Film

Wall·E

Tra riviste e siti web è assai facile leggere commenti entusiastici sulla Pixar, al punto da pensare che la stragrande maggioranza dei giornalisti e di tutti gli altri che scrivono di cinema siano ormai diventati fan di questa casa di produzione. Io da tali comportamenti mi distacco, vuoi perchè più che guardare alla casa di produzione guardo a chi sta alla regia del progetto, vuoi perchè come tutte le cose che gravitano attorno all’olimpo Steve Jobs la Pixar mi puzza un po’ di sospetto.

In molti accettano acriticamente il passato della Pixar come foriero di capolavori indiscutibili. In realtà c’è da fare dei grossi distinguo. La produzione affidata direttamente al Disneyano Lasseter passa dall’accettabile (Toy story) al quasi disastro (Cars), mentre è quella dell’enfant geniale Brad Bird (Ratatouille) e di Stanton (Wall·E) che merita lodi sperticate.

Qual è fondamentalmente il grosso merito della Pixar? E’ quello di riuscire a trattare il mezzo dell’animazione realmente come quello che è e non come genere. Questa operazione all’interno dell’animazione mainstream occidentale è qualcosa di più unico che raro e lascia esterrefatti in molti. Bird, Stanton e Docter sono gli unici autori di un certo cinema che possono essere ritenuti all’altezza dei maestri giapponesi, che operano in una cultura in cui il “concetto Pixar” è stato inventato già qualche decennio fa. Disney e Dreamworks invece continuano a considerare l’animazione come un genere, quindi un qualcosa solo per bambini infarcito di slapstick di profondità zero, morali da quattro soldi e citazioni becere e infantili.

Data questa considerazione non spenderò una parola di troppo per parlare dei meriti della profondità narrativa donata da Stanton al suo Wall·E. Il concetto di robot più umano dell’umano, esseri umani ridotti in una condizione di inferiorità e perdita di anima e quant’altro sono temi sicuramente profondi e presenti. Ma sono in fondo troppo “urlati” troppo “facili”, sono messi lì per essere colti da tutti coloro che si siedono sulla poltroncina del cinema. Il che non è necessariamente un male, ma fa perdere quella sensazione di profondità e di scoperta, rende lo spettatore un po’ troppo simile agli umani del film (in questo era superiore Ratatouille: anche lì la morale superficiale era preconfezionata e pronta per l’uso, ma quella principale stava un po’ più nascosta e richiedeva di grattare almeno un po’ sulla superficie). Con questo non dico che i due film citati siano “banali” a livello di altre produzioni, ma che sono “facili”.

Non spendo troppe parole neanche sulla strabiliante tecnica. Nel mondo dell’animazione Pixar è inutile sorprendersi dei miglioramenti tecnici dello stile di disegno (non chiamatelo grafica, per carità! E’ un termine che non c’azzecca nulla). I miglioramenti sono qualcosa di dovuto, di scontato. E non parlerò neanche troppo dell’espressività di due scatole di latta che con un’espressione parlano più di un monologo di Al Pacino.

Quello che mi preme sottolineare è una regia assolutamente fuori parametro. La scelta delle inquadrature è molto più matura e profonda di quella di Bird. Francamente non ho mai visto in un film d’animazione usare il paradigma della camera a spalla, del mettere fuori fuoco la scena e quant’altro. Stanton ha creato un punto di non ritorno stilistico che sarà difficilmente replicabile in futuro. Oltre alla regia Stanton si è occupato assieme a Docter (autore dell’altra punta di diamante Pixar: Monster & Co) di una sceneggiatura che ha una delle sue vette massime nel rendere esplicito senza parole quella cosa insignificante e ovvia che risponde al nome di affetto (amore?). Non riconoscersi per un attimo in Wall·E e Eve significa semplicemente non aver amato mai.

Inoltre Wall·E rientra perfettamente nella variazione di questa settimana, ormai agli sgoccioli, degli Invisible Monsters. Il robottino polveroso ed emozionale entra come un vero e proprio alieno nella pulizia asettica di un mondo senza sentimenti. Un mondo che funziona perfettamente senza di lui e i suoi compagni sgangherati (il primo plauso va di sicuro al manesco robot psicopatico). Ma è un mondo che senza rinunciare a quello che è nel suo intimo riesce ad evolvere e a capire come integrarsi davvero in una vita senza costrizioni e rinunce al proprio essere (per questo ritengo M-O, il robot pulitore, il personaggio più importante di tutto il film, perchè è quello che veicola il vero messaggio del film).

In chiusura ritengo che se non vi piace Wall·E vuol dire che fondamentalmente non vi piace la vita schietta e spontanea, semplice e piena di piccole cose come il suo personalissimo armadio

5/5

Michele

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5 Responses to “Wall·E”

  1. On 25/10/2008 at 15:08 maghetta responded with... #

    Per un attimo ho creduto di essere stata lì seduta
    in una poltroncina a guardare.. :)

    Hip Hip Hurrah per wall-eeee
    *cheers

  2. On 25/10/2008 at 15:10 maghetta responded with... #

    ah e comunque..anche se non l’ho ancora visto..
    Io avrei dato un 6/5 sisisisi

  3. On 02/11/2008 at 20:18 vale responded with... #

    è veramente stupendo wall e!!

  4. On 07/11/2008 at 17:54 cecy responded with... #

    Ho visto questo film e mi è piaciuto un sacco: è tenerissimo,davvero emozionante!

Trackbacks/Pingbacks

  1. FO5 Blog » Blog Archive » Trailer Fight #2: Disney’s Cyber Toons - 16/11/2008

    [...] si capisce benissimo dove voglio andare a parare. Questo post è un richiamino alla recensione di Wall·e di qualche settimana fa. I due contendenti di oggi si chiamano Up (il Pixar per il 2009) e Bolt [...]

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