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	<title>Five Obstructions</title>
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	<description>Film, Cinema, Recensioni ad Ostacoli: le Cinque Variazioni</description>
	<lastBuildDate>Wed, 09 Mar 2011 19:52:07 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La storia secondo FO5 #2: 1908-1915</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 19:48:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Arte secondo FO5]]></category>
		<category><![CDATA[1908-1915]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo appuntamento con la prospettiva della network science sulla storia del cinema, ad opera del vostro scienziatissimo Michele. Se vi serve una rinfrescata sul primo episodio, ecco  il link in cui si tratta del periodo precedente al 1907. Se invece vi serve il post originale in cui vedere i dendrogrammi che stanno alla base della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo appuntamento con la prospettiva della network science sulla storia del cinema, ad opera del vostro scienziatissimo Michele. Se vi serve una rinfrescata sul primo episodio, ecco  il link in cui si tratta del <a href="http://www.fiveobstructions.com/?p=2226">periodo precedente al 1907</a>. Se invece vi serve il post originale in cui vedere i dendrogrammi che stanno alla base della divisione in periodi, <a href="http://www.fiveobstructions.com/?p=2207">ecco a voi</a>. Oggi parliamo del periodo che finisce con l&#8217;inizio della Prima Guerra Mondiale, ovvero degli anni dal 1908 al 1915.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://bioscopic.files.wordpress.com/2008/06/mppc.jpg" alt="" width="425" height="286" /></p>
<p>Ricordo che le ere vengono individuate sia per quanto riguarda le persone che hanno creato i film, sia per quanto riguarda le collaborazioni, ovvero i film in sè. La divisione in periodo in questo caso viene guidata soprattutto dall&#8217;uniformità delle personalità impegnate nello sviluppo dei film. L&#8217;era degli autori è infatti molto più omogenea, ed è in grado di trovare il vero filo conduttore del periodo 1908-1915, ovvero la <strong>Motion Picture Patents Company</strong> (vedremo più avanti in cosa consiste).</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://media.web.britannica.com/eb-media/48/4748-004-7829B023.jpg" alt="" width="194" height="300" /></p>
<p>Al contrario, nell&#8217;era delle collaborazioni si possono individuare più facilmente dei sottoperiodi. Questi sottoperiodi sono molto frammentari e pongono due &#8220;sotto rivoluzioni&#8221; nel 1909 e nel 1912. Se infatti fino al 1909 grossomodo la grande novità riguardava ancora il sonoro (le keyword sono synchronized-to-record ed early-sound), in particolare abbandonando il documentario e dedicandosi a una messa in scena più &#8220;alta&#8221; (film-d&#8217;art, william-shakespeare e te-deum le altre keyword), dal 1910 esplode il &#8220;melodrama&#8221;, come è taggato su IMDb.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://3.bp.blogspot.com/_ccFvAOyc8kg/TIB28IgwERI/AAAAAAAAA9U/82WjnFM-CLo/s1600/441px-Broncho_Billy_Anderson-c1913.jpg" alt="" width="337" height="458" /></p>
<p>Ma è soprattutto dal 1913 che si delinea una classe di pellicole molto più precisa, ovvero personaggi quali Broncho Billy (che, pur essendo un attore, è comunque un&#8217;icona del Western, e si è ritirato, guarda caso, nel 1916). Altri personaggi iconici furono Mr. Jarr, la serie Universal Ike o Ham e Bud (ovvero Lloyd Hamilton e Bud Duncan): il primo grande duo del cinema muto e precursore di ben più noti grandissimi come Charlie Chaplin e Buster Keaton.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/b/bb/SiegmundLubin.gif/220px-SiegmundLubin.gif" alt="" width="220" height="271" /></p>
<p>Più uniformità, dunque, per quanto riguarda le persone davanti e dietro la macchina da presa, dal 1908 al 1915. La brutale lista recita Siegmund Lubin, Arturo Ambrosio, William Nicholas Selig, Pat Powers e David Horsley. Siegmund Lubin ha bisogno di poche presentazioni, essendo stato uno dei più grandi produttori dell&#8217;epoca (famosi furono gli studios Lubinville, inaugurati nel 1910). Purtroppo la sua epoca era destinata a terminare nel 1915, a seguito di un disastroso incendio nel 1914 e la successiva chiusura degli studios nel 1917. Arturo Ambrosio, uno dei non molti nomi italiani che vedremo in questa storia del cinema, fu al pari di Lubin un fortunato produttore rovinato dalla Prima Guerra Mondiale.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.latimes.com/includes/projects/hollywood/portraits/william_selig.jpg" alt="" width="280" height="350" /></p>
<p>Più interessante è il caso di William Nicholas Selig, che ci permette di fare un paio di considerazioni in più sulla storia cinematografica e arrivare al cuore del periodo 1908-1915. Anch&#8217;egli produttore, ha avuto molto a che fare proprio con il lancio del Western di Broncho Billy. La sua intuizione nel 1909 fu quella di spostare la sede produttiva in California, sfruttando il clima favorevole alle riprese all&#8217;aperto (si può considerare uno dei papà di Hollywood). Invece la sua caduta nel 1915-16, alla fine di quest&#8217;era che aiutò a caratterizzare, è legata a una causa.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.solarnavigator.net/films_movies_actors/film_images/Universal_earth_space_logo.jpg" alt="" width="397" height="189" /></p>
<p>Tale causa fu una sentenza della corte suprema americana, che decise di annullare i brevetti in mano alla MPPC, una compagnia di cui Selig faceva parte assieme a Lubin e alla Kodak, che aveva il compito di tenere quanto più inaccessibili possibile i brevetti di Edison riguardanti le tecniche di ripresa cinematografiche. Essendo stata fondata proprio nel 1908, questo fa capire come l&#8217;algoritmo sia stato molto influenzato dalla fortuna e dalla rovina di questa istituzione. Ad ulteriore riprova che questa fu un&#8217;era di produttori stanno anche personalità come Pat Powers (co-fondatore nel 1912 della Universal Pictures, major ancora in florida attività) e David Horsley (contemporaneamente co-papà di Hollywood assieme a Selig e patron di una piccola casa di produzione confluita proprio nella Universal all&#8217;atto della sua fondazione).</p>
<p>Come vedete, il cerchio tonda. Alla prossima per scoprire il periodo Prima Guerra Mondiale e Pre-recessione.</p>
<p>Saluti,</p>
<p>Michele</p>
