Variazioni

Christmas contro Christmas

OstacoliFilm

1 - Ricomincio da capo
2 - Le dodici fatiche di Asterix
3 - Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato
4 - Ghostbusters

Anche Five Obstructions si piega alla moda del dedicare l’aggiornamento del sito alle ricorrenze annuali in cui si trova. Perciò ecco a voi la tanto vituperata variazione natalizia. Non si mai però che la patria virtuale del mio cuore vontrieriano faccia per una volta le cose facili e semplici. Perciò scordatevi grossi panciuti vestiti di rosso (beh… a parte lo zio Lars che vedete nell’header, s’intende), le renne in questo caso van bene solo per un arrosto sul fuoco e gli alberi di Natale rimangono a prendere polvere in soffitta. Five Obstructions vi propone una scelta di film sì natalizi, ma al cui interno non v’è traccia alcuna del Natale. Tutta una rassegna di quei film che, non si sa bene per quale motivo, a Natale in televisione non possono proprio mancare. Anche se parlano di cose completamente diverse. Una prima variazione puramente televisiva che, chissà, in futuro potrei anche provare a ripetere. Per ora… Merry Larsistmas!



1 - Ricomincio da capo

Il giorno della marmotta è forse uno dei film che meglio può incarnare lo spirito della festività pur non parlandone. Perché diciamocelo chiaramente: il Natale, così come ogni altra ricorrenza fissa da passare con la famiglia, è sempre uguale. C’è sempre la cena dalla zia, lo scambio dei doni, eccetera eccetera. Non cambia mai una virgola.
Ed è quello che succede al nostro povero Bill Murray. Che, come nell’italiano remake E’ già ieri, si trova imprigionato sempre nella solita situazione. Qualcosa di al contempo angosciante e intrigante. E’ intrigante perché sapere esattamente tutto quello che succederà è fonte di potere, nonché di sicurezza. Si sa di avere sempre una seconda opportunità, come nella ragazza che saltava nel tempo. Così come nell’ambito della famiglia natalizia ci si sente al sicuro dietro alle solite chiacchiere e banalità. Sensazione di potere, di controllo.

Eppure ci si accorge ben presto quanto sia soffocante tutto ciò. Quanto si vorrebbe evolvere, crescere. Non soltanto anagraficamente, non soltanto quando si è bambini si vuol crescere per avere regali sempre più grandi e belli, fino ad avere il potere della maturità. Anche quando si è grandi. Perché ricominciare sempre tutto da capo, da zero è frustrante. Si perde sì il dolore e l’incertezza. Ma si perde anche quel tentativo fortunato in cui siamo riusciti a mettere a posto tutto. Si perde il gusto di scoprire come va a finire.

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Voto (3/5):


2 - Le dodici fatiche di Asterix

I galli Asterix e Obelix sono una coppia comico/parodica di cui non sono mai stato un grande amante. Come spesso accade in alcune scellerate serie comiche, i personaggi principali che si ritrovano a vincere sempre e ad essere sempre più furbi, più veloci e più forti sono fondamentalmente antipatici. Ma visceralmente antipatici. E’ il caso, ad esempio, di Jerry in Tom e Jerry, o di Topolino se raffrontato a Paperino. Oppure il personaggio principale è scialbo e piatto, con un celeberrimo caso in Madagascar, in cui le vere star sono i pinguini. Anche nel caso di Asterix e Obelix, a vincere sempre nei cuori di tutti sono sempre e solo i romani.
Tutto quello che viene inserito all’interno e all’esterno del villaggio gallico sa di spocchia e povertà di idee. Come il solito cliché antropico di modernizzare e umanizzare tutto. Vedasi un esempio recente nella società aliena di Planet 51 che è, guarda che sorpresa, un sobborgo alla Beverly Hills. Qui non mancano scelte ampiamente discutibili, come in tutti gli altri episodi della serie.

Queste dodici fatiche quindi sono qualcosa di scialbo che non riesce a sorprendere nemmeno alla prima visione. Figuriamoci di fronte all’ennesimo Natale in cui passa per il piccolo schermo. Uno di quei classici film su cui si rimane sintonizzati solo nelle case in cui c’è la malsana abitudine di tenere accesa la televisione anche quando nessuno la guarda, solo per far rumore e compagnia quando non c’è niente da dire.

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Voto (1/5):


3 - Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

Il solo e unico, inarrivabile anche dal pur onesto e godibile remake Burtoniano. La fabbrica di cioccolato di Willy Wonka è qualcosa che strega ed affascina tutti i giorni e a tutte le ore. Un passaggio televisivo che rimane fresco e sorprendente anche dopo secoli di reiterata visione (si accorgerà Damiano che anche questa, in fondo, è una versione nascosta del mise en abyme? Speriamo di no!).

Intendiamoci che la moraletta dietro il film è qualcosa di squallido ed esprimibile in due righe su un tovagliolo di carta. Ma immaginate questo tovagliolo di carta librarsi in aria e volare. Cambiare colore ad ogni spiffero d’aria. Attaccarsi al soffitto e far piovere ogni tipo di dolciumi. Sparire e riapparire a destra e a mancina. Beh, questo cambia tutto. Una forma colorata e giocosa, un Gene Wilder fantastico ai livelli di Frankenstein jr.
Willy Wonka è un pezzo di cinema da custodire gelosamente. E da esporre in ogni dove, quando l’occasione (che sia natalizia piuttosto che pasquale) lo richieda. Un cinema forse invecchiato, una scatola ripiena di buoni sentimenti tanto démodé. Ma che riesce a ritagliarsi anche un piccolo spazio di cattiveria e di politically uncorrect. Voglio studiare da Oompa Loompa!

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Voto (5/5):


4 - Ghostbusters

Francamente non saprei cosa dire dei Ghostbusters, specie in chiave natalizia. Se non che loro stessi sono un bellissimo regalo che il cinema ha fatto all’umanità intera. Un dream team della risata anni ’80 come raramente se ne sono visti. Bill Murray, l’Aykroyd prima che si tramutasse in un mostro mangiasoldi, la Weaver e Harlod Ramis. Diretti da un Reitman che mai più si sarebbe espresso con una forza e una libertà del genere.

I Ghostbuster sono un dono all’umanità perché sono un concentrato di idee genaili in sceneggiatura, oltre che di scambi di battute epici. Epici ed estendibili, visto che almeno a livello di dialoghi anche il seguito, con cui forma un’indissolubile accoppiata natalizia, tiene botta. Dove il seguito viene a mancare è soprattutto nella scena madre finale. Il motivo è chiaro: la scena madre del primo Ghostbusters è già perfetta, irripetibile ed esageratamente anni ’80. L’enorme mostro di marshmallows non si può né ripetere, né migliorare. La scelta della statua della libertà ne è solido una pallida imitazione.

Ghostbusters sta benissimo nel suo personale eterno ritorno natalizio. Perché è, al pari di film come Pulp fiction, un film che si sa a memoria in ogni sua battuta ma che continua a piacere ogni volta che lo si guarda. Desiderando ripetere all’unisono le battute dei nostri eroi. “Sei tu…” o al diavolo, perchè scriverlo? Vediamolo!

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Voto (4/5):




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