Articoli marcati con tag ‘dottorato’

E’ arrivato il momento della banfa

Mercoledì, 7 Luglio 2010

Come preannuncia il titolo è arrivato il momento di svelare gli altarini. Il vostro buon Michele è stato scelto da Google per una Fellowship della durata di tre anni sullo studio delle reti sociali.

Per motivi a me ancora impescrutabili, questa pare essere una notizia di interesse pubblico. Al punto da portare il Dipartimento di Informatica di Pisa presso cui faccio il dottorato a farmi da PR in giro per i giornali. Il primo frutto è stata un’intervista pubblicata oggi (ieri) sul sito del sole 24 ore. Ecco il link.

Visto che siete dei lettori svegli, vi sarà subito sorta una domanda. Che cosa c’entra tutto ciò con il cinema in generale e con Five Obstructions in particolare? Praticamente nulla in tutta onestà. Anche se, a dire il vero, dall’incipit dell’articolo si capisce subito quanto io abbia spudoratamente tentato di fare pubblicità a questo sito. Tra l’altro fallendo (non ci facciamo mancare niente).

Serve tuttavia a ingigantire il mio già smisurato ego. Non che ce ne fosse bisogno, sia chiaro. O forse è un modo per pararsi il culo in futuro. “Perchè non stai aggiornando Five Obstructions, Michele?”. La scusa “Ehhhh c’ho da fare per Gugol!” presto sostituirà la sempre verde “Damiano non mi ha ancora mandato la playlist”.

Saluti,

Michele

UPDATE (09/07/2010): Un po’ di ulteriore rassegna stampa “aftermath”:

Alici?

Mercoledì, 3 Marzo 2010

La variazione è come il pesce: dopo tre giorni si butta?

Ovviamente no, sciocchini. Se parlo di “Alici” è perchè ho tanti paesi delle meraviglie da riempire, nella variazione di questa settimana. Ne ho contati ben quattro, ma ce ne sono almeno un paio di più. Vendesi paese delle meraviglie, quasi nuovo con solo 18000 km, vista sulla villetta del bianconiglio.

Ad ogni modo la variazione di questa settimana non è affatto casuale. Parlo di paesi delle meraviglie in onore dell’uscita nei cinema italiani di una nuova incarnazione dell’immortale e fantastica storia ideata da Lewis Carroll.

Ironico non è vero? (Come è ironico il fatto che la variazione sia stata pubblicata ora è casuale: per puro caso avevo questa variazione disponibile proprio questa settimana. Sono parte di un ingranaggio più grande di me. Oppure la mia mente riesce a dominare inconsciamente il caos in cui vivo. Fico). Ma questo non vi interessa: godetevi il ritorno nel paese delle meraviglie.

E siccome di meraviglie vogliamo parlare, permettetemi un ultimo meravigliante paragrafo che c’entra poco con la variazione. Ricordate il genialissimo viral videoclip degli Ok Go che danzano sui tappeti mobili? No? Qui c’è il link, bufulci. Insomma: gli Ok Go sono tornati, con un nuovo video più sbrilluccicante che mai. Della musica poco importa (ieri l’ho perfino visto muto!), ma il video è assolutamente e pazzescamente un paese delle meraviglie. Meno geniale di quello appena linkato, perchè non c’è un’idea originale dietro realizzata con niente (in fondo il Pitagora Suicci esiste da decenni), però la realizzazione è qualcosa da bocca apertissima. Giudicate voi:

Bello vero? Con questo per oggi si chiude.

Saluti,

Michele

Si torna a scrivere…

Lunedì, 31 Agosto 2009

…anche se in realtà non ho mai smesso. E’ cambiato l’argomento diciamo. Dalle mie brillanti e geniali recensioni cinematografiche ad ostacoli ero passato a buttare giù 35 pagine in doppia colonna di deliri puri su Social Network. Roba con veramente poco senso. Ma, se iddio vuole, tutto questo è più o meno finito.