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		<title>Evangelion 2.0: You can (not) advance</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 20:04:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[evangelion]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Seconda parte del rifacimento in forma di lungometraggio della fortunata e affascinante serie Neon Genesis Evangelion. Essendo una seconda parte, ci troviamo immediatamente catapultati nell&#8217;azione. La storia, grossomodo, la conosciamo tutti. Shinji Ikari, il protagonista, si trova a fronteggiare la parte centrale degli attacchi degli angeli a Neo Tokyo 3 per difendere il mondo da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://cdn.myanimelist.net/images/anime/8/18170.jpg" alt="" width="225" height="324" /></p>
<p>Seconda parte del rifacimento in forma di lungometraggio della fortunata e affascinante serie Neon Genesis Evangelion. Essendo una seconda parte, ci troviamo immediatamente catapultati nell&#8217;azione. La storia, grossomodo, la conosciamo tutti. Shinji Ikari, il protagonista, si trova a fronteggiare la parte centrale degli attacchi degli angeli a Neo Tokyo 3 per difendere il mondo da un cataclisma che spazzerebbe via dal pianeta la poca vita che rimane dal Second Impact. Per farlo, pilota un Eva: un gigantesco robot &#8220;organico&#8221;. Si parte fondamentalmente a narrare dal sesto angelo a circa il decimo, credo (se non ho contato male). Tuttavia a livello di intreccio qualche sorpresa questo secondo lungometraggio riesce a darla, anche agli appassionati da lunga data di questa serie (del 1995!).</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="349" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/k4TxIHgKxJw?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/v/k4TxIHgKxJw?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;">Francamente non mi aspettavo proprio di dover dedicare un nuovo post alla progettata tetralogia di Evangelion, almeno dopo aver visto (<a href="http://www.fiveobstructions.com/?p=1048">e recensito</a>) il primo lungometraggio. Questo perché You Are (Not) Alone non rappresentava solo praticamente tutto il peggio che si può fare nel riadattamento tra media diversi, ma perché era una pietra miliare a testimoniare una quasi inamovibile volontà di non cambiare nel futuro. Beh, alla luce di questo You Can (Not) Advance posso tranquillamente ammettere di essermi sbagliato (oppure in casa Gainax è successo un cataclisma epocale cui è seguito un cambio totale di direzione: non impossibile, d&#8217;altronde Hideaki Anno uno scemo non è).</p>
<p style="text-align: left;">All&#8217;atto pratico, questo secondo capitolo eccelle sotto tutti i punti di vista in cui falliva il suo predecessore. Si può arrivare a dire che questa diviene (quasi) una delle migliori trasposizioni di medium viste negli ultimi tempi. Indagheremo poi le ragioni del (quasi), per ora andiamo a scovare dove sono gli innegabili meriti del rinnovato duo alla regia Masayuki e Kazuya Tsurumaki. Innanzi tutto, il primo ricade sotto l&#8217;intera responsabilità di Anno stesso: You Can (Not) Advance non ha affatto il medesimo intreccio della porzione di serie che va a rappresentare. Tutt&#8217;altro. E questo vale non solo per i meri avvenimenti che tessono la tela del progetto: gli stessi rapporti inter e intra personaggi sono differenti, come le loro psicologie e perfino parte dei messaggi che sottendono l&#8217;opera tutta. Se Anno nel 2007 fu serio contendente del premio &#8220;<strong>Che te lo dico a fare</strong>&#8221; al miglior regista pigro dell&#8217;anno (premio andato nel 2008 a Haneke, <a href="http://www.fiveobstructions.com/?p=157">fonte</a>) non modificando praticamente nemmeno una riga di quanto scritto, qui si è dato da fare praticamente rifondando l&#8217;intera opera.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" src="http://www.makigumo.com/n_img/evangelion-09.jpg" alt="" width="554" height="311" /></p>
<p style="text-align: left;">Con scelte a tratti coraggiosissime, che vanno a minare alcuni degli episodi più divertenti (l&#8217;arrivo di Asuka) od originali (ad esempio il combattimento nel vulcano) della serie. Questi sacrifici si rendono assolutamente necessari per adattare il formato &#8220;serie tv&#8221; a quello di &#8220;lungometrggio&#8221;: non si può viviere di finali ogni 20 minuti, altrimenti salta tutta la godibilità del film. Ben venga dunque un ingresso molto rapido della rossa o altri combattimenti più banali, anche ad opera di mecha e personaggi inventati per l&#8217;occasione (che, per quanto non riuscitissimi, danno comunque continuità e ritmo alla pellicola, nonché buone prospettive per il terzo episodio della serie).</p>
<p style="text-align: left;">A tal proposito la regia Masayuki/Tsurumaki zoppica ancora un po&#8217; troppo nel cercare il giusto ritmo ed equilibrio tra le scene: il film si agita ancora di tratti episodici secchi di pochissimi minuti e a volte in sequenze un po&#8217; troppo slegate tra loro. Si fatica un po&#8217; a tenere il filo, proprio perché esso risente ancora della forma del cortometraggio, ma le soluzioni trovate sono decisamente più convincenti del disastro quasi totale del primo episodio della serie. Un plauso ai due nipponici va invece per essere riusciti a fare propria una delle regole d&#8217;oro del lungometraggio, ovvero lo &#8220;show, don&#8217;t tell&#8221;. Si possono apprezzare infatti nel film alcuni stacchi di intermezzo musicale che in due minuti senza dialogo riescono a comunicare tanto quanto serrati dialoghi di cinque minuti nella serie. Insomma, Evangelion 2.0 è, finalmente, un po&#8217; più un film.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" src="http://www.news-anime.com/wp-content/uploads/2010/10/Evangelion-2.0-You-Can-Not-Advance.jpg" alt="" width="550" height="309" /></p>
<p style="text-align: left;">Il film continua a prestare sempre più fede alla versione animata del progetto, e nel fare questo distacca ulteriormente il suo focus dal lato più adulto della questione (proprio come la serie animata faceva col fumetto, molto più posato e meno esplicito). Questo è contemporaneamente sia un bene che un male (e arriviamo al &#8220;quasi&#8221; di prima). E&#8217; un bene perché l&#8217;azione, usando una metafora videoludica, diventa sempre più arcade e meno simulation (so che è un po&#8217; ridicolo parlare di &#8220;simulation&#8221; per Evangelion, ma almeno nella prima metà della serie è così). Questo si tramuta in combattimenti mediamente peggiori, ma con vette adrenaliniche più alte (se ci si dimentica giusto dei primi). E diviene anche ridottissime scene e pippe mentali sull&#8217;avanzamento psicologico dei propri personaggi: niente più interminabili sequenze di voice over e scuse e pianti, anche se ogni tanto qua e là qualcosa c&#8217;è, ma il miglioramento è palese e sotto gli occhi di tutti.</p>
