascere l’equazione “computer grafica = bassa qualità”. Non si contano infatti gli appassionati che cercano minuziosamente ogni difetto di questa tecnica visiva per poter sbandierare com’erano belle le creature di plastica o la stop motion, da Eraserhead a Possession (non la porcata con Gwyneth Paltrow, ma il bellissimo film di Zulawski, con la creatura a cura di un Rambaldi in stato di grazia, nel 1981).

Ma ormai la computer grafica sta evolvendo finalmente a un maturo uso artistico. Si sta trasformando da effetto speciale a vera e propria modalità espressiva, che coesiste senza problemi e invasioni di giurisdizione con le riprese dal vivo o, chessò, l’animazione o il bianco e nero. L’esplosione di titoli più o meno di fantascienza ne è testimone, come ne è testimone il fatto che la fantascienza, come già detto nella precedente Trailer Fight, è sempre più genere-ponte, un sottofondo in cui inserire diversi temi o contenuti. O altri generi come vediamo qui. Generi molto legati all’intimo, alla terra, alla casa. Così come la fantascienza, grazie alla computer grafica, è la casa del cinema moderno. Passiamo agli ostacoli di oggi.

  • Trailer;
  • Film fantascientifici;
  • Film con una preponderante componente di computer grafica;
  • Film che trattano prevalentemente un tema legato alla vita quotidiana e alla casa.

I due film che vogliono sbudellarsi a colpi di trailer oggi sono in realtà assai diversi tra loro, come l’ampio cappello vuol fare intuire. Il primo è un originale mockumentary (= finto documentario, vi è un vero genere su queste due antitetiche parole) chiamato District 9. Il secondo è un coloratissimo film, tipico esempio di ciò che Robert Rodriguez ci ha abituato a pensare della sua cinematografia per bambini: Shorts.

La parola ai trailer.

District 9:

Shorts:

District 9 parte come un documentario sugli slums nel Sudafrica (hint: controllare la nazionalità del regista). E il gioco regge bene fino all’inquadratura del disco volante, che giunge davvero inaspettata e a distruggere la noia che vi ha attanagliato fino a quel punto del trailer. Dopo questa epifania il resto del promo si svolge come se la rivelazione non esistesse. Ci sono le interviste (geniale la censura sugli occhi dell’alieno: oltre ad essere gustosamente umoristica è anche segno che ogni singolo aspetto del film è frutto di un’attenta preparazione), ci sono gli stacchi di montaggio tipici di un resoconto sugli slums e tutto quello che fa “documento”. Mirabilissimo e promettente esempio di ciò che dicevo in apertura: la normalizzazione dell’incredibile che sempre più si fa strada nelle vite di ognuno. E una speranzosa sintesi di quello che vuole essere il futuro: il trattare con gli strumenti neutri e non pregiudizievoli dell’arte (il classico documentario che presenta un fatto o una situazione e non la deriva di genere orientato a una tesi, ovvero il post Roger & me) qualcosa che è mai stato visto prima, totalmente alieno, diverso e vittima proprio del pregiudizio. Uno sguardo puntato al futuro e al superamento della cultura a compartimenti stagni.

Shorts è fin dalla prima inquadratura chiaramente un reset di Spy kids. La giocosa e bambinesca serie di Rodriguez era partita bene, ma con l’avanzare degli anni si è trascinata dietro pesanti difetti ed eredità non eliminabili facilmente. Fino a un terzo episodio francamente fastidioso. Rodriguez ha deciso quindi di ripartire da zero, facendo tesoro di ciò che ha imparato ma provando ad evolvere la sua filmografia. L’operazione non riesce a fondo. Il trailer è divertente e promettente, ma non sembra discostarsi molto da uno stile piuttosto piatto e troppo infantile. Quello che va è, per esempio, la scenetta finale del telefono: è infantile al punto giusto perchè è non sense, è stupida, è fottutamente divertente. Quello che non va è la solita bambinizzazione del mondo degli adulti, il bambino infilato nella spazzatura e quant’altro. E’ ancora un relegare fuori dalla porta di casa la tematica infantile, è il doverla vedere per forza come una versione “small size” del mondo degli adulti. Quando è invece molto più colorata e stupida, nel senso buono del termine.

Difficile confrontare i due film, come più volte ripetuto, ma è di certo il distretto nove a dari le vibrazioni migliori.

Saluti,

Michele