Aggiornare FiveObstructions sarà un compito sempre più duro, ma per la nuova stagione abbiamo come sempre in cantiere qualche piccola idea. Idee che se fossero messe in pratica sarebbe fantastico, ma che temo che rimarranno idee per sempre. Ma in fondo va bene così.

Aggiornare FiveObstructions quindi è dura, fortuna che siamo (in teoria) in due, anche se Damiano è attualmente coinvolto in una storia tragicamente simile ad Otello nel ruolo di Iago, ma lasciamo stare. In due si scrive meglio, si fa chiarezza e si fa anche più lavoro. Non ci credete? E allora date un’occhiata a questa sezione “Oldies but goldies”:

FiveObstructions is back.

Saluti,

Michele

PS: In partenza da Pisa a Lione. Volo della mattina cancellato. Il responsabile: “Non siamo riusciti a trovare l’equipaggio”. Ancora una volta la squadra di nascondino di Alitalia batte la compaggine dell’Aeroporto di Pisa. Devono cambiare preparatore atletico.

L’indiscutibile gusto di far parte di una setta non invidiabile

Venerdì, 24 Aprile 2009

Sono tornati i titoli barocchi nei post di questo blog, non ne siete entusiasti? Questo può solo voler dire una cosa: post brevi e quindi più concentrati nel loro ripieno gustoso. Oggi infatti torno a parlare molto rapidamente di un altro piccolo tassello nell’immenso mondo, per me ampiamente sconosciuto, dei fumetti. Mondo che, come molti altri, è stato incredibilmente ampliato dalle potenzialità del Web, che ha fatto nascere come funghi molti siti di strip. Siti gestiti da autori che si rifanno, chi più chi meno ma soprattutto chi più, ai Peanuts di Schultz.

L’obiettivo di questo post è piuttosto autoreferenziale. Nessun dottorando infatti può ignorare, e ancora peggio non apprezzare, la serie dei PhD Comics. La prima cosa che salta all’occhio guardando l’archivio delle vignette è che l’autore è in attività fin dal lontano 1997, quindi questo post non è esattamente volto a favi scoprire qualcosa di nuovo. Ma qualcosa di molto divertente di certo, fidatevi.

Andiamo subito al cuore del problema di queste strip: sono tutt’altro che universali. La forza di Schultz e del Watterson di Calvin & Hobbes è stata proprio quella di riportare la mente dei propri lettori alla condizione primordiale di bambino di fronte alla provocante forza del loro umorismo. Umorismo che era, ed è tuttora, in grado di denudare le costruzioni artificiose della vita moderna con un enorme vagone di poesia naif. E’ un’operazione difficilmente ripetibile e che richiede un enorme talento, che non si può trovare dappertutto. E non si trova nei PhD Comics.

I PhD Comics, fin dal loro titolo, sono infatti un fumetto scritto da dottorandi esclusivamente per dottorandi. O comunque per le persone che sono coinvolte nel meraviglioso (?) mondo della ricerca. Non hanno quella carica universale, non sono apprezzabili a pieno da qualcuno che non abbia un terreno comune di esperienza. Molti si sciolgono in grasse risate di fronte a queste vignette, ma è più facile rimanerne perfettamente indifferenti.

C’è però una speranza. In fondo quasi tutti ormai hanno avuto l’esperienza di mettere in piedi una tesi di laurea. Lo do per scontato, dato che ormai la laurea è un accessorio che va piuttosto di moda e in quanto tale è soggetto a saldi e distribuito a chiunque (meglio degli iPod!). Molti si sono quindi trovati invischiati nelle pazzie di relatori, co-relatori e contro-relatori, nelle date di consegna, nei cambiamenti all’ultimo momento. Come se non bastasse anche la vita lavorativa è sempre più soggetta a meeting, lavoro frenetico, superiori in ufficio nevrotici ed esigenti più con gli altri che con se stessi. La vita di un dottorando non è in fondo così speciale e molti si possono rispecchiare in queste vignette con un piccolo sforzo di immaginazione.