<p style="text-align: left;">Il problema maggiore di You Can (Not) Advance è che sempre più spesso scivola in quelle bambinate e ridicolaggini messe ad arte per abbassare il suo target che irritano non poco, per quanto stupide. Intendiamoci: Evangelion nasce fin dal 1995 come serie di &#8220;robottoni e belle donne&#8221;, ma l&#8217;utilizzo così ero-soft delle curve femminili aveva sempre trovato la sua giusta dimensione e non stonava troppo nel contesto. Qui è spiattellato in bella evidenza fin da subito e perfino in maniera esplicita nei dialoghi. Scelte registiche di inquadrature e brevi sequenze che stanno molto meglio nell&#8217;intro di qualche hentai che non in una tetralogia a sfondo filosofico/psicologico. Nulla in sintonia con l&#8217;essere bacchettoni e in contrario contro momenti leggeri e un po&#8217; di sano rifarsi gli occhi, sia chiaro. Però c&#8217;è una differenza tra, ad esempio, la nuotata introduttiva di Ritsuko (non ricordo se nel fumetto o nell&#8217;originale serie animata) o l&#8217;inquadratura diretta di due tette che rimbalzano.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" src="http://tsyuku.files.wordpress.com/2010/06/utw-thora-evangelion-2-22-you-can-not-advance-bd720px264ac3bc72ace1-mkv_snapshot_01-51-22_2010-06-02_17-08-16.jpg" alt="" width="508" height="285" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>4 / 5</strong></p>
<p style="text-align: left;">Saluti,</p>
<p style="text-align: left;">Michele</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8230;and the Oscar went to&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 23:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[academy]]></category>
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		<description><![CDATA[Ecco qui il post &#8220;aftermath&#8221;, come promesso. Del mio post precedente 15 previsioni su 24 sono state azzeccate. Sono riuscito a stare nelle previsioni, nel margine superiore con mio estremo piacere, però non è andata bene come potevo sperare. D&#8217;altronde c&#8217;è chi ne ha azzeccati 17, e due premi di differenza su queste cifre sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco qui il post &#8220;aftermath&#8221;, come promesso. Del mio post precedente 15 previsioni su 24 sono state azzeccate. Sono riuscito a stare nelle previsioni, nel margine superiore con mio estremo piacere, però non è andata bene come potevo sperare. D&#8217;altronde c&#8217;è chi ne ha azzeccati 17, e due premi di differenza su queste cifre sono un distacco non indifferente, tra ci un po&#8217; le cose le sa ma ogni tanto prende cantonate (il sottoscritto) e chi invece le sa e basta. Comunque sia: analizziamo.</p>
<p>Il miglior film alla fine è stata una scelta molto più facile di quanto non mi aspettassi. Anzi: è stata la causa del mio fallimento più grande. Il sottovalutare quanto un cinema vecchio, stantìo e dalla puzza di vecchio di Tom Hooper è stato un grave errore. Un registucolo televisivo (che infatti ha alle spalle una pochezza disarmante, nonostante una carriera quasi di 15 anni). Premiare alla regia una persona che scimmiotta malamente Van Sant e dirige interminabili dialoghi con un alternarsi di controcampi da filmino del compleanno è tipico di chi confonde un film con una semplice vicenda che non ha niente di più del teatro. E così se ne va a ramengo la mia previsione su Fincher (non gliela vogliono proprio dare questa statuetta, nemmeno con il ruffianissimo e perfettamente Academy Benjamin Button, una delle sue peggiori pellicole se raffrontate a Zodiac o allo stesso Social Network). Oltre che alla sceneggiatura &#8220;originale&#8221; (avete notato l&#8217;uso satirico delle virgolette? Eh? Eh???).</p>
<p>Facili le vittorie sugli attori e invero azzardata si è rivelata la scommessa su Hailee Steinfeld (evidentemente alla Academy volevano proprio farlo passare per pirla il povero Marky Mark, premiandogli tutti gli attori non protagonisti nel film di cui è titolare del primo nome sulla locandina).</p>
<p>Da manuale e senza sorprese la premiazione di Toy story 3 (figuriamoci se l&#8217;Illusionista&#8230;) e tutta una serie di premi tecnici che sono di solito i più facili da inzeccare (si premia solo la perfezione tecnica dell&#8217;industria, mai che ci sia un riconoscimento per un utilizzo &#8220;low-fi&#8221; artistico e significativo). E così vanno giù la canzone, il sonoro e il missaggio, scenografia, effetti visivi, costumi, trucco e montaggio. Ho solo sopravvalutato il potere della fotografia del film dei Coen contro Inception: quando la Academy si impunta che *tutti* i premi tecnici devono andare al grande escluso dai premi &#8220;importanti&#8221; non c&#8217;è modo di convincerla del contrario.</p>
<p>Rimangono gli ultimi cinque premi, quelli che già nel mio post avevo additato come previsioni praticamente casuali. E infatti per quattro di essi non c&#8217;è sorpresa che abbia toppato. Vince Inside job perché la Academy deve far vedere di essere al passo coi tempi e coi problemi veri della ggggente (la crisi economica). Sono rimasto invece piuttosto basito dalla scelta della Bier al posto di Biutiful per il miglior film straniero. E&#8217; questo l&#8217;unico premio in cui ho sbagliato la previsione perché la Academy ha deciso di premiare davvero qualcuno di migliore, di outsider, di non autocelebrativo. Brutti tempi per il nostro messicano.</p>
<p>E così: 15 su 24, ma senza nascondersi sulle previsioni toppate. Five Obstructions va avanti così.</p>
<p>Saluti,</p>
<p>Michele</p>
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		<title>And the Oscar goes to&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 13:09:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[FO5 Generics]]></category>
		<category><![CDATA[conservatori]]></category>
		<category><![CDATA[oscar]]></category>
		<category><![CDATA[polemica]]></category>
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		<description><![CDATA[Amici e amiche di FiveObstructions, la notte degli Oscar è vicina. Già in passato parlai di questa amena serata, in cui nel mondo del cinema cambia poco o nulla. Una manifestazione del mantenimento dello status quo, il festival del conservatorismo. Proprio per questo anche quest&#8217;anno ho deciso di dedicarci un post. Questa volta non a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amici e amiche di FiveObstructions, la notte degli Oscar è vicina. Già in passato parlai di questa amena serata, in cui nel mondo del cinema cambia poco o nulla. Una manifestazione del mantenimento dello status quo, il festival del conservatorismo.</p>
