Film

Evangelion 2.0: You can (not) advance

Seconda parte del rifacimento in forma di lungometraggio della fortunata e affascinante serie Neon Genesis Evangelion. Essendo una seconda parte, ci troviamo immediatamente catapultati nell’azione. La storia, grossomodo, la conosciamo tutti. Shinji Ikari, il protagonista, si trova a fronteggiare la parte centrale degli attacchi degli angeli a Neo Tokyo 3 per difendere il mondo da un cataclisma che spazzerebbe via dal pianeta la poca vita che rimane dal Second Impact. Per farlo, pilota un Eva: un gigantesco robot “organico”. Si parte fondamentalmente a narrare dal sesto angelo a circa il decimo, credo (se non ho contato male). Tuttavia a livello di intreccio qualche sorpresa questo secondo lungometraggio riesce a darla, anche agli appassionati da lunga data di questa serie (del 1995!).

Francamente non mi aspettavo proprio di dover dedicare un nuovo post alla progettata tetralogia di Evangelion, almeno dopo aver visto (e recensito) il primo lungometraggio. Questo perché You Are (Not) Alone non rappresentava solo praticamente tutto il peggio che si può fare nel riadattamento tra media diversi, ma perché era una pietra miliare a testimoniare una quasi inamovibile volontà di non cambiare nel futuro. Beh, alla luce di questo You Can (Not) Advance posso tranquillamente ammettere di essermi sbagliato (oppure in casa Gainax è successo un cataclisma epocale cui è seguito un cambio totale di direzione: non impossibile, d’altronde Hideaki Anno uno scemo non è).

All’atto pratico, questo secondo capitolo eccelle sotto tutti i punti di vista in cui falliva il suo predecessore. Si può arrivare a dire che questa diviene (quasi) una delle migliori trasposizioni di medium viste negli ultimi tempi. Indagheremo poi le ragioni del (quasi), per ora andiamo a scovare dove sono gli innegabili meriti del rinnovato duo alla regia Masayuki e Kazuya Tsurumaki. Innanzi tutto, il primo ricade sotto l’intera responsabilità di Anno stesso: You Can (Not) Advance non ha affatto il medesimo intreccio della porzione di serie che va a rappresentare. Tutt’altro. E questo vale non solo per i meri avvenimenti che tessono la tela del progetto: gli stessi rapporti inter e intra personaggi sono differenti, come le loro psicologie e perfino parte dei messaggi che sottendono l’opera tutta. Se Anno nel 2007 fu serio contendente del premio “Che te lo dico a fare” al miglior regista pigro dell’anno (premio andato nel 2008 a Haneke, fonte) non modificando praticamente nemmeno una riga di quanto scritto, qui si è dato da fare praticamente rifondando l’intera opera.

Con scelte a tratti coraggiosissime, che vanno a minare alcuni degli episodi più divertenti (l’arrivo di Asuka) od originali (ad esempio il combattimento nel vulcano) della serie. Questi sacrifici si rendono assolutamente necessari per adattare il formato “serie tv” a quello di “lungometrggio”: non si può viviere di finali ogni 20 minuti, altrimenti salta tutta la godibilità del film. Ben venga dunque un ingresso molto rapido della rossa o altri combattimenti più banali, anche ad opera di mecha e personaggi inventati per l’occasione (che, per quanto non riuscitissimi, danno comunque continuità e ritmo alla pellicola, nonché buone prospettive per il terzo episodio della serie).

A tal proposito la regia Masayuki/Tsurumaki zoppica ancora un po’ troppo nel cercare il giusto ritmo ed equilibrio tra le scene: il film si agita ancora di tratti episodici secchi di pochissimi minuti e a volte in sequenze un po’ troppo slegate tra loro. Si fatica un po’ a tenere il filo, proprio perché esso risente ancora della forma del cortometraggio, ma le soluzioni trovate sono decisamente più convincenti del disastro quasi totale del primo episodio della serie. Un plauso ai due nipponici va invece per essere riusciti a fare propria una delle regole d’oro del lungometraggio, ovvero lo “show, don’t tell”. Si possono apprezzare infatti nel film alcuni stacchi di intermezzo musicale che in due minuti senza dialogo riescono a comunicare tanto quanto serrati dialoghi di cinque minuti nella serie. Insomma, Evangelion 2.0 è, finalmente, un po’ più un film.

Il film continua a prestare sempre più fede alla versione animata del progetto, e nel fare questo distacca ulteriormente il suo focus dal lato più adulto della questione (proprio come la serie animata faceva col fumetto, molto più posato e meno esplicito). Questo è contemporaneamente sia un bene che un male (e arriviamo al “quasi” di prima). E’ un bene perché l’azione, usando una metafora videoludica, diventa sempre più arcade e meno simulation (so che è un po’ ridicolo parlare di “simulation” per Evangelion, ma almeno nella prima metà della serie è così). Questo si tramuta in combattimenti mediamente peggiori, ma con vette adrenaliniche più alte (se ci si dimentica giusto dei primi). E diviene anche ridottissime scene e pippe mentali sull’avanzamento psicologico dei propri personaggi: niente più interminabili sequenze di voice over e scuse e pianti, anche se ogni tanto qua e là qualcosa c’è, ma il miglioramento è palese e sotto gli occhi di tutti.

Il problema maggiore di You Can (Not) Advance è che sempre più spesso scivola in quelle bambinate e ridicolaggini messe ad arte per abbassare il suo target che irritano non poco, per quanto stupide. Intendiamoci: Evangelion nasce fin dal 1995 come serie di “robottoni e belle donne”, ma l’utilizzo così ero-soft delle curve femminili aveva sempre trovato la sua giusta dimensione e non stonava troppo nel contesto. Qui è spiattellato in bella evidenza fin da subito e perfino in maniera esplicita nei dialoghi. Scelte registiche di inquadrature e brevi sequenze che stanno molto meglio nell’intro di qualche hentai che non in una tetralogia a sfondo filosofico/psicologico. Nulla in sintonia con l’essere bacchettoni e in contrario contro momenti leggeri e un po’ di sano rifarsi gli occhi, sia chiaro. Però c’è una differenza tra, ad esempio, la nuotata introduttiva di Ritsuko (non ricordo se nel fumetto o nell’originale serie animata) o l’inquadratura diretta di due tette che rimbalzano.

4 / 5

Saluti,

Michele

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One Response to “Evangelion 2.0: You can (not) advance”

  1. On 01/02/2016 at 06:35 Alberto responded with... #

    lo so arrivo con un ritardo non giustificabile, da amante della serie non volevo rischiare di rovinarmi i bei ricordi, ma alla fine colto da vena nostalgica ho ceduto….

    non godevo in maniera cosi infantile da tanto tempo, quando l’eva-01 supera la barriera del suono avevo le lacrime agli occhi come il peggiore 12enne infoiato.

    Per non parlare del finale….

    il mio commento finale e’ GAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH

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