Alla fine di tutto il gioco è fatto e con un piccolo sforzo di immaginazione anche i PhD Comics possono essere un nuovo piccolo raggio di sole per risollevarvi la giornata. O per affossarla definitivamente. Diciamo che vi possono dare una nuova piccola spinta al morale che vi permetterà di arrivare in fondo al lavoro che vi sta distruggendo. Per poi ricominciare a lavorare. Ancora e ancora e ancora. Uhm, questo non suona necessariamente come un bene :)

Saluti,

Michele

Salvatore Sanzo, je t’aime

Giovedì, 23 Ottobre 2008

Salve,

come già sapete per merito del mio esuberante collega musicale il sottoscritto ieri è diventato (quasi) ufficialmente un dottorando. La cronaca del mio terzo posto in graduatoria è emozionante e piena di colpi di scena, ma è francamente troppo lunga per essere riportata per intero (dovrei cominciare dalle eliminatorie, poi i gironi all’italiana… uffff troooooppo noioso). Per riassumere il tutto vi mostro una diapositiva del momento saliente dell’orale, possiamo notare come la mia affabile dialettica è stata in grado di farmi sgusciare all’interno della guardia della commissione.

Facezie a parte che cosa vuol dire tutto ciò? Che nei prossimi giorni dovrei essere libero dagli oneri studenteschi dell’esame (almeno fino a quando non comincerà il periodo di schiavismo coatto). Quindi questo blog vedrà qualche aggiornamento un po’ più frequente. Mentre non contate nemmeno per un attimo che ci saranno più aggiornamenti per le variazioni: quelle rimangono una volta a settimana come Topolino.

In onore del mio collega Salvatore Sanzo (bronzomunito a Pechino e ex Dottorando in quel di Pisa) e per evitare che questo blog diventi una discarica di fattacci miei, ecco una sottospecie di variazione di cappa e spada fatta alla buona in cinque minuti:

  • The Blade (Tsui Hark): uno dei non-così-tanti-quanti-si-penserebbe riusciti wuxiapian di un luminare del passato come Hark. Certo molto migliore di quella roba incredibile di Seven Swords (ma come, in nome di Dio, può essergli venuto in mente di far chiamare i suoi protagonisti con dei numeri? “Ehi 6, vieni qua!” “Eh no, caro 3! Io lo so che tu vuoi farmi fare la figura di un 7!”). Ma questo Blade è consigliatissimo: emozione e spettacolo assicurati. 4/5
  • Aragami (Ryuhei Kitamura): una robaccia che non ci si crede (ma d’altronde stiamo parlando di Kitamura, ce lo si può aspettare fin da prima dei titoli di testa). Un polpettone che in soli 70 minuti riesce ad annoiare più della corazzata Potionski di Fantozziana memoria. La trama in pratica si riassume in: un demone e un samurai parlano e ogni tanto si menano. 92 minuti di applausi. Non consigliabile nemmeno per farsi due risate (a parte il clamoroso finale). 1/5
  • Hana (Hirokazu Koreeda): atipicissimo film di samurai, molto ben curato nella sua sceneggiatura da un regista (Koreeda) che difficilmente avrei immaginato alle prese con le katane. L’azione è ambientata in un periodo di pace, che curiosamente si trasforma in un supplizio per coloro che della guerra fan mestiere. Il risultato è qualcosa di ben lontano dagli stereotipi classici del genere, con una curiosa importanza rivestita da tutto quello che ruota intorno ai samurai, più che al samurai stesso. Non per tutti. 4/5
  • Crying Freeman (Christophe Gans): curiosa trasposizione spaziale del samurai in terra americana ad opera di Gans (”quello di Silent Hill”). Protagonista è un samurai Hawaiiano vittima dei classici tormenti del killer redento dall’amore. Gli amici di ieri a causa di una bella guappa diventano i nemici di oggi. Stilosissimo nella regia (d’altronde stiamo parlando di Gans) non riesce in larghi tratti a cadere nel ridicolo involontario. A parte questo c’è da dire che la conclusione delle vicende è meno stereotipata di quanto si potrebbe temere dall’incipit. 2/5

Dottorsaluti a tutti!

Michele