<p>Proprio per questo anche quest&#8217;anno ho deciso di dedicarci un post. Questa volta non a serata finita, analizzando le premiazioni e le esclusioni illustri. Questa volta il vostro buon Michele ha in mente qualcosa di più subdolo. Quest&#8217;anno intendo annunciare i vincitori degli Oscar *prima* che li decida la Academy. Il messaggio è chiaro: gli Oscar sono qualcosa di talmente reazionario e prevedibile, inscritto nei binari del conformismo, che è possibile sapere come andrà a finire ben prima degli annunci ufficiali. A patto giusto di sapere più o meno come funzionano e come vengono oliati gli ingranaggi di questo grande baraccone.</p>
<p>Post pesante dunque, nel quale ci metto la faccia. Prometto solennemente di scrivere un post dopo questo in cui mi assumerò tutte le responsabilità in caso di fallimento, non glisserò eventuali figuracce. Giusto per mettere le mani avanti, l&#8217;obiettivo è quello di individuare fino a 12 (il risultato che mi attendo) o 15 (se tutto va perfettamente) statuette sulle 24 assegnate. Dato che alcune sono completamente casuali, non avendo io avuto modo di vedere tutti i candidati (che, per il miglior film, sono ben dieci). Numero che però è ben al di sopra della probabilità uniforme di inzeccare i premi dando risultati completamente a caso, che dato il numero di candidature è grosso modo 5 previsioni azzeccate, a stare un po&#8217; larghi.</p>
<p>Bando alle ciance ed ecco dunque i miei vincitori:</p>
<p><strong>MIGLIOR FILM:<span style="color: red;"> </span></strong><span style="color: red;"><strong> </strong></span>Il Discorso del Re</p>
<p><strong>MIGLIOR REGIA</strong>: David Fincher (The Social Network)</p>
<p><strong>MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA</strong>: Colin Firth (Il discorso del re)</p>
<p><strong>MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA</strong>: Natalie Portman (Il cigno nero)</p>
<p><strong>MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA</strong>: Christian Bale (The fighter)</p>
<p><strong>MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA </strong>: Hailee Steinfeld (Il grinta)</p>
<p><strong>MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE</strong>: Toy Story 3</p>
<p><strong>MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE</strong>: Inception (Christopher Nolan)</p>
<p><strong>MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE</strong>: The Social Network (Aaron Sorkin)</p>
<p><strong>MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE: </strong>The Social Network (Trent Reznor)</p>
<p><strong>MIGLIOR CANZONE ORIGINALE</strong>: &#8220;We Belong Together&#8221;, da Toy Story 3</p>
<p><strong>MIGLIOR SONORO: </strong>Inception</p>
<p><strong>MIGLIORI EFFETTI SONORI: </strong>Inception</p>
<p><strong>MIGLIORI EFFETTI VISIVI</strong>: Inception</p>
<p><strong>MIGLIOR SCENOGRAFIA: </strong>Alice in Wonderland</p>
<p><strong>MIGLIOR FOTOGRAFIA: </strong>Il Grinta</p>
<p><strong>MIGLIORI COSTUMI</strong>: Alice in Wonderland</p>
<p><strong>MIGLIOR TRUCCO</strong>: The Wolfman</p>
<p><strong>MIGLIOR MONTAGGIO</strong>: The Social Network</p>
<p><strong>MIGLIOR DOCUMENTARIO</strong>: Exit through the Gift Shop</p>
<p><strong>MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO: </strong>Killing in the Name</p>
<p><strong>MIGLIOR CORTOMETRAGGIO</strong>: Na Wewe</p>
<p><strong>MIGLIOR CORTOMETRAGGIO ANIMATO</strong>: Day &amp; Night</p>
<p><strong>MIGLIOR FILM STRANIERO</strong>: Biutiful</p>
<p>Nei premi tecnico/effettistici sicura man bassa di Inception, manco a starlo a dire, che anche come sceneggiatura originale stacca di netto la concorrenza. Per il resto Fincher sbanca di sicuro in regia e montaggio, ovvero i suoi punti di forza in cui Nolan è un po&#8217; più debolotto: contatto empatico e gestione del cast.</p>
<p>Le conformiste performance da superstar di Colin Firth (gigione che nel discorso del re non vale l&#8217;ombra di A single man) e la Portman (un cigno nero tutto disegnato attorno a lei) piaceranno alla Academy senza dubbio. Bale ha buon gioco essendo non protagonista di The fighter, evitando quindi di scontrarsi con Firth e, ad eccezione di Ruffalo, nessuno ha le capacità e l&#8217;immagine all&#8217;interno della Academy per scippargli la statuetta. Discorso diverso per l&#8217;attrice non protagonista: qua è veramente dura e devo scommettere sulla pedofilia di Hollywood che darà il premio alla Steinfeld quando anche tutte le altre candidate avrebbero comunque pari possibilità.</p>
<p>Difficilissima la scelta per miglior film: apparirebbe scontato il comercialismo di Inception, o la doppietta di Fincher con The Social Network. Scommetto sul discorso del re, in cui l&#8217;accoppiata libertà, elitarismo e seconda guerra mondiale può dargli il guizzo che gli serve contro due film nettamente e indiscutibilmente migliori. La Pixar dominerà dove domina sempre (canzoni e cortometraggio animato) e anche del lungometraggio animato: Miyazaki non c&#8217;è, tuttavia The illusionist avrebbe buone possibilità, ma non me la sento di rischiare (come non se la sentirà la Academy).</p>
<p>L&#8217;autogol della brutta colonna sonora di Hans Zimmer per Inception darà probabilmente al bravo Trent Reznor la statuetta per The Social Network. Il gotico di Burton impressionerà in premi artistici come costumi e scenografie. Per il trucco sono combattutto: in The wolfman il lupo era volutamente realizzato malissimo, ma era una finezza che riportava all&#8217;originale di cui era il remake. Saprà la Academy farsi le pippe su questa autoreferenzialità? Io scommetto sul si.</p>
<p>Nulla da commentare sulla macchina da Oscar Iñárritu (Biutiful), arriviamo alle questioni spinose. Se Exit through the Gift Shop come documentario è una buona scelta (ho visto la promozione che gli fecero in America, ma la concorrenza è forte, specie Restrepo e Inside job, ma soprattutto Waste land, mio secondo favorito), per cortometraggio e cortometraggio documentario la scelta è difficilissima. La mia scommessa va tutto sul buonismo made in Academy, dunque i genocidi a gogo (fanno sempre scena) di Na Wewe per il cortometraggio, e il solito scontato terrorista arabo di Killing in the name (se non vince Al-Qaeda chi può vincere?).</p>
<p>Saluti,</p>
<p>Michele</p>
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		<title>Il cigno nero</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 14:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[aronofsky]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://www.filmzone.it/pictures/20101123/cignonerolocandina.jpeg" alt="" width="307" height="453" /></p>
<p>Nina (Natalie Portman) fa parte del corpo di ballo di un&#8217;importante compagnia a New York. Compagnia che non se la passa troppo bene in termini di pubblico, anche per via dell&#8217;età che inesorabilmente avanza per la prima ballerina del gruppo (Winona Ryder). Proprio a causa di questo, il direttore e regista del corpo di ballo (Vincent Cassel) decide di cercare nella sua squadra una nuova prima ballerina che interpreti sia il cigno bianco che il cigno nero per la nuova versione che ha in mente de Il lago dei cigni. Tendente da sempre alla perfezione a un&#8217;ingenuità dovuta soprattutto all&#8217;invadenza della madre (Barbara Hershey), Nina non ha problemi ad interpretare il cigno bianco. Ma per il cigno nero avrà bisogno che qualcuno faccia uscire da lei il suo lato più oscuro e sanguigno, e la conturbante Lily (Mila Kunis) sembra proprio piovuta dal cielo per esaudire questo desiderio.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="349" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/JP4iAg1Af2A?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/v/JP4iAg1Af2A?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;">Sempre più, dopo il colossale <a href="http://www.imdb.it/title/tt1125849/" target="_blank">The wrestler</a> giustamente premiato a Venezia, la carriera di Aronofsky acquista senso e significato. Temi comuni che un poco mancavano e lo rendevano piuttosto anarchico, almeno fino a <a href="http://www.imdb.it/title/tt0414993/" target="_blank">The fountain</a>. Un periodo che, peraltro, proprio  per la sua grande imprevedibilità risultava un poco più affascinante. E quindi questo rinnovato senso non è nè qualcosa che i film di Aronofsky sentivano necessario, nè un passo indietro nella sua arte. Semplicemente, un nuovo corso. Che non vedo l&#8217;ora di proseguire con l&#8217;annunciato film di Wolverine, che dopo Raimi/Lee con <a href="http://www.imdb.it/title/tt0145487/" target="_blank">Spiderman</a>/<a href="http://www.imdb.it/title/tt0286716/" target="_blank">Hulk</a> o Snyder con <a href="http://www.imdb.it/title/tt0409459/" target="_blank">Watchmen</a>, può garantire una terza rivoluzione al cinefumetto.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" src="http://static.screenweek.it/2011/1/24/il-cigno-nero-natalie-portman-foto-dal-film-1_mid.jpg" alt="" width="536" height="357" /></p>
<p style="text-align: left;">Parlando del cigno nero risulta evidente fin da trailer e locandine il tema del doppio che il buon Aronofsky ha intenzione di trattare. Tema che è però solo la superficie di un&#8217;opera molto più profonda di quello che un semplice sdoppiamento non garantirebbe. In molti si sarebbero fermati al semplice conflitto tra le due anime, ma il buon Darren invece che inscenare la guerra tra lo Yin e lo Yang di Nina ne va a scavare le ragioni. Ragioni che si possono ricercare nel complesso rapporto che lega il personaggio della Portman a quello della madre. Una madre che riversa nella propria figlia tutte le aspettative di una vita e dei risultati che lei stessa non è stata in grado di raggiungere.</p>
<p style="text-align: left;">Il distruttivo amore paterno/materno di coloro che invece di proteggere i propri figli gli cacciano contro la maledizione del non essere mai abbastanza bravi, o di successo. Creando al contempo una barriera tra il figlio e il mondo, incapace di proteggerlo costantemente e quindi fonte di mortale distruzione appena qualcosa va ad infrangere il delicato equilibrio che si era andato a creare. Col risultato di dare il via a una generazione di automi, che vivono senza sapere perché vivono, incapaci di cogliere il bello dalla vita perché troppo indaffarati ad essere approvati. A raggiungere una vetta inutilmente più in alto. Senza contare che, una volta raggiunta la perfezione, che senso ha il dopo?</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" src="http://www.soloparolesparse.com/wp-content/uploads/2011/01/black-swan-portman-472x265.jpg" alt="" width="472" height="265" /></p>
<p style="text-align: left;">Aronofsky sa alla perfezione come raggiungere questo risultato. E, siccome sa di saperlo, come primo risultato asciuga la parte dialogica della sceneggiatura per evitare di spiegare l&#8217;ovvio. E porta la propria telecamera a diventare mezzo di comunicazione principale allo spettatore. Che può raggiungere vette di bravura eccellenti (bei piani sequenza, non esageratamente lunghi) a volte un po&#8217; troppo sboroni (come le piroette attorno alla Portman in sala prove) qualche volta a macchiare con inutile leziosità il buon lavoro fatto (la sequenza dei dipinti della madre è stucchevole). In generale, il comparto di effettistica risulta magistrale, in quanto capace di bilanciare senza problemi computer grafica e ben più classico trucco. Nulla da dire sul sonoro: sbagliare un film del genere era impossibile e il compitino è stato svolto come da copione.</p>
<p style="text-align: left;">Ciò che più esalta della regia del buon Darren è la capacità di creare una commistione tra brutto e bello, o forse tra buono e cattivo (bianco e nero, guarda caso) che ha dell&#8217;esemplare. Si possono rintracciare qua e là pezzi di Gus Van Sant (<a href="http://www.imdb.it/title/tt0363589/" target="_blank">Elephant</a>), perfino Sorrentino (<a href="http://www.imdb.it/title/tt0295671/" target="_blank">L&#8217;uomo in più</a>) e Mann (<a href="http://www.imdb.it/title/tt0369339/" target="_blank">Collateral</a>). Anche se la parte del leone delle influennze, quella evidente e sotto gli occhi di tutti, è il ciclo Cronenberghiano della trasmutazione della carne (ormai passato da almeno tre pellicole e una dozzina di anni). D&#8217;altronde in una sequenza su due osserviamo la Portman mettersi e togliersi gli orecchini, giusto per parlare di piccoli dettagli a fianco delle evidenti lacerazioni su mani, piedi e spalle. E se alcune scelte come quelle Lynchiane di un estremo uso digitale del simbolismo e dell&#8217;effettistica farebbero correre il rischio di far scivolare la pellicola nel baratro dell&#8217;autarchia espressiva e della totale non-comunicazione (di cui David è maestro), nel Cigno nero lo spettatore non perde mai la bussola di ciò che succede, ma soprattutto di cosa significa ciò che succede. Non è cosa assolutamente da poco.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" src="http://www.bscreview.com/wp-content/uploads/2010/12/Black-Swan-Portman-Kunis.jpg" alt="" width="475" height="201" /></p>
<p style="text-align: left;">La nota in chiusura per il comparto attoriale, che alla fine si riduce alla sola Portman, in quanto presente in tutte le scene del film. Il lavoro della protagonista è eccelso, così come lo fu quello di Rourke per The wrestler, a riprova del fatto che Aronofsky sa cucire le proprie storie in modo tale da avere un vestito perfetto per i protagonisti che si sceglie. Scontato l&#8217;Oscar per la Portman, che comunque non fa molto di più di essere sè stessa in un ruolo scritto apposta per lei. Francamente, piacque di più Rourke forse per il fascino del ruolo decadente.</p>
<p style="text-align: left;">Ruolo decadente che vale l&#8217;ultima considerazione, ovvero quella sul finale. Senza spendere troppe parole per non riovinare la visione, i due finali hanno svariati punti in comune e potrebbero essere confusi l&#8217;uno con l&#8217;altro. Nulla di più lontano dal vero, che anzi parla di totale contrapposizione e quasi diametralmente opposta interpretazione (e, anche qui, si preferisce il lottatore).</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" src="http://socielite.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/natalie-portman-ballererina-black-swan-02.jpg" alt="" width="341" height="463" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>4 / 5</strong></p>
<p style="text-align: left;">Saluti,</p>
<p style="text-align: left;">Michele</p>
]]></content:encoded>
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		<title>2Days</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 08:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi Five Obstructions vi offre un altro tuffo nel mondo del corto underground italiano. Questa volta ho scelto un corto intitolato 2Days, ad opera di Sabrina Ragaglini. Vediamolo assieme. Il corto si anima in una serie di progressive dicotomie, un vero e proprio frattale di scelte binarie. Lo sdoppiamento della vita di una persona disabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi Five Obstructions vi offre un altro tuffo nel mondo del corto underground italiano. Questa volta ho scelto un corto intitolato <strong>2Days</strong>, ad opera di <strong>Sabrina Ragaglini</strong>. Vediamolo assieme.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/vG3FL0WxWEQ?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/v/vG3FL0WxWEQ?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Il corto si anima in una serie di progressive dicotomie, un vero e proprio frattale di scelte binarie. Lo sdoppiamento della vita di una persona disabile (prima e dopo l&#8217;incidente) si riflette nello sdoppiamento delle immagini del corto: da una parte le concrete e reali difficoltà rappresentate da un taglio visivo della macchina da presa posta sulla carrozzina, dall&#8217;altra una serie di immagini astratte che con una simbologia tutta particolare cercano di rappresentare la parte più eterea dei dolori e delle angosce provocate da una situazione di così difficile sopportazione.</p>
<p>Per quanto riguarda la parte concreta mi pare più che lampante la prima cosa che si nota: un estremo utilizzo del bianco e nero low-fi, sporco ed espressionista. Un uso che mi ha portato subito alla mente il <a href="http://italian.imdb.com/title/tt0096251/" target="_blank">Tetsuo</a> di Tsukamoto, con il quale convide anche la visione della carrozzina come innesto metallico all&#8217;interno della persona. Se in Tetsuo questo era un potenziamento malato, qui è invece una protesi necessaria atta al superamento della condizione deficitante, che tuttavia si porta con sè degli strascichi negativi (la non libertà di movimento nella società).</p>
<p>Se questo è un ottimo punto a favore, devo dire che la restante parte &#8220;concreta&#8221; non mi ha convinto allo stesso modo. Quando l&#8217;occhio si sposta dalle ruote metalliche alla barriera perde forza. Le inquadrature al ciglio del marciapiede ad esempio mi paiono non riuscire ad esprimere la stessa violenta forza espressionistica del resto del corto. Per usare parole semplici mi sembra che la soluzione trovata alla rappresentazione esplicita delle barriere sia banale, o per essere più precisi meno meditata delle altre.</p>
<p>Passando a considerare anche l&#8217;altra parte astratta del corto, e quindi l&#8217;opera nella sua interezza, si può notare un intelligente e sapiente uso sia del montaggio che del comparto sonoro. Tutto il corto ha una struttura a spirale che progressivamente monta sempre di più sulla scala dell&#8217;ansia e della tensione. Questo è un altro sapiente parallelismo del mutare che avviene all&#8217;interno dell&#8217;animo umano quando si comincia a realizzare la difficoltà di una situazione completamente nuova. Una volta paralizzato nei primi tempi un individuo sa in che situazione si trova, ma non riesce davvero a comprendere che cosa comporti davvero. E&#8217; lo scorrere dei mesi e degli anni che fa venire alla luce tutte queste difficoltà, e ad ogni nuova sfida l&#8217;angoscia sale sempre di più. <em>And now?</em> chiede il corto, <em>&#8230;and&#8230;now?</em></p>
<p>Arrivo quindi all&#8217;ultimo punto che mi preme sottolineare, ovvero l&#8217;uso del voice over. Questo è indubbiamente uno strumento ben utilizzato al fine di sottolineare ulteriormente quanto detto prima, ovvero la creazione della situazione angosciante. Ma è anche e soprattutto lo strumento principale con cui alla fine questo monte di tensione viene finalmente sgonfiato e portato alla sua dimensione normale. Perchè si trasforma in veicolo di una morale affatto banale, ovvero quella che esula dai buonismi che trattano l&#8217;handicap come una vera minorazione dell&#8217;uomo ed eleva il disabile alla ricerca di una forza interiore (<em>I can try, I must try</em>).</p>
<p><strong>4 / 5</strong></p>
<p>Saluti,</p>
<p>Michele</p>
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		<title>Mafia (Made in Japan)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 08:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Film di Mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[Prima ancora di finire la variazione di variazioni dedicata al terrorismo, ecco piombarvi fra capo e collo un&#8217;altra collezione di mucchi di film separati per nazione. D&#8217;altronde la storia criminale tira un casino al cinema. E quella che comincio oggi, l&#8217;epopea del crimine organizzato, ha molto più successo di quanto non abbia il terrorista. Perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima ancora di finire la variazione di variazioni dedicata al terrorismo, ecco piombarvi fra capo e collo un&#8217;altra collezione di mucchi di film separati per nazione. D&#8217;altronde la storia criminale tira un casino al cinema. E quella che comincio oggi, l&#8217;epopea del crimine organizzato, ha molto più successo di quanto non abbia il terrorista. Perché se il terrorismo fa parte del dissidio politico, quindi rimane più di nicchia per certa cultura kontro, il crimine organizzato richiama valori ben più radicati e universali nell&#8217;immaginario umano. Si tratta del potere facile, della scorciatoia per avere tutto subito, del vivere oltre le proprie possibilità e quanto sia concesso al “resto dei mortali”. Solletico per la sete comprensibilissima del benessere e per il sentirsi speciali e superiori a tutti. Da qui, nasce un terreno floridissimo per quanto riguarda l&#8217;espressione artistica, che tratta questi temi praticamente da sempre. Cominciamo il nostro viaggio quindi da una delle terre più famose di infiltrazione ed esportazione mafiosa. Quel Giappone che ha dato i natali a una delle più temibili parole internazionali: Yakuza.</p>
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		<title>Yakuza, metti giù le mani dai nostri figli!</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 00:56:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Exit Music (for a Film)]]></category>
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		<description><![CDATA[Chi crede che i cantanti neomelodici napoletani siano pagati dalla Camorra per fare opera di proselitismo non ha capito niente. Chi pensa che i Sopranos portino una visione eccessivamente positiva del crimine organizzato è fuori strada. E' la Yakuza che ha capito tutto di messaggi subliminali...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è chi dice che i vari cantanti napoletani neomelodici scrivano le loro canzoni direttamente guidati dalla Camorra. Canzoni come<strong> &#8220;Povero inquisito&#8221;, &#8220;Uomini d&#8217;onore&#8221; e &#8220;Sono in carcere per Mafia la mia donna è tutta sola povera lei&#8221;</strong> sono esempi di questa pericolosa deriva apologetica del genere. C&#8217;è anche chi sostiene che alcuni programmi o film come i <strong>&#8220;Sopranos&#8221;, &#8220;Romanzo Criminale&#8221;, &#8220;Sleepers&#8221;</strong> possano fornire uno sviante messaggio sul crimine organizzato, facendo passare per eroi delinquenti, assassini e spacciatori.<br />
Tutti costoro però, troppo impegnati a sottoscrivere gli appelli del <strong>MOIGE</strong> contro i contenuti diseducativi, ignorano il pericolo più grande: <strong>i cartoni animati giapponesi.</strong></p>
<p><strong></strong><br />
Ebbene si, signori: la Yakuza da 30 anni ce la fa sotto il naso! La famosa organizzazione criminosa infatti, ha capito che è inutile puntare al pubblico adulto, se bisogna fare proseliti bisogna farli con i più piccoli, plagiare le giovani menti con messaggi subliminali talmente forti da convincerli ad abbandonare gli studi di aritmetica della prima elementare ed unirsi al crimine organizzato direttamente nel paese del Sol Levante.<strong> E proprio nelle sigle debitamente tradotte da collusi complici italiani (generalmente la subdola Cristina d&#8217;Avena) si celano i messaggi simbolo di un&#8217;attività continua e spasmodica atta a reclutare giovani occidentali.</strong><br />
Credete che io stia farneticando? Allora ascoltate le sigle di questi cartoni e correte a fermare i vostri figli&#8230;prima che una katana silenziosa ed inaspettata si alzi mortifera alle vostre spalle!</p>
<ul>
<li><strong>Pollon (spaccio): </strong>Pollon è un pesce piccolo della rete dello spaccio della cocaina del quartiere di Olimpo. I boss della zona le promettono un ruolo di spicco nella criminalità organizzata in caso riesca a raccogliere abbastanza soldi da una partita di merce tagliata male (così male che sembra borotalco).</li>
<li><strong>Occhi di gatto (riciclaggio e corruzione):</strong> tre sorelle mettono in piedi un giro di riciclaggio di opere d&#8217;arte rubate, usando come copertura uno squallido ristorante di periferia. Per coprire i loro loschi traffici una delle tre corrompe con la promessa di performance sessuali un giovane commissario di polizia. A parte ciò, io le indagherei anche per prostituzione visto come vanno in giro vestite.</li>
<li><strong>Magica, magica Emi (sfruttamento della prostituzione)</strong>: per sfondare nel mondo dello spettacolo una studentessa minorenne si finge cantante 25enne, si veste come una coniglietta di playboy e comincia a frequentare gli strip club più malfamati della città. Nel riadattamento italiano, da poco uscito in tv, un premier non più giovanissimo, con l&#8217;aiuto della sua sua gang di prostatici vegliardi, se ne invaghisce e le concede il Ministero della Biancheria Intima. Lei affitta un attico in Piazza Navona, mette su un giro di spaccio di Viagra e si ritira per sempre dalle scene.</li>
<li><strong>L&#8217;Uomo Tigre (scommesse clandestine): ﻿</strong>l&#8217;Uomo Tigre è un ex-macellaio falso invalido che per arrotondare l&#8217;assegno di accompagnamento dell&#8217;INPS si rimette in contatto con i suoi fornitori di bovini di contrabbando per organizzare incontri truccati di Box Thailandese. Per non farsi riconoscere dalla Finanza e dai NAS porta sul volto un&#8217;enigmatica maschera da Mucca Pazza.</li>
<li><strong>Lupin III (terrorismo internazionale): </strong>Lupin III è una sorta di manifesto apologestico della Yakuza in versione cartone animato. La mafia giapponese, una volta conquistato il monopolio delle attività criminose del Sol Levante, abbandona le isole orientali e comincia a far danni in Europa e Stati Uniti tramite un&#8217;associazione mafiosa capitanata dal boss Lupin III.  La banda finanzia principalmente i propri atti terroristici  con il denaro proveniente dalla rete di bordelli di lusso di Fujijko (nome d&#8217;arte Margot, ex ciliegina di Colpo Grosso cacciata da Umberto Smaila per la sua dipendenza dal vino rosso al metanolo) e dal traffico di sigarette storte di contrabbando di Jigen. Forti rimangono le connessioni della banda con il paese di origine e la Yakuza, tenute in piedi dal samurai Goemon. Questo subdolo e sanguinario criminale è infatti riuscito nel tempo ad intessere un fitto legame tra i servizi segreti nipponici, i principali boss di Tokio e i vertici dell&#8217;Interpol (che infatti manda sempre ad indagare quell&#8217;incapace di Zenigata). Nota per il grande pubblico: Goemon, sotto lo pseudonimo di Chef  Tony, conduce inoltre alcune televendite in giro per il mondo</li>
<li><strong>Pokemon (combattimenti tra animali): </strong>conquistato il losco mondo delle scommesse sui combattimenti tra cani, tra gatti, tra galli e tra cani che sputano peli di gatto contro galli, la Yakuza cerca di trovare nuovi sbocchi alle proprie sordide attività. Pokemon nasce così per reclutare giovani adepti con cui controllare il racket dei combattimenti tra peluche.</li>
<li><strong>Fantazoo (???)</strong>: nessun reato in questo caso, solo che non mi veniva in mente niente quindi ci ho messo dentro il mio cartone preferito. Le indimenticabili avventure di Alvaro e Camilla (&#8220;Gnappettaaa!&#8221;) non potrò mai dimenticarle. Sigh!</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Cartoni animati giapponesi &#8211; Elio e le storie tese</strong>: come sempre, come ogni volta, sempre di più e sempre meglio: Elio aveva ragione. Diffidate dei cartoni animati giapponesi! Diffidate dell&#8217;alabarda speziata! Diffidate delle FAVE DI FUCA!</li>
</ul>
<p><em>P.S.</em></p>
<p><em> Vediamo cosa viene fuori da Mixpod&#8230;.brrrrrr</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Eye of the storm</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 15:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altri Media]]></category>
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		<category><![CDATA[sperimentale]]></category>
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		<description><![CDATA[Gran bel videoclip, una ventata promettente per le commistioni tra l&#8217;animazione e le riprese tradizionali. Cinque minuti ben spesi. Saluti, Michele]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gran bel videoclip, una ventata promettente per le commistioni tra l&#8217;animazione e le riprese tradizionali.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="560" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/H1mX8ptsmBM?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/H1mX8ptsmBM?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="349"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;">Cinque minuti ben spesi.</p>
<p style="text-align: left;">Saluti,</p>
<p style="text-align: left;">Michele</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La storia secondo FO5 #1: pre-1907</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 20:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Arte secondo FO5]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[pre 1907]]></category>
		<category><![CDATA[primo novecento]]></category>
		<category><![CDATA[sonoro]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Cominciamo dunque l&#8217;annunciata storia del cinema ad opera di Five Obstructions. Se vi siete persi il post introduttivo in cui spiego i meccanismi con cui ho estratto nomi e concetti dal database IMDb, ecco pronto il link a rinfrescarvi la memoria. A questo indirizzo trovate non solo la spiegazione tecnica, ma anche l&#8217;immagine dei dendrogrammi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciamo dunque l&#8217;annunciata storia del cinema ad opera di Five Obstructions. Se vi siete persi il post introduttivo in cui spiego i meccanismi con cui ho estratto nomi e concetti dal database IMDb, <a href="http://www.fiveobstructions.com/?p=2207">ecco pronto il link a rinfrescarvi la memoria</a>. A questo indirizzo trovate non solo la spiegazione tecnica, ma anche l&#8217;immagine dei dendrogrammi che ho utilizzato per la divisione in periodi della storia del cinema.</p>
<p>La prima era che andiamo ad analizzare, in banale ordine di contiguità cronologica, sono le origini del cinema fino al primo significativo cambio di mentalità nella settima arte. Che i nostri metodi sssssientifici hanno individuato nel 1907, sia per i film che per gli addetti ai lavori.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/AKxXJOZoEwc?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/AKxXJOZoEwc?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Che accadde, dunque, fino al 1907 nel mondo del cinema? Se andiamo ad analizzare le keyword di classificazione dei film, troviamo che le cinque più popolari, in ordine discendente di importanza, sono: spanish-american-war, early-sound, america&#8217;s-cup, synchronized-to-record, trick-movie. E&#8217; facile trovare un pattern in queste parole, precisamente quello del sonoro: dominava in questi tempi la tecnica per aggiungere un ulteriore livello di realtà alle già funamboliche immagini in movimento. Si cercava il primo sonoro (da early sound, come il Faust di Arthur Gilbert proprio del 1907, in cui una colonna sonora preregistrata veniva fatta scorrere con le immagini; a synchronized to record, una tecnica vicina alla nostra almeno come concezione sempre ad opera prevalentemente di Arthur Gilbert, di cui è difficile trovare esemplari proprio prima del 1907, anno di svolta).</p>
<p><a href="http://www.fiveobstructions.com/wp-content/uploads/2011/02/750-Columbia_Shamrock_1899.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2228" title="750-Columbia_Shamrock_1899" src="http://www.fiveobstructions.com/wp-content/uploads/2011/02/750-Columbia_Shamrock_1899.jpg" alt="" width="494" height="387" /></a></p>
<p>Se si parla di contenuti, è facile vedere il dominio della guerra tra Spagna e Stati Uniti combattuta per Cuba nel 1898, ampiamente documentata da molti documentari girati con le prime cineprese. Così come sono stati documentati i duelli tra il Columbia e lo Shamrock per l&#8217;edizione 1899 dell&#8217;America&#8217;s cup. D&#8217;altronde, che questa sia stata un&#8217;epoca fondamentalmente documentaristica, lo si capisce anche dalle eminenti personalità individuate.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.europeanfilmgateway.eu/img/82-36-download.jpg" alt="" width="511" height="367" /></p>
<p>Le prime cinque sono, sempre in ordine decrescente d&#8217;importanza: Alf Collins, Peter Elfelt, Lucien Nonguet, Arthur Gilbert e Alice Guy. Di Arthur Gilbert e il suo pionieristico lavoro sul sonoro abbiamo già parlato. Salta all&#8217;occhio invece il grande Peter Elfelt, danese ritiratosi (guarda caso) nel 1907 e autore di un monumentale lavoro di registrazione di arte ed eventi del proprio tempio. Lucien Nonguet fu invece assistente di regia e scenografista soprattutto a carattere storico (Don Chisciotte, Guglielmo Tell e altri).</p>
<p>Si notano anche nomi come quello di Alf Collins, autore di un numero sconfinato di corti artistici, e Alice Guy, considerata la prima donna del cinema in qualità di regista. Tra l&#8217;altro la Guy pare fosse una delle primissime autrici per cui la concezione di film non fosse prettamente di sketch o documentaristica, ma del tutto devota a una precisa sceneggiatura, narrativa e finzione. Come dire: la mamma del cinema (il corto in apertura di post è ad opera sua).</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/CPvoyu-QYG0?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/CPvoyu-QYG0?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Spero di non avervi annoiato troppo. Anche perché questo è solo l&#8217;inizio di una serie abbastanza lunga di post. Lettori avvisati&#8230;</p>
<p>Saluti,</p>
<p>Michele</p